Le domande in sospeso ad Antuofermo, Fiore e Natilla sul caso Cerin

Sabino Paparella, Savino Carbone
di Sabino Paparella, Savino Carbone
Cronaca
25 marzo 2016

Le domande in sospeso ad Antuofermo, Fiore e Natilla sul caso Cerin

I primi erano Assessori al Bilancio. Il dem è stato attaccato da Tafuto

Si sa, domandare è lecito, rispondere è cortesia. Sarà per questo che in settimane di dibattiti politici accesi e quasi violenti, in cui le parole, tra dichiarazioni polemiche e comunicati al vetriolo, sembrano sprecarsi, ci sono interrogativi che rimangono penosamente in sospeso. Perché certo, dichiarare è una cosa, rispondere un'altra. Rispondere ha la stessa radice di responsabilità: farsi carico di sé, degli altri, del sé che agli altri arriva. Per questo le domande sono importanti: perché danno una direzione alle parole, impediscono loro di girare a vuoto, come se una valesse l'altra, come se si potesse dire tutto e il contrario di tutto. Le domande sono agenti di singolarità: ti ci ritrovi faccia a faccia; puoi evaderle, certo, ma rimangono lì, come un dito puntato, a indicarti quel fatto che non è equivocabile con nessun altro.

Diverse domande continuano ad impigliarsi in quello che promette di essere il più grosso scandalo della storia bitontina recente, il caso Cerin. Un (presunto) furto di oltre tre milioni di euro ai danni della collettività, sul quale a quanto pare pochi hanno voglia di rispondere. La prudenza consigliata dal delicato lavoro in corso della magistratura, si dirà. Eppure sono state proprio le dichiarazioni della magistratura a chiamare in causa il profilo di responsabilità politica – non giuridica – sulla vicenda.

Lo ha ricordato pochi giorni fa , all'indirizzo del consigliere comunale e metropolitano Franco Natilla, il neosegretario cittadino di Rifondazione Comunista, Dionigi Tafuto, chiedendo "come ha operato e se ha operato la Commissione di Controllo e di Garanzia sui tributi, di cui Natilla ne era componente attivo" nel periodo di riscossione dei tributi targata Cerin attenzionato dalla magistratura. "Ma come? - ha scritto ancora Tafuto – Lui, componente della Commissione Controllo e Garanzia, non aveva promosso in quegli anni alcuna iniziativa per approfondire adeguatamente il controllo sui tributi versati dai bitontini? Si è accontentato di quello che gli hanno fatto vedere?". Dal consigliere democratico, il cui partito in questi giorni stigmatizza – giustamente – il valore simbolico di una partecipazione societaria di duemila euro, nessuna risposta ad una domanda che vale tre milioni e passa di euro.

Nessuna risposta nemmeno da Nicola Antuofermo e Vincenzo Fiore, assessori comunali al Bilancio durante il periodo preso in esame dagli inquirenti (amministrazione Valla, ndr), a cui il 9 marzo scorso avevamo provato a porgere degli interrogativi. Li ripetiamo.

Ad Antuofermo chiediamo:
- quando nel 2009 "firmò" il contratto che esternalizzava de facto la riscossione in favore di C.E.R.I.N. srl, era a conoscenza del polverone giudiziario (incredibilmente simile alle vicende locali, ndr) scoppiato a Castel Volturno, dove la società bitontina si occupava di riscuotere la T.I.A.?
- Sapeva che a Dicembre 2009, la Minos SPA, società di intermediazione finanziaria che aveva garantito l'aumento di capitale (di C.E.R.I.N. srl, ndr) necessario per esercitare la riscossione per conto delle P.A., era stata cancellata dall'Elenco Generale degli Intermediari Finanziari del Ministero?
- Conosceva direttamente i Colapinto, patron della C.E.R.I.N., considerato che la storia del rapporto del gruppo con Palazzo Gentile risale sino ai primi anni Duemila?
- Perché l'Amministrazione di cui faceva parte scelse di esternalizzare un servizio che, ad oggi, il Comune di Bitonto riesce a gestire con soli tre dipendenti e una società di supporto, già disponibili all'epoca?
- Con quali strumenti e modalità egli controllava "assiduamente e mensilmente l'operato dell'azienda", come dichiarato al Da Bitonto? Attraverso le certificazioni inviate dalla C.E.R.I.N. srl stessa o controllando gli estratti del conto corrente postale che la società utilizzava in riferimento alla sua attività?

A Fiore chiediamo:
- Che considerazione aveva, al tempo del suo insediamento, del contratto con la C.E.R.I.N. srl stipulato dal suo predecessore?
- C'è stato qualche legame tra il decreto ingiuntivo del valore di oltre cinque milioni di euro arrivato a Palazzo Gentile e il crollo (quasi immediato in ordine di tempo) dell'amministrazione Valla?
- Atteso che nel 2012 – successivamente all'esperienza politica – egli ha intrattenuto un rapporto di collaborazione professionale con la C.E.R.I.N., e che nel 2011 Colapinto spese parole di elogio nei suoi confronti, come definirebbe i suoi rapporti con i patron della C.E.R.I.N.? E attualmente, egli è legato in qualche modo alle attività dei Colapinto?

La politica del silenzio, ne siamo certi, non appartiene a coloro che hanno vissuto e vivono l'impegno amministrativo nello spirito del servizio alla comunità. Tanto più che il silenzio, talvolta, può valere come una risposta, inquietante. Vorremmo farne a meno.