Settimana santa: un viaggio nella cultura delle marce funebri e delle bande locali

Antonio Mattia
di Antonio Mattia
Inchieste, Settimana Santa
22 marzo 2016

Settimana santa: un viaggio nella cultura delle marce funebri e delle bande locali

Da Carelli a Delle Cese sino alla rivalità tra Ciccillo Primo e De Gennaro

Superstizione, esoterismo, tradizione. Sono alcuni degli aspetti che si fondono nella lunga letteratura musicale sulle marce funebri dedicate alla Settimana Santa. Rituali ormai secolari che diffusi dalla Puglia sino alla Sicilia, da Barcellona fino a tutta la zona costiera mediterranea della penisola iberica.
Tra i centri più importanti del folklore musicale pasquale in Puglia si trova Bitonto, assieme a Molfetta, Ruvo e Taranto. La cultura bandistica nostrana è la più antica tra le quattro: le marce funebri che risuonano per i vicoli durante le due processioni (quella del venerdì mattina e quella "di gala" del venerdì sera) sono databili tra il 1870 ed i primi anni del 1900.

Tra i padri del patrimonio musicale locale possiamo citare il maestro Michele Carelli e Davide Delle Cese. Il primo nasce a Bitonto e consolida i suoi studi già all'età di 14 anni, entrando al Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli. Ma è costretto a lasciarlo dopo soli tre anni a causa della morte del padre, evento che influenzerà la scrittura delle sue opere. La perdita di sua moglie, nel 1873, spinse il giovane Carelli a trasformare il suo stato d'animo in musica componendo 14 marce funebri tra il 1878 ed il 1891 scritte appositamente per il periodo quaresimale. Quattordici come le stazioni della Via Crucis, mai scritte in maniera progressiva. Per esempio la n° 1 fu scritta nel 1880, mentre la n°9 è stata la prima ad essere composta. Delle opere d'arte scritte dal maestro bitontino, sicuramente la più caratteristica ed interessante a livello compositivo risulta la n° 14, che ha la particolarità di chiosare con un finale in tonalità "maggiore", estrapolandola da un'opera da Francesco Ventafridda, suo mentore, musicale e non.

 

Le marce funebri bitontine

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Di diversa estrazione musicale invece, risulta il maestro Delle Cese, originario di Pontecorvo. Nel 1891 vince il concorso per la direzione d' orchestra del "Concerto municipale Città di Bitonto" superando la concorrenza di 80 partecipanti (tra i quali il maestro Mascagni). Compositore di musica "profana" per bande musicali, si ritrova a dover fronteggiare una realtà, quella bitontina, abituata ogni anno a nuove marce per la settimana santa. E così al suo primo anno da direttore, compone la marcia n°1, che, secondo gli addetti ai lavori, risulterà la più completa a livello compositivo, armonico e contrappuntistico. L'innovazione principale a livello sinfonico delle opere di Delle Cese è sicuramente l'uso smodato del clarinetto basso, strumento inusuale per delle composizioni da banda.

Nonostante l'evoluzione e i cambiamenti di stile della grande musica dell'Ottocento, la cultura bandistica locale resiste ed è da considerare tessuto epidermico della città. Una tradizione così radicata tanto da contare più attualmente di 1500 strumentisti dislocati in 4 bande, grazie anche soprattutto a due maestri che tra gli anni 60' e 90' hanno conservato e tramandato (anche modificandoli in maniera rozza e spartana, ndr) gli spartiti e le melodie della Settimana Santa: Ciccillo Primo e Crescenzo De Gennaro, maestri delle bande "Traetta" e "La Rotella". Uomini che di fatto nella rivalità, hanno risvegliato la passione nelle bande di paese dopo la chiusura della "banda comunale" in epoca fascista, rendendosi protagonisti di contese trentennali e di una serie di episodi che si impastano con le leggende di paese e la ricerca di prestigio tra le Confraternite.

 

In copertina foto d'archivio