Tokyo, 12 marzo 2011: il ricordo di Elisabetta Tonon

di La Redazione
Cronaca
12 marzo 2016
Photo Credits: Reuters

Tokyo, 12 marzo 2011: il ricordo di Elisabetta Tonon

L'ex Assessore si trovava in Giappone assieme a Vito Clemente e Paolo Dellorusso nelle tragiche ore del terremoto

"Certo, e chi se la scorda" dice Elisabetta Tonon. È impossibile dimenticare la sua esperienza a Tokyo quel venerdì 12 marzo 2011, quando il Giappone fu scosso dal terremoto più violento che la storia abbia mai registrato: assieme al disastro di Fukushima, il bilancio fu di 15.703 morti, 5.314 feriti, 4647 dispersi.
Un viaggio di lavoro che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia, Elisabetta infatti era a quel tempo Assessore alla Cultura nella giunta Valla e si trovava nella grande metropoli orientale per un incontro multiculturale assieme al maestro Vito Clemente e all'imprenditore Paolo Dellorusso.

"Al momento della scossa ero nell'Istituto della cultura italiana a Tokyo con Paolo, Vito invece era a Teatro a fare le prove per il concerto che si sarebbe svolto nei giorni successivi" racconta ancora provata l'ex assessore, "avevamo da poco pranzato ed eravamo ad una mostra. A un certo punto abbiamo sentito tremare la terra, e siamo subito corsi fuori dall'edificio".

"Io non ho avuto paura in quel momento, perché credevo che per loro fosse normale. Sapevo che il loro era un territorio sismico e non mi spaventai. Però fu molto emozionante: la terra ballava e i palazzi ondeggiavano". Solitamente a Tokyo non si vede mai tanta gente nello stesso momento, la vita dei giapponesi è organizzata a strati, c'è tutto un mondo sottoterra. Solo quando le persone si riversarono per strada Betty comprese la straordinarietà di quell'evento. "Noi non avevamo mai assistito ad una cosa del genere. Iniziammo a vedere tutte le ragazze italiane piangere, ci spiegarono che un terremoto così non lo avevano mai visto. I giapponesi hanno un modo diverso dal nostro di esprimere le loro emozioni. Non ne ho visto uno lamentarsi".

 

Il rientro della Tonon in Italia 

 

Immediatamente avvisarono i propri familiari cercando di contenere ogni allarmismo. "Dicevo ai miei di stare tranquilli, perché a Tokyo non era successo niente di grave". Alla prima scossa ne seguirono altre tre. Gli animi agitati pian piano si calmarono, tutto parve tornare alla normalità. Anche la metropolitana riprese a funzionare. Paolo ed Elisabetta decisero così di tornare in albergo, situato dall'altra parte della città, aiutati da una donna giapponese che si offrì di accompagnarli a piedi una volta arrivati al capolinea metropolitano. "Quello che mi colpi, fu questa fiumana di gente, che tornava a casa con una compostezza impensabile. Noi italiani ci saremmo fatti prendere sicuramente dal panico. Loro no, sempre ordinati, eleganti. Una processione silenziosa. Sono preparati a queste cose, la mattina dopo era come se non fosse successo niente".

Betty riuscì a rientrare la domenica sera a Bitonto, dopo 20 ore di volo, mentre Paolo rimase qualche giorno in più. La paura a quel punto era il contatto con le radiazioni tossiche provocate dal terremoto alla centrale nucleare di Fukushima. "Fui l'ultimo italiano a rientrare. In un primo momento Alitalia si mise a disposizione per il rientro dei connazionali, poi fece marcia indietro chiedendo per i biglietti fino a 7000 euro, fu solo grazie all'AirFrance se riuscì a tornare" racconta invece l'imprenditore che si mostra scosso da quei tragici eventi. Rientrò a casa soltanto il 17 marzo, nei giorni precedenti cedette il suo posto per ben due volte a due donne terrorizzate dal terremoto. "Adesso a mente lucida sì, a sangue caldo non pensai a questa fortuna. Mi rendo conto di essere stato un po' miracolato, perché per la forza, la potenza di quel terremoto i danni potevano essere maggiori. Noi ci sentivamo al sicuro, se un terremoto così fosse successo qui da noi, intere città sarebbero state rase al suolo".