Settanni accusa: 'Degennaro prese soldi dai Parisi'

di La Redazione
Cronaca
04 marzo 2016

Settanni accusa: 'Degennaro prese soldi dai Parisi'

Il genero del boss Stramaglia accusa il rettore della Lum nel processo Domino

Parte del denaro che l'imprenditore Michele Labellarte aveva ricevuto dai Stramaglia sarebbe stato dato ad una società di Lello Degennaro. È questa l'accusa choc lanciata Nicola Settanni, ex genero del boss Michelangelo Stramaglia, nel processo Domino, che vede Lello Degennaro, già cugino di Vito e del bitontino Gerardo e patron del Baricentro.

Il rettore della Lum, indagato per concorso in riciclaggio con l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa, è finito nella rete Domino da quasi quattro anni, a seguito dell'attività investigativa della Direzione Distrettuale Antimafia. Stando alle carte dell'inchiesta, pubblicata da BitontoTV già nel 2012, Degennaro avrebbe avuto frequentazioni pericolose e scambi di affari con Michele Labellarte, vicino al clan Parisi-Stramaglia che per conto della cosca svolgeva attività di riciclaggio di denaro sporco. Quest'ultimo, secondo il racconto di diversi pentiti, avrebbe investito in nero denaro proveniente dalle attività illeciti in attività finanziarie sull'orlo del tracollo.

Nello specifico, l'accusa che muove la DDA a Degennaro (per cui era stato chiesto il rinvio a giudizio assieme a Savinuccio Parisi e all'avvocato Vincenzo Lagioia) è di aver accettato "i sei miliardi di lire in contanti da Michele Labellarte (che doveva cambiare tale somma, proventi illeciti del clan Parisi-Stramaglia da lire in euro)" (fonte Repubblica.it).

Il pentito Settani, che conosceva Labellarte, confermerebbe adesso l'operazione, che riguardava l'affare del Campus Universitario a Valenzano, e rilancerebbe. L'obiettivo "di Labellarte era acquistare i terreni per poi rivenderli a circa 20 milioni di euro, guadagnandoci così più di 10 milioni, la metà dei quali avrebbe consegnato a Stramaglia", avrebbe dichiarato dinanzi al pm Drago. Gli avvocati di Degennaro, però, non ritengono Settani credibile perchè avrebbe più volte cambiato versione dei fatti.

Nelle carte dell'inchiesta del 2012 era finito anche Nicola Latorre, senatore tra le fila del Pd, per gli inquirenti anch'egli in affari con Labellarte. La vicenda era meramente politica. Labellarte, secondo quanto emerse dai fascicoli, avrebbe finanziato la campagna elettorale del 2005 dell'avvocato di Fasano, vicinissimo a D'Alema. Nelle elezioni suppletive per il senato del collegio Bari-Bitonto-Modugno per sostituire il defunto Giuseppe Degennaro, a contrapporsi a Latorre (candidato nelle fila dei Ds) fu curiosamente Lello Degennaro (per Forza Italia).