La Music Life secondo Antonella Aresta

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Video
09 marzo 2016
Photo Credits: Antonella Aresta

La Music Life secondo Antonella Aresta

La fotografa ha esposto presso la Galleria Formaquattro di Bari

Antonella Aresta, bitontina classe 1986, ha esposto le sue fotografie in una mostra intitolata "Music Life 2" presso la prestigiosa Galleria Formaquattro di Bari. Dopo la prima tappa di "Music Life", organizzata al Mad Bistrot, la fotografa bitontina ha presentato una nuova collezione di scatti d'autore, con alcune delle più grandi star della musica nazionale e internazionale, ritratte durante i loro concerti dal vivo. Un viaggio all'interno della musica tra palco e sottopalco. Le foto sono state inserite nelle cornici originali realizzate da Alberto De Gattis, celebre liutaio romano che produce chitarre per i migliori artisti italiani.

 

Che cosa è Music Life? Perché è nata?

Music Life perché la musica ha salvato la vita di mio nonno. Mio nonno suonava la tromba mentre era prigioniero in guerra, fondò una orchestra di undici elementi con la quale intratteneva i soldati. Questo episodio mi è stato raccontato da mia madre quando avevo 16 anni. Io amavo già la musica, grazie anche ai miei genitori che mi hanno trasmesso un'ampia educazione musicale, ma da allora l'ho amata ancor di più.

 


Quanti elementi hanno composto la mostra?
Inizialmente erano 200 fotografie poi il mio gallerista mi ha consigliato di diminuirle e siamo arrivati a 77 elementi. Abbiamo creato una parete con vari formati, un po' disordinata – che mi rappresenta molto – non c'è una continuità cromatica perché ogni genere musicale va espresso in un modo diverso. Non ho scelto di rappresentarne uno in particolare, ma ho cercato di abbracciarli un po' tutti. Per esempio "il bianco e il nero" va bene con il Jazz e non con il blues o con il rock.


Cosa cerchi di immortalare in una fotografia?

L'anima. Cerco di rappresentare chi ho davanti. Alcuni artisti fanno fatica a mostrarla, ma nel momento in cui non sanno di essere fotografati riesco a coglierne l'essenza.

 

 


Tra i nomi degli artisti fotografati ci sono tra gli altri Sergio Cammariere, Fabio Concato, Bono Vox, come sei arrivata a loro?  

Attraverso le agenzie per cui lavoro e a volte sono gli artisti stessi a chiamarmi perché si fidano delle mie idee o per magari già li conosco, so cosa cercano e loro sanno qual è il risultato finale. L'immagine oggi è molto importante, purtroppo non tutti lo capiscono. Anche la semplice foto del profilo di Facebook non è una stupidaggine, è come se fosse il nostro bigliettino da visita. Siamo in momento storico in cui non facciamo altro che trasferire le nostre cose sul web, quindi o hai una buona immagine o rimani indietro. Noi fotografi dobbiamo essere professionisti e dobbiamo rappresentare bene sia l'azienda sia il musicista o qualsiasi altra cosa, questo è il nostro compito.

 

Hai fatto una prima edizione di Music Life, se c'è qual è la cifra stilistica che le divide? Oppure si pongono in continuità tra di loro?

Music Life 2 è un po' il sequel di Music Life. Gli artisti che ho fotografo sono diversi, però in entrambe le edizioni c'è Bono Vox perché è una delle fotografie a cui sono più affezionata, l'ho scattata nel 2009. E poi quel concerto è stato magico per me, scattavo e piangevo. Gli U2 sono eccezionali!

 

 


Tra i tuoi scatti ce n'è uno che ti piace particolarmente?

Sicuramente quello in cui è presente Fabrizio Bosso, perché mi ha reso popolare in tutto il mondo. Ho reso popolare anche la mia terra, perché quando l'ho fotografato era a Molfetta, al tramonto. Un giorno mi sono svegliata e ho trovato sulla prima pagina di Repubblica il mio scatto. È stata un'emozione indescrivibile. Ma la popolarità di questa foto è stata secondo me un insieme di circostanze, nel 2014 l'ho portata con me ovunque in maniera cartacea, forse è anche per questo che qualcuno l'ha notata.


Se dovessimo dare una prospettiva generale della mostra, qual è stata la risposta del pubblico?

Sicuramente positiva. Sono arrivati ragazzi provenienti dalle scuole di musica, o anche gente che portava i propri pazienti a vedere la mostra come una sorta di terapia. Molti medici in questa edizione, tra cui anche Antonio Moschetta, vuol dire che i medici ascoltano la musica, forse si svagano in questo modo. Una ragazza mi ha detto che la mostra le ha fatto venir voglia di approfondire la conoscenza di alcuni artisti che non conosceva molto bene!

 

Cosa risponderesti a quelli che credono che con l'arte non si possa vivere?

Risponderei che si sbagliano. È impossibile. Se davvero tu ci credi ce la fai. Non bisogna mollare e soprattutto bisogna viaggiare e ampliare i propri orizzonti.


Oramai la fotografia è accessibile a tutti. Qual è la linea sottile tra un fotografo e una persona che scatta semplicemente foto?

È una bella domanda. Vedi, io non sono la tipica fotografa "razzista", è bellissimo che la fotografia sia diventata un metodo di espressione mondiale. Ammiro chi scatta foto anche continuamente. La linea sottile credo sia quella di avere un progetto e di essere autori, avere idee creative e forti. Bisogna avere una sensibilità per rappresentare le problematiche del popolo. La sensibilità è la chiave di tutto, possiamo parlare al posto del popolo con le immagini, magari mostrando la realtà nude e cruda. Bisogna educare l'occhio alla bellezza. Io l'ho educato guardando i film di Sorrentino, Tarantino, ma anche attraverso i giornali.