Perchè parte degli scout è a favore della Cirinnà?

Federica Monte
di Federica Monte
Cronaca
08 marzo 2016
Photo Credits: Il Fatto Quotidiano

Perchè parte degli scout è a favore della Cirinnà?

BitontoTV ha incontrato Martina Colomasi e Rosa Calò a proposito della lettera aperta indirizzata all'AGESCI

Lo scorso mese alcuni capi scout cattolici, in occasione del thinking day, hanno scritto una lettera aperta indirizzata ai vertici dell'Agesci (Associazione guide e scouts cattolici italiani) per schierarsi dalla parte dei diritti, mentre il dibattito sul ddl Cirinnà diventava sempre più acceso. 480 i sottoscrittori che, tuttavia, ad oggi non hanno ricevuto nessun tipo di risposta.

"In qualità di educatori, non possiamo diversificare il nostro messaggio educativo a seconda dell'orientamento sessuale del ragazzo o della ragazza che intraprende il cammino scout. 
Quando chiederemo ai nostri ragazzi di essere capaci di fare scelte profonde, decise, mosse dall'amore, lo faremo senza alcuna distinzione tra i ragazzi eterosessuali e i ragazzi omosessuali. Siamo convinti che i diritti fondamentali riconosciuti a livello costituzionale e sovranazionale non possono essere ancora privilegio di alcuni" si legge nella lettera pensata da Martina Colomasi, capo fuoco del Clan Universitario di Roma e Alfredo Sansano, Capo clan Cava de Tirreni 3.

BitontoTV ha ascoltato Martina Colomasi e il vicesindaco Rosa Calò, che anni fa ha fatto parte degli scout per conoscere una realtà cattolica non reazionaria ma rivoluzionaria.


Martina quando nasce l'idea di questa lettera aperta?

M: Nasce dal servizio mandato in onda su la7, durante la trasmissione L'aria che tira, in cui si intervistava un gruppo di ragazzi scout (un clan per dirla con termini tecnici). Dopo quel servizio è partita una raccolta firme per chiedere all'Agesci di non aderire al family day e per prendere posizione contro quel servizio, per dissociarsi da quanto era stato detto. L'agesci allora pubblica il famoso comunicato.


Cosa diceva questo comunicato?

M: Il comunicato dell'agesci (precedente alla nostra lettera aperta) richiamava le parole del santo padre secondo cui "non può esserci confusione tra la famiglia voluta da dio e ogni altro tipo di unione". I vertici hanno aggiunto, inoltre, che l'associazione non avrebbe aderito al family day che ci sarebbe stato qualche giorno dopo. Un comunicato molto debole e tiepido dove non veniva affermata con fermezza la posizione dell'associazione e dove non emergeva alcun tipo di presa di distanza dal family day.


E dopo che cosa è successo?

M: Abbiamo sentito la necessità di far sentire anche la nostra voce. In quanto non si tratta di ideologie, piazze, manifestazioni e disegni di legge, si tratta della vita reale dei ragazzi che sono a noi affidati e del nostro ruolo di capi. Noi capi non possiamo aspettare comunicati, abbiamo dei ragazzi davanti e a loro dobbiamo delle risposte. Ai miei ragazzi omosessuali non posso dire "devi essere casto per tutta la vita".

 

Cosa avete chiesto all'Agesci?

M: Abbiamo chiesto un incontro con le famiglie arcobaleno, un confronto con associazioni come Nuova Proposta che raggruppano i cattolici omosessuali. Non bisogna più pontificare su queste tematiche senza un valido confronto perché dietro ogni loro comunicato ci sono ragazzi che si sentono esclusi e discriminati e che ci accusano di ipocrisia. Non possiamo perdere, per l'ennesima volta, l'occasione di fare la cosa giusta!

 

Credi che la chiesa cristiana potrà mai accettare o tollerare l'omosessualità?

M: Sì, credo di si. Molti preti ormai sono aperti a queste tematiche.

 

I ragazzi che seguite cosa pensano? C'è una linea di pensiero comunitaria? C'è ancora qualche zoccolo duro?

M: L'80% dei ragazzi che seguiamo non hanno problemi con omosessualità, famiglie omogenitoriali, adozioni. Certo, qualcuno più fondamentalista c'è sempre, ma se pensi che alla Route Nazionale a San Rossore nell'agosto 2014 c'erano 35.000 ragazzi tra i 16 e i 22 anni che hanno scritto la carta del coraggio, chiedendo alla politica, alla chiesa, e all'Agesci di aprirsi a queste tematiche è evidente che loro siano pronti al cambiamento.

 

Vicesindaco lei ha fatto parte degli scout anni fa. Secondo lei è possibile una conciliazione tra l'ideologia cattolica e questa nuova parentesi dei diritti civili? Come dovrebbe comportarsi un'istituzione come la Chiesa?

R: C'è bisogno di un discorso molto elaborato, non è possibile dare delle risposte secche. Papa Francesco è stato molto chiaro su questo. È un discorso molto delicato che merita una riflessione profonda. Io non sento di poter dire chi ha ragione e chi no. Certo una riflessione ponderata va fatta, la Chiesa non può non prendere in considerazione questa evoluzione della nostra società. In punta di piedi mi affaccio a questa tematica.

 

Un gruppo di scout ha scritto una lettera aperta ai vertici dell'Agesci, era la cosa giusta da fare?

R: Se si è ritenuto di dover scrivere per poter perlomeno richiamare l'attenzione e dire riflettiamoci e ragioniamoci su credo che debba essere accolta in un'ottica di approfondimento. Aldilà delle facili confusioni e delle prese di posizione che non aiutano alla risoluzione dei problemi quotidiani. È una riflessione da fare con molta attenzione, ponderazione e apertura. Quanti ragazzi nascono senza la presenza di una delle figure genitoriali e crescono magari con una zia o con una nonna? Sì cresce privati di qualcosa, ma se c'è stata una buona conduzione, un buon accompagnamento da parte della figura adulta che ha seguito la ragazza, va bene lo stesso!

 

 

M: risposte Martina Colomasi
R: risposte vicesindaco Rosa Calò