Piccola storia dei riti della Settimana Santa a Bitonto

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Settimana Santa
21 marzo 2016
Photo Credits: Lisa Fioriello

Piccola storia dei riti della Settimana Santa a Bitonto

La tradizione bitontina affonda le radici nel medioevo

Dopo il periodo quaresimale, ci stiamo avvicinando sempre di più alla Pasqua e la settimana santa, che prepara alla celebrazione della Risurrezione di Cristo, è ormai alle porte. La tradizione bitontina, che riguarda soprattutto i riti del Giovedì e Venerdì Santo, è assai antica e riflette una mentalità che riunisce in un unico evento usi e consuetudini medievali e seicenteschi.

Infatti i riti che oggi caratterizzano le celebrazioni della Settimana Santa sono due, in particolare la Processione dei Misteri, curata nella parrocchia di S. Domenico dall'Arciconfraternita di Maria SS. Del Rosario, e la Processione di Gala, curata dalla parrocchia di Maria SS. Del Suffragio da parte dell'omonima arciconfraternita, la prima all'alba (in passato nella notte del Giovedì), la seconda nel pomeriggio del Venerdì Santo, oltre alla processione della Desolata che parte dalla Cattedrale durante il venerdì di Passione, cioè quello che precede la Domenica delle Palme.

In realtà, come tutte le celebrazione cristiane, questi riti affondano le loro radici nel Medioevo. Facilmente si può comprendere come dietro la processione dei Misteri sia ben visibile la reminiscenza delle sacre rappresentazioni medievali ispirate al tema della "Passio Domini", che nelle piazze e nelle strade cittadine portavano la drammatizzazione delle stazioni della "Via Crucis". Proprio le immagini del Cristo nella meditazione del Getsemani, nella flagellazione, nell'incoronazione di spine, nel cammino con croce e nella crocifissione erano i primi simulacri che costituivano il nucleo della processione del 1714, data della sua prima edizione. Ancora oggi inoltre, come sin dalla metà del Settecento, la liturgia della Passione svolta nella chiesa di S. Domenico prevede ogni domenica di Quaresima l'esercizio della Via Crucis, in cui le protagoniste tornano ad essere le immagini dei Misteri portate in processione, ciclo che poi culmina con la Via Crucis itinerante della domenica delle Palme.

Durante il Giovedì in origine veniva svolta l'unica grande celebrazione della settimana, con la commemorazione della Coena Domini. Il Venerdì invece, dedicato alla lettura della Passione di S. Giovanni, della lunga ed antica Litania e dell'adorazione della croce, era caratterizzato dalla processione del crocifisso, che partiva dalla chiesa del Purgatorio, tradizione diffusa anche in altre chiese conventuali. Pure questo rito trova la sua genesi nel trecento, durante il quale la scenografica rappresentazione del "Va al Calvario la Dolente Madre" era stata affidata alla Fratria dei Bianchi, da cui quindi avrebbe origine l'arciconfraternita attuale, riconosciuta solo nel 1629. Nella chiesa del Purgatorio, inoltre, era notevole anche l'apporto scenico del Sepolcro (riscontrabile anche in altre chiese del centro antico e oggi sostituito con l'Altare della Reposizione del SS. Sacramento) e l'esposizione del Cristo defunto. I riti della Via crucis e, soprattutto, della processione della Croce hanno costituito nel '600 una vera e propria "atletica devozionale penitenziale", definita "un bel spettacolo" nel 1680 nell'opuscolo "L'arcano della Perpetuità", il documento più valido sulla religiosità barocca pugliese, di Bartolomeo Maiullari. Infatti nel Seicento, in particolar modo nel Mezzogiorno, l'angoscia per l'aldilà, inclusa nella strategia missionaria dei gesuiti, diventa tema predominante di tutta la liturgia controriformista, a causa delle sempre più dilaganti calamità naturali e pestilenze. Ciò porta ad una tensione al tema della morte, alla fondazione di confraternite su questo tema e alla costruzione teatrale della Passione, in cui lo spettatore doveva sentirsi rapito e completamente incluso nella scena patetica, unita alla presenza di lunghi cortei delle confraternite della città e del clero ed accompagnata da "flebili canzoni".

Solo alla fine del sec. XVII l'Arciconfraternita del SS. Rosario e di S. Maria del Suffragio pensarono di dotare la manifestazione esterna con vere e proprie statue processionali. Per la processione dei Misteri, al nucleo del 1714 delle statue lignee, opera del pugliese Gaetano Frisaroli e della sua bottega, si aggiunsero il crocifisso ottocentesco di gusto barocco sul Calvario con la Vergine e S. Giovanni, la culla con il Cristo deposto del 1896 e l'Addolorata, databile sec XVIII. Per la lugubre processione di gala del Purgatorio, la prima di tutte le processioni della città, dall'iniziale duo dell'Addolorata dello scultore napoletano Colombo (che secondo la tradizione vide in sogno la Vergine che gli disse "In sogno mi vedesti di notte e di giorno e mi hai ritratta") e del Cristo deposto in semplice culla, si aggiunsero poi la copia della Sacra Sindone, per la prima volta a Bitonto nel 1659, la reliquia del Legno Santo, poi racchiusa nel 1886 in una croce d'argento (che viene ogni anno adornata da una particolare decorazione floreale) e l'attuale culla dorata dell'artista partenopeo Raffaele Vitolo del 1882. Durante i secoli, queste manifestazioni hanno subito piccole variazioni fino ad arrivare a quelle che conosciamo oggi, ma il loro senso e il loro significato sono rimasti gli stessi. Nella processione troviamo la più autentica espressione di pietà popolare, che assume una dimensione comunitaria come rappresentazione viva e in continua trasformazione dell'identità sociale del gruppo dei credenti.

Alla luce di quanto detto, si rivela ancora valida una manifestazione religiosa di questo genere, anche in una società in rapida evoluzione, perché anche con un occhio laico non possiamo ignorare come questa faccia intrinsecamente parte della nostra cultura di persone dell'oggi, che, anche di fronte alla diversità, devono saper cogliere il valore profondissimo di ogni cultura e di ogni forma di pensiero. Solo così questa Pasqua, anche da non credenti, potremo viverla nel rispetto dell'altro e nella cura delle differenze, motore della vita e della civiltà.


Fonti:
Scenari di dolore – La processione dei Misteri a Bitonto, Carmela Minenna
I riti del Venerdì Santo a Bitonto di Antonio Castellano, in Religiosità e spiritualità nei riti del Venerdì Santo, Zona Club