Episodio 2.26: Ok Computer

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
17 marzo 2016

Episodio 2.26: Ok Computer

A proposito di tecnologia, realtà virtuale e inquietanti localizzatori GPS

Torniamo, in un certo senso, a parlare di alienazione. Stavolta però parliamo di qualcosa che tocca ormai la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, ovvero parliamo di tecnologia. Ma non in senso tecnico, bensì di come la tecnologia, da strumento e da semplice supporto per l'uomo contemporaneo, si stia sostituendo sempre più spesso a funzioni insospettabili, spesso sostituendosi del tutto all'uomo stesso.

Da qui, appunto, l'alienazione dell'uomo del ventunesimo secolo, sempre meno umano e sempre più androide, come il Paranoid Android di 'Ok Computer', album dei Radiohead del 1997. E, a proposito di 'Ok Computer', bisogna dire che è un album totalmente fondato sul concetto moderno di alienazione, quella dovuta all'abuso della tecnologia, a quella tecnologia invasiva e a tratti invisibile e spesso dannosa, quasi tossica, quale può essere una comunissima automobile, protagonista di 'Airbag' e 'The Tourist', rispettivamente testa e coda dell'album. Si tratta di un viaggio tra incidenti aerei, androidi paranoici (gentilmente offerti da Douglas Adams) e schizofrenia, che culminano nella voce computerizzata, fredda e asettica, dell'inquietante 'Fitter Happier'.
'Ok Computer' è sostanzialmente un disco senza veri diretti riferimenti ai computer, ma con una spiccata diffidenza verso la tecnologia tutta, con venature a metà tra il paranoico (appunto) e il profetico.

La paura che sorge nel vedere come la tecnologia stia prendendo sempre più piede nella vita quotidiana e stia divenendo sempre più invasiva può essere riassunta in questa foto postata da Mark Zuckerberg lo scorso 21 febbraio durante un convegno a Barcellona: 

 

 

 

Un unico, potentissimo, giovane uomo sorridente, CEO del più importante social network del mondo, che cammina tutto sorridente e solitario in un oceano di uomini collegati a una realtà virtuale (tramite Oculus Rift), immobili, proiettati in un mondo non reale, creato ad hoc.

Una foto quasi apocalittica, figura iconica di un unico uomo che controlla milioni di androidi. Una foto che rende allo stesso tempo un po’ paranoici, riportando la mente a film come ‘Matrix’, che probabilmente non si è mai avvicinato così tanto alla realtà.

Senza tuttavia riprendere quell’uomo tanto visionario quanto inquietante qual è Mark Zuckerberg, e tralasciando per un attimo lo scenario apocalittico di Barcellona, basta pensare che la realtà virtuale è ormai comunque molto poco lontana da quello scenario apocalittico.

Facebook stesso, Internet, gli smartphone e via dicendo hanno proiettato l’uomo contemporaneo verso una nuova dimensione, che è sì virtuale ma non si discosta di molto dalla realtà effettiva. Perché per quanto migliaia di persone sedute con in faccia un visore collegato a dei cavi possa fare impressione, anche dieci anni fa saremmo inorriditi di fronte a strade piene di ingobbiti zombie da smartphone, secondi solo a quelli (finti) di The Walking Dead. Eppure, purtroppo, oggi ci siamo abituati anche a questo.

Allo stesso modo l’identità digitale è ormai diventata tanto importante quanto quella reale, anagrafica, e spesso tende a sovrapporsi a questa in modo confuso e caotico. Basti pensare al fenomeno dei fake: si tratta di false identità virtuali, dietro cui si nascondono comunque persone reali. E spesso l’identità falsa, il fake, diventa talmente importante da annullare la vera identità virtuale, rendendosi in realtà più reale del vero profilo, provocando nello stesso momento un’inversione e una sovrapposizione, servendosi semplicemente di una maschera. Un po’ come Batman e Bruce Wayne, Spiderman e Peter Parker, ma con conseguenze o fini non sempre nobili. Forse sarebbe meglio parlare di bipolarismo digitale, per essere corretti. O semplicemente di confusione e, ancora, di alienazione.

È brutto da dire, ma è difficile ad oggi immaginare un mondo diverso da questo, senza tutta la tecnologia che ci circonda. E per quanto, citando la Guida Galattica per Autostoppisti, il computer sia diventato “l’amico di plastica con cui è bello stare”, spesso questo può trasformarsi in un grande nemico.

Ciò che infatti sembra venire a mancare, in un primo momento, è la privacy. Violazione di una privacy che tende poco a poco a trasformarsi in vera e propria violazione della libertà individuale, con l’aumentare della potenza e dei confini della tecnologia. E, come diceva un famoso spot del 1994 della Pirelli, “la potenza è nulla senza controllo”. Ecco perché tecnologie sempre più precise e potenti potrebbero risultare dannose, specie se in mano a persone sbagliate.

E senza allontanarci troppo e restando a Bitonto, è notizia delle ultime ore il ritrovamento di un localizzatore GPS sull’autovettura del sindaco Abbaticchio. Una tecnologia tanto potente quanto limitante, addirittura anche per la libertà dell’individuo, seppur non nuovissima. Ma comunque efficace. Al momento non si è ancora a conoscenza del responsabile del piazzamento del congegno sull’automobile, è però facilmente ipotizzabile che il fine ultimo non fosse del tutto amichevole.

E questo, in un certo senso, potrebbe aprire un nuovissimo scenario che non ci saremmo aspettati di affrontare così da vicino, e in tempi così poco remoti. E cioè che la malavita probabilmente non è così sprovveduta come potremmo ingenuamente sospettare, che magari non si tratta più di semplici pistolettate per strada, ‘topini’ e furtarelli. Potrebbe essere avvenuta, silenziosamente, una evoluzione cyber della mala locale, capace di usare la tecnologia per i propri loschi scopi.

In questo senso, sarebbe bene forse rivedere tutto il discorso sulla tecnologia in termini diversi. La tecnologia può davvero essere un bene, uno strumento potente e utile per l’uomo, talmente potente per cui risulta facile venirne sopraffatti ed è semplice cadere in fenomeni, in un certo senso, alienanti.

Ma è forse arrivato il momento di prendere la tecnologia così com’è, come nient’altro che uno strumento. Afferrarlo e abbracciarlo, utilizzandolo per combattere e difendersi, prendendone pienamente il controllo, senza ritrovarsi ad essere controllati dalla macchina.

È forse arrivato quell’inevitabile momento in cui è necessario pronunciare le parole “OK, Computer”. E non con rassegnazione, ma con piena consapevolezza.