Episodio 2.25: The Dark Side of The Moon

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
10 marzo 2016

Episodio 2.25: The Dark Side of The Moon

Ovvero, cosa succede quando un tuo amico inizia ad andare da uno psicologo.

Parto da una premessa: il caso vuole che esattamente 43 anni fa venisse pubblicato negli Stati Uniti 'The Dark Side of The Moon', il capolavoro dei Pink Floyd, una pietra miliare della musica contemporanea, un'enciclopedia dell'uomo moderno per i temi trattati, quali il tempo, il denaro, la morte, la follia, e in generale il 'lato oscuro' dell'uomo contemporaneo. Risulta difficile, se non difficilissimo, scrivere qualcosa su quest'album. Sulla sua musica, su ciò di cui parla, sull'impatto che ha avuto sul panorama musicale mondiale e su molto altro. Risulta difficile perché si rischia di cadere nel banale o nel necessariamente originale, dato che di un'opera simile si è già scritto praticamente tutto. Perché 'The Dark Side of The Moon' è fondamentalmente una 'Divina Commedia' di fine Novecento, per cui è bene che tutti la conoscano, ma non è necessario continuare a parlarne.
Ecco perché, almeno qui, non ne parleremo.

Il titolo vuole far riferimento a qualcosa in particolare, che in realtà è forse il fil rouge dell'intero album dei Pink Floyd, e che esplode nel finale con 'Brain Damage': la follia, l'alienazione dell'uomo, il ritrovarsi contro se stesso. Il 'lunatic', il matto (con chiaro riferimento a Syd Barrett) si cela ovunque: "sull'erba, nel salone, nella mia testa".
Il lunatic è un pericolo che sembra essere costantemente lontano, qualcosa che non appartiene a noi e alla nostra realtà, che sembra non tangerci nemmeno lontanamente. Sembra risiedere solamente nella mente di qualche personaggio che troviamo per strada e a cui ormai associamo da sempre il concetto di follia, sembra essere un problema strettamente legato alle grandi città. Un qualcosa che, a lungo andare, tendiamo quasi a isolare e demonizzare involontariamente.

Confesso che una serie di esperienze personali legate a persone a me vicine negli ultimi mesi mi hanno fatto comprendere come le trappole della mente umana siano in realtà molto più infami di quanto si possa immaginare, e possono colpire chiunque e inaspettatamente.
Il tutto poi è ancor più strano se queste storie vengono percepite dall'esterno, in terza persona, senza alcun tipo di potere sul lato oscuro della mente altrui. Impotenza che si percepisce ai massimi livelli quando una persona a te cara un bel giorno ti prende in disparte dal nulla per dirti, timorosa: "Ho preso appuntamento dallo psicologo".

Lo psicologo.
Una figura che si palesa così all'improvviso, sempre più frequentemente, intorno all'età di venticinque anni, e che continui a immaginare perennemente con quattro paia di occhiali, sguardo snob, gambe accavallate e barbetta curata. Anche se si tratta di una donna.
Quella figura che tu, dall'esterno, dal tuo essere amico della persona che cerca aiuto, vedi come l'emblema del tuo fallimento sul piano emotivo per non essere stato all'altezza di combattere, insieme a quella persona, i suoi demoni interiori.

Figura che trasmigra poi in una forma ben diversa quando incontri di nuovo quel tuo amico, quando ti dice che lo psicologo l'ha demolito ma l'ha fatto stare meglio, anche se ha comunque bisogno di rivederlo. Una figura che riesci ad apprezzare finalmente anche dall'esterno e in modo oggettivo, perché comprendi che si tratta del suo lavoro e che saprà farlo meglio di te, a prescindere dalla tua onestà intellettuale, dal tuo impegno e dalla tua amicizia.
Ed è forse questo un grande problema che spesso affrontiamo forse troppo a cuor leggero. In quanto strettamente legati a una persona, tendiamo a sminuire i suoi problemi e le sue richieste d'aiuto, cercando di ridimensionarle al nostro caso personale, cercando di dipingerle come passeggere e facilmente superabili, convinti che qualche consiglio sincero basterà a risolvere qualsiasi tipo di problema, sostituendoci ad altre figure come, ad esempio, lo psicologo.

E in un certo senso la vera onestà in un legame sta nell'arrendersi quando non si hanno più armi per difendere l'altro, e iniziare ad ascoltare davvero una richiesta d'aiuto, senza avere la pretesa di sostituirsi ad altro o ad altre persone, ma magari appoggiando la scelta di un percorso diverso, mostrandosi sempre pronti all'ascolto.
Ecco perché, in sostanza, se un amico ha bisogno di aiuto, è bene ascoltarlo davvero, senza cercare soluzioni affrettate e senza sostituirsi ad altre funzioni.
Altrimenti, il rischio di ritrovarsi insieme sul lato oscuro della luna potrebbe essere abbastanza alto.