Partecipare senza appartenere

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
17 marzo 2016
Photo Credits: Lisa Fioriello

Partecipare senza appartenere

Interrogativi sull’astensione dei 'cittadini comuni' dalle manifestazioni del finesettimana

Poche centinaia di persone alla manifestazione di sabato per la legalità. Qualche decina domenica davanti all'ex-ospedale. La pioggia, si dirà. E il freddo. Ma quante più giustificazioni si cercano al dato oggettivamente deludente della partecipazione dei bitontini alle mobilitazioni in difesa di diritti della collettività, tanto più resiste e persiste una domanda: Bitonto ha un'anima?

Perché ad essere messa in dubbio qui è l'esistenza di una "cosa" che renda la città tale al di là delle infrastrutture, delle istituzioni, dei servizi comuni. Una "cosa" condivisa che rifletta la percezione di ciascuno di essere parte, di essere legato, di essere obbligato e responsabile per qualcosa di più che il proprio interesse privato.

Certo le due manifestazioni cui i cittadini erano chiamati a partecipare lo scorso finesettimana erano molto diverse fra loro. La prima, al grido di "Noi ci siamo", non aveva obiettivi specifici, azioni da richiedere o risultati da rivendicare. Affermava la "mera" presenza dei cittadini (noi ci siamo...), la pura e semplice dignità del civismo, il rispetto della cosa pubblica di fronte a pressioni, poteri, interessi criminali che tentano di condizionarla. La risposta a quest'appello, se non ha mobilitato grandi masse, ha d'altronde manifestato quanto meno un potenziale noto ma spesso silenzioso di questa città: la cospicua e fiorente presenza di associazioni di ogni tipo, cooperative, gruppi di volontari laici e religiosi. Quel terzo settore che rappresenta una miniera di risorse non ancora pienamente sfruttate, perché frammentate, disorganizzate, disperse. Rivederle sabato sotto la pioggia ha se non altro ricordato la sfida che da sempre loro si pone: fare rete, agire come sistema, organizzare la collaborazione: un'aspettativa già troppe volte disattesa, in una media cittadina di provincia dove i particolarismi e le logiche di campanile si impastano con le invidie e le piccolezze umane.

Differente la chiamata a raccolta di Domenico Damascelli a tutela di quel che rimane dei servizi sanitari bitontini per l'emergenza, sostanzialmente il tempo pieno del servizio di 118 medicalizzato. Reazionaria per definizione – una manifestazione per difendere l'esistente – di fatto si presentava come un atto maggiormente politico, in diretto contraddittorio con le eventuali misure "punitive" addebitate agli intenti di Emiliano. Un gesto simbolico per tracciare una linea, insomma, per dire pubblicamente chi sta dalla parte degli interessi dei bitontini: un carro sul quale chiaramente tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, hanno avvertito il bisogno di salire, compreso quel PD di cui pure Emiliano è segretario – fatto che non dev'essere sfuggito ai vertici regionali del partito.

Non si tratta, evidentemente, di fare confronti tra eventi abbastanza distanti fra loro. Il racconto in sequenza delle due manifestazioni suggerisce semplicemente, e con una certa evidenza, che al netto delle associazioni, dei partiti e dei vari titoli di appartenenza e rappresentanza, sono i comuni cittadini i grandi assenti del racconto civico corrente di questa città. Quelli che non "fanno parte" di nessuna organizzazione, congrega, parrocchia. E che sono la maggioranza. Quelli che non avevano alcun motivo "istituzionale" per esserci. E che difatti non ci sono stati. Non si sentono toccati dalle sorti di questa comunità? Si accontentano di partecipare al mercato dei suoi servizi, di pagarne le tasse, di consumarne le opportunità di svago, cultura, ristorazione?

È questo il modello di socialità che, nonostante tutti gli interventi di promozione della cittadinanza attiva, stiAMO costruendo? A quest'altezza si sperimentano, probabilmente, i limiti di ogni politica, de la politica: là dove una comunità di persone eccede il prodotto meccanico di disposizioni amministrative. Là dove il movente etico, forse, il senso di obbligazione per gli altri, dovrebbe giocare la sua parte.