Episodio 2.27: Season Finale - Breaking Bad

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
24 marzo 2016

Episodio 2.27: Season Finale - Breaking Bad

Sul fenomeno Walter White. Come si diventa cattivi e problemi di integrazione

Breaking Bad è una meraviglia, probabilmente uno dei migliori prodotti per il piccolo schermo degli ultimi anni, se non addirittura il migliore. Il suo protagonista, Walter White, è ormai diventato un'icona, un personaggio acclamato dal pubblico e dalla critica per la sua caratterizzazione complessa, un 'cattivo' talmente geniale da risultare a tratti un antieroe per cui è difficile non provare un certo senso di empatia.

È bene, a questo punto, introdurre a grandi linee il personaggio di White per chi (sfortunatamente) non è ancora entrato a contatto con il leggendario Heisenberg di Albuquerque.

Walter Hartwell White è un chimico cinquantenne che ha contribuito alla vittoria di un Premio Nobel per la chimica da giovane, che vediamo all'inizio della serie come squattrinato insegnante di chimica in una scuola di Albuquerque, per cui è costretto ad arrotondare con un secondo lavoro in un autolavaggio per sostenere le spese domestiche. A seguito della diagnosi di un cancro ai polmoni, il personaggio intraprende una lunga scalata nel mondo della droga, partendo da semplice 'cuoco' di crystal meth e arrivando al comando di una vera e propria organizzazione criminale, sotto lo pseudonimo di Heisenberg.

L'escalation del male di Walter White e la sua lenta trasformazione in Heisenberg sembrano essere strettamente legate alla frustrazione di un genio, al non essere riuscito a sfruttare il proprio talento nel modo più fruttuoso possibile. In realtà, un'intervista rilasciata negli ultimi giorni dal creatore della serie Vince Gilligan permette una lettura leggermente diversa del personaggio. Gilligan infatti fa riferimento all'effettivo motivo per cui Walt abbandona la Gray Matter Technologies, società multimilionaria fondata dal chimico, dal suo vecchio amico e collega Elliot Schwartz, in collaborazione con Gretchen, sua assistente di laboratorio con cui intraprese anche una relazione. Nella serie infatti, si evince che Walt serbi un certo rancore nei confronti di Elliot e Gretchen, rei di essersi arricchiti grazie al suo lavoro, che lui lasciò per appena cinquemila dollari. La motivazione dell'abbandono della società è tuttavia poco chiara, e sembra essere in qualche modo legata alla rottura con Gretchen, avvenuta durante una cena a casa della ragazza insieme alla sua famiglia. Gilligan ha chiarito la vicenda qualche giorno fa:

"Era una situazione in cui non si era reso conto che la ragazza che stava per sposare era veramente ricca e membro di una famiglia così importante, e questo lo ha colpito emotivamente, facendolo sentire inferiore e portandolo a reagire in modo esagerato".

Si può dire, in un certo senso, che la vera matrice di Walter White, l'origine della sua frustrazione, non sia semplicemente legata al suo genio incompreso, ma sembra in qualche modo avere a che fare con un anomalo fenomeno di integrazione. Il lento passaggio al lato oscuro dell'ordinario professore di chimica nel signore della droga Heisenberg è frutto di un non sentirsi accettato in un contesto di alta borghesia, che si ritrova su un livello effettivamente poco diverso da quello che si trovano a vivere, in generale, gli immigrati nei Paesi europei.

Non si tratta di una giustificazione alla violenza, ma di una spiegazione più che mai attuale al perché avvengano determinati fenomeni.

Lo stesso Abdeslam Salah, autore dell'attentato al Bataclan di Parigi e in qualche modo collegato all'attentato di Bruxelles negli scorsi giorni, potrebbe benissimo rientrare in un fenomeno 'breaking bad' in pieno stile Heisenberg, insieme al resto della minaccia dei 'foreign fighters'. Non si tratta, infatti, di immigrati, ma di cittadini europei, sempre più legati e presenti negli attentati terroristici di matrice jihadista dell'ultimo periodo.
Cittadini, spesso, di origine straniera, ma nati e cresciuti in Europa, che hanno trovato difficoltà ad integrarsi nei meccanismi della vita occidentale.

E come insegna l'autodistruttiva escalation di Walter White, la voglia di rivalsa e la frustrazione, frutto di una malriuscita integrazione, conducono a tragedie, stragi, morte.

Può sembrare un paragone forzato, ma tra Walter White e un foreign fighter c'è davvero poca differenza, che può essere vista nel fatto che i foreign fighters combattono una guerra mascherata da nuova crociata musulmana, collettiva, mentre W.W. combatte una guerra per se stesso.

Ecco perché soluzioni estreme legate ad esempio alla chiusura delle frontiere sembrano essere poco efficaci, per non dire poco attuali e in un certo modo prive di senso, dopo attentati del genere. Un primo passo, invece, potrebbe essere accompagnato dal prendere coscienza del problema dell'integrazione, non solo di facciata, affinché non si alimenti un odio ormai già ben presente e gratuito, radicato non solo in una guerra fisicamente lontana da noi ma anche nell'allontanare il 'diverso', il musulmano, il rom, lo straniero. O, per restare nel borgo bitontino, il topino.

Lavorando su questo, probabilmente, ci troveremo con più difficoltà di fronte a fenomeni di 'breaking bad'. In caso contrario, dovremo continuare ad aspettarci violenze e attentati, trovandoci costantemente sempre più rintanati, nascosti dietro una porta, schiacciati dal terrore, dalla paura che qualcosa di terribile stia per accadere. In uno stato perpetuo di angoscia, nell'attesa che il mostro bussi alla porta e che l'incubo si palesi.

E non importa se quel mostro porterà occhiali, pizzetto e cappello, o se avrà lineamenti mediorientali o altro. Quel mostro busserà alla porta, e noi ci troveremo impreparati, vittime del nostro stesso odio e schiacciati dal terrore, quando la porta si aprirà e ascolteremo, inermi:

"I am the danger. I am the one who knocks".