'Euridice e Orfeo' al Teatro Traetta

Elita Farella
di Elita Farella
Cultura e Spettacoli
01 marzo 2016
Photo Credits: Ufficio Stampa

'Euridice e Orfeo' al Teatro Traetta

Il tragico e sublime amore dell'antico mito accende il Teatro

È andato in scena la scorsa domenica, presso il Teatro Tommaso Traetta, "Euridice e Orfeo". Sul palco Michele Riondino (volto noto della serie tv "Il giovane Montalbano") nei panni di Orfeo e Federica Fracassi nel ruolo di Euridice, accompagnati da Davide Compagnone, Raffaella Gardon con la regia di Davide Iodice.

La pièce è tratta dal romanzo di Valeria Parrella che propone una rivisitazione contemporanea del mito ed ha per protagonisti i due coniugi. Lo scopo dell'autrice è stato focalizzare l'attenzione sulla psicologia della perdita e sull'elaborazione del lutto, come ha affermato lei stessa in più di un'occasione.

Le origini del mito di Orfeo ed Euridice si perdono nella notte dei tempi e tra gli autori più celebri che ne ripresero la storia vi sono senza dubbio Virgilio e Ovidio. Il mito racconta del coronato amore tra i due sposi, spezzato poco dopo dal fatale destino di Euridice che perse la vita dopo essere stata morsa da una serpe velenosa.

L'azione ridotta al minimo e il gioco di luci ed ombre hanno elevato a sublime una rappresentazione già di per sé carica di pathos. Il personaggio plasmato dall'inchiostro della scrittrice Valeria Parrella e interpretato dal talentuoso Riondino è la pura e semplice essenza dei meccanismi psicologici che intervengono quando eventi luttuosi colpiscono l'uomo: la negazione, prima fra tutti, traspare dalle parole di Orfeo: "io con il mio pensiero la riporto in vita".

Nella rappresentazione è Euridice a divenire per Orfeo la possibilità di una nuova consapevolezza di sé.
Tocca a lei pronunciare le tristi, dure eppure così vere parole "Se mi ami devi guardarmi, se ti ami devi guardarmi, se mi ami puoi solo voltarti...guardami, voltati indietro". Quasi una cantilena, un balsamo per il cuore di Orfeo, che riflettendosi in un grande specchio al centro della scena, si rende conto di essere solo e che per la sua amata le Parche hanno filato un fatale destino. "Sei Tu che muori ma sono Io che resto: solo, col ricordo e la malinconia della felicità sfiorata. Io resto adesso, Tu sei per sempre".