Il Legno Santo di Bitonto: tra storia e tradizione

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste, Settimana Santa
23 marzo 2016

Il Legno Santo di Bitonto: tra storia e tradizione

Ad allestire il trofeo è Franco Romano. Che dice la sua anche sulla diceria barese

Tra i momenti importanti dei riti della Settimana Santa a Bitonto, che si sono nel tempo affermati nella tradizione religiosa della città, irrinunciabile è la "processione di Gala" del pomeriggio del Venerdì Santo, in cui, orgoglio cittadino e oggetto di devozione da parte di moltissimi dei visitatori di questo periodo, sono quelle che la tradizione identifica con le due frustula, cioè schegge, della croce di Cristo.

La storia della Santa Croce ha origini antichissime: dal sec. IV si racconta che Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, recatasi in pellegrinaggio a Gerusalemme, abbia rinvenuto la "vera croce" di Cristo, una cui parte avrebbe poi portato a Roma e fatto conservare nella chiesa di Santa Croce. Tra il periodo medioevale e rinascimentale il numero delle reliquie è di molto aumentato, tanto che Giovanni Calvino in aperta polemica contro la Chiesa Cattolica affermò ironicamente che tutte queste supposte reliquie avrebbero potuto riempire una nave.

Secondo altri studi, invece (anche se molto incerti a causa delle scarse notizie al riguardo, ndr), come quello di Rohault de Fleury del 1870, queste schegge potrebbero davvero essere frammenti della croce. Ma come arrivarono due frammenti della Santa Croce, il simbolo stesso della Passione di Cristo e per antonomasia del dolore e della sofferenza, proprio a Bitonto? Un documento datato l'11 febbraio del 1711 è considerato la sua autentica per eccellenza: con questo infatti l'Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio ha ricevuto formalmente in dono questa preziosa reliquia, nella figura di don Giuseppe Manna, da parte del vescovo di Siponto e Manfredonia, mons. Giovanni de Lerma, affiliato sin dal 1683 all'Arciconfraternita, che da allora provvede alla sua esposizione nella processione del venerdì.

Da essere semplicemente portate da un religioso, dopo essere state racchiuse in una stauroteca d'argento nel 1886, queste due schegge sono state incluse in un trofeo floreale, appositamente preparato per l'occasione, e tra i primi a realizzarlo fu Baldassarre Lucarelli che, sotto il disegno del confratello Giuseppe Masotino nel 1910, diede il via a questa tradizione secolare della sua annuale ideazione, per meglio risaltarne la preziosità e per l'apprezzamento e il gusto dei fedeli. Passato il testimone al figlio Franco, che è stato il fiorista che si è dedicato a questo compito dal 1967, dal 2001 un altro artigiano molto vicino all'Arciconfraternita se ne sta occupando: è Franco Romano che, ancor prima di diventare l'allestitore del trofeo floreale, è stato dagli anni '80 una figura sempre presente nella preparazione di tutto il necessario della processione.

"Dalla sistemazione delle lampadine nell'immagine del Cristo nella Culla, alla disposizione a mano, molto lunga e faticosa, delle 111 candele alla base dell'Addolorata, fino al trofeo floreale: sono davvero diventato il factotum della processione", dice Romano con grande ironia. Il suo generoso e gratuito contributo ha sempre accompagnato la manifestazione del Venerdì, provvedendo e agevolando tutti i vari problemi tecnici. "Ma il pezzo forte è senz'altro il trofeo", ha aggiunto Romano, la cui preparazione è lunga e laboriosa. Cominciando con i contratti con i fioristi e i portatori dei simulacri, si procede con l'ideazione del progetto e sua realizzazione, tutte affidate a Romano. "I materiali devono essere abbastanza solidi da poter reggere tutto l'insieme, ma devono essere leggeri per essere portati a spalla. Quest'anno, ad esempio, ho optato per il polistirolo lavorato a pietra, per rendere più pregevole il tutto. In soli due mesi sono riuscito a concludere tutto il lavoro della struttura, un tempo molto breve, ma anche quest'anno sono fiero del risultato. La sistemazione dei fiori è l'ultimo passaggio. La struttura sarà portata nella chiesa del Purgatorio, dove sarà inserita la stauroteca, mentre i fiori saranno disposti fra giovedì e venerdì fino alle 13, in modo da aver pronto il trofeo per il pomeriggio".

C'è però una leggenda metropolitana da sfatare: "non è assolutamente vero che la reliquia debba essere data a Bari, qualora non uscisse in processione", ha affermato Franco. La diceria sembra sia nata solo per questioni economiche (in tal caso bisognerebbe posticipare la manifestazione e pagare due volte i suonatori della banda), senz'altro un travisamento per la costanza annuale della processione, fin ora mai rimandata.