Dalla CdC sequestro conservativo per oltre quattro milioni di euro ai danni di Colapinto

Savino Carbone
di Savino Carbone
Politica, Cronaca
28 aprile 2016

Dalla CdC sequestro conservativo per oltre quattro milioni di euro ai danni di Colapinto

Il provvedimento è in favore del Comune di Bitonto. Quantificato un ammanco di 4,3 mln dalle casse comunali

Il Presidente della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Puglia con decreto del 19 aprile 2016 ha autorizzato il sequestro conservativo in favore del Comune di Bitonto di vari beni immobili appartenenti a Giuseppe Donato Colapinto, a seguito di precisa richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti.

Il provvedimento segue il lavoro che ha impegnato per quasi due mesi la Procura della CdC, impegnata a verificare quanto già accertato in sede penale dalla Guardia di Finanza sulla vicenda Cerin e sul presunto ammanco di ingenti somme, derivanti dall'attività di riscossione tributi, dalle casse del Municipio di Bitonto. L'attività istruttoria dei magistrati contabili, concomitante con l'inchiesta penale a carico della ex concessionaria e dei suoi rappresentanti per le attività svolte a Bitonto, ha "consentito di quantificare – si legge nel ricorso della Procura – in euro 4.365.077,69 il complessivo ammontare delle somme incassate dalla CE.R.IN. nell'esercizio delle funzioni di concessionario del Comune di Bitonto nell'arco temporale 2010/2013 ed illecitamente non riversate a favore del medesimo", grazie anche agli esiti di ulteriori approfondimenti fatti dalle Fiamme Gialle.

Somma sì superiore a quella contestata inizialmente dalla Procura di Bari nei giorni dell'arresto dei Colapinto (che si riferiva al triennio 2010-2012, ndr), ma comunque non definitiva. Il documento della Procura della Corte dei Conti spiega come "sono in corso accertamenti diretti ad individuare in via definitiva l'ammontare complessivo delle somme non riversate".

Il vice procuratore generale Carlo Picuno, comunque, ha chiesto e ottenuto il sequestro conservativo di quattro immobili a Bari - in Corso Vittorio Emanuele, in vico XVIII Vittorio Emanuele e due in via Caputo - tre a Bitonto - due sulla strada per Modugno e un immobile di cinque vani in via Generale Cantore - e uno a Giovinazzo, in via Gelso. Nonché dei beni e dei valori sussistenti presso la FCA Bank, il Banco di Napoli, la Deutsche Bank, la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la Banca Popolare di Bari e Poste Italiane.

Per i magistrati contabili si parla di "comprovati comportamenti dolosi, reiterati nel tempo, commessi con estremo livore e piena volontà attuativa" che avrebbero causato "un danno erariale certo, effettivo ed attuale". Di più, per Picuno il sequestro si è reso davvero necessario per "l'incapienza del patrimonio della Cerin" e la sussistenza del periculum in mora: "La notevole entità del danno arrecato, nonché la personalità del rappresentante pro-tempore della società in argomento quale resa estensiva dalle condotte fraudolente poste in essere, inducono il fondato timore che, nelle more dell'introduzione del giudizio di responsabilità, costui, con la medesima dimestichezza e pervicacia dimostrata nei fatti descritti [...] possa compiere atti di disposizione del proprio patrimonio, determinando così per l'Ente danneggiato la perdita di garanzia per il soddisfacimento del credito".

A Febbraio a seguito di un'ordinanza del GiP di Bari, le Fiamme Gialle avevano sequestrato immobili per un valore di circa cinque milioni di euro, tra cui il compendio immobiliare "Istituto Pontificio delle Maestre Pie Filippini" a Santo Spirito, "Villa Longo" a Palese e due fabbricati in via Rogadeo a Bitonto e a Statte. I Colapinto, padre e figlio, finirono agli arresti domiciliari. Quest'ultimo è tornato in libertà nelle scorse settimane.