Bitonto non raggiunge il quorum: referendum inutile

Savino Carbone
di Savino Carbone
Politica, Referendum Trivelle 2016
18 aprile 2016

Bitonto non raggiunge il quorum: referendum inutile

Ha votato il 40,96% degli aventi diritto. Un 'sì' comunque bulgaro

Nonostante i grandi appelli sui social network a Bitonto, come nel resto d'Italia, ha vinto il partito degli astensionisti. Nemmeno in città il referendum sulle trivelle ha raggiunto il quorum: alla chiusura dei seggi, ieri sera, la percentuale di votanti è rimasta ferma al 40,96%.

Un dato in parte certamente positivo, considerato che in tutta Italia si è recato alle urne solo il 32% degli aventi diritto al voto, ma di fatto inutile. Il "Sì", "vittorioso" a Bitonto con il 94,53% dei voti, non cambierà nulla. Senza il quorum non si potrà abrogare la norma della Legge di Stabilità che consente alle società titolari di concessioni estrattive in mare entro le 12 miglia dalla costa di ottenere proroghe fino all'esaurimento dei giacimenti o fino a che il loro sfruttamento non comporterà rischi ambientali tali da rendere pericolose le procedure di estrazione.

Un risultato quello di Bitonto, comunque, che è in linea con quello di tutto il Sud Italia, dove si sono registrate le percentuali di voto più alte - la Basilicata e le Isole Tremiti, interessate direttamente dall'estrazione di idrocarburi, hanno raggiunto il quorum. D'altronde tra i promotori della consultazione c'erano i consigli regionali della Puglia (rimasta ferma al 41,66% di votanti), della Basilicata, Calabria e Campania. 

In sostanza sono andati a votare i sostenitori del "Sì", mentre quelli contrari all'abrogazione della normativa hanno preferito restare a casa per invalidare la consultazione. Il risultato bitontino, in fondo abbastanza vicino al quorum, offre un quadro chiaro della campagna politica locale celebratasi sul referendum: pochi, convinti attivisti che hanno sostenuto le tesi del "Sì" (su tutti il comitato che riuniva Sel, Cinque Stelle e ambientalisti, ndr), diverse liste politiche che blandamente - e troppo tardi - hanno aderito alla mobilitazione #notriv e tanto imbarazzo all'interno del Partito Democratico.

Proprio nel PD, nonostante un gruppo abbia addirittura aperto un comitato a favore dell'abrogazione della normativa, hanno dominato i silenzi. Ad influire, ovviamente, la lotta interna a livello nazionale tra Renzi, che ha più volte invitato a boicottare le urne, ed Emiliano, a capo del fronte dei "Sì". Nessuno ha voluto schierarsi in modo netto - persino Decaro ha votato scheda bianca - e chi ha sostenuto la battaglia contro le trivelle ha scelto il low profile.

Niente di paragonabile, dunque, all'accesa campagna del 2011 quando si votava per l'acqua pubblica. A quella tornata l'affluenza locale arrivò al 55,80%, complice due giorni di voto, un'accezione molto politica della consultazione (si votava anche per il legittimo impedimento, ndr) e una campagna referendaria straordinaria che in due mesi coinvolse società civile, politica e artisti. D'altronde, a livello locale e nazionale, con la mente si è già alle prossime Amministrative.

 

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