Divide et impera

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
21 marzo 2016

Divide et impera

Strategie e ricollocamenti dietro l’'operazione De Palma'

I fatti. I fatti dicono che l'operazione che ha portato Gaetano De Palma alla presidenza del Consiglio Comunale – operazione di cui il Sindaco ha pubblicamente rivendicato la paternità – si è rivelata fortemente divisiva. Ha sancito una prima, fondamentale divisione, com'è noto, all'interno del Partito Democratico cittadino, facendo esplodere le contraddizioni intestine che lo caratterizzavano dall'esito dell'ultimo Congresso (per restare solo alla storia recente), e che si materializzano nella corrente di Progresso Democratico e del suo capo Lillino Sannicandro.

La resa dei conti appare a questo punto inevitabile. Dopo il gesto eclatante dell'ortodossia democratica di negare il voto ad un esponente del proprio partito, è impensabile che le due anime possano ancora convivere nell'equivoco. La questione è adesso di riconoscimento e di legittimazione della linea politica del partito, e coinvolge indubbiamente – come sottolineato nelle ultime ore da Savino Carbone - anche i vertici provinciali e regionali; delle due, l'una: o passa la linea secondo cui il democratico De Palma si sarebbe "svenduto" al Sindaco con un'iniziativa sostanzialmente personale, o si riconosce che il suo è stato un gesto con un preciso significato politico, in direzione di una ricomposizione strategica del centrosinistra da cui, a questo punto, sarebbe escluso tutto l'establishment democratico che quell'operazione ha condannato. Tertium non datur: è impensabile che Ubaldo Pagano o Michele Emiliano stesso non facciano chiarezza in merito a chi rappresenta il PD a Bitonto.

Una seconda divisione, strettamente collegata a quanto appena detto, è quella che ormai separa nettamente l'Amministrazione dal PD "ufficiale". Se fino a giovedì scorso, pur non essendo un rapporto tutto rose e fiori, si era riusciti a mantenere tra i due un equilibrio dinamico tra polemiche e collaborazione, adesso l'atmosfera sembra essere quella della guerra totale. Lo dimostrano, a puro titolo di esempio, le reazioni scomposte e sopra le righe del consigliere Natilla alla notizia del rinvenimento di un gps sotto l'auto del primo cittadino. Il dialogo con l'opposizione di centrosinistra – ammesso che sia mai stato tale – è finito.

Infine, la terza e forse più eclatante divisione che l'elezione del Presidente ha sancito è quella interna alla maggioranza di governo. I Socialisti, dopo mesi di rimbrotti e strisciante malumore, sono alla fine usciti definitivamente allo scoperto. La loro astensione dall'operazione De Palma sancisce, di fatto, la fuoriuscita dalla maggioranza politica (anche se non amministrativa) e la creazione di un asse con il Partito Democratico. Le polemiche di Franco Mundo sul rigetto della sua proposta di emendamento al Documento Unico di Programmazione, così come la richiesta di modifica dell'ordine del giorno del Consiglio non saranno certamente gli ultimi di un lungo elenco di distinguo dall'intesa della compagine di governo. Viene ufficializzato così quel che i bene informati sapevano e raccontavano da mesi: il PSI è deluso dall'esperienza Abbaticchio, dal modo di amministrare del primo cittadino ma soprattutto dalle dinamiche politiche della sua maggioranza, e starebbe perciò lavorando ad una "ricucitura" con il PD, che avrebbe già un terzo sodale nel Laboratorio extraconsiliare di Palmieri. Prospettiva: amministrative 2017. L'ironia della sorte vuole che proprio il motivo che quattro anni fa aveva convinto i Socialisti a schierarsi con Abbaticchio – la separazione dal PD – sia oggi quello che li porta ad allontanarsi dalla maggioranza.

Dopo i fatti, vengono le intenzioni. Ciò che è interessante capire è se la deflagrazione di queste rotture sia stata un effetto collaterale o un obiettivo studiato di Michele Abbaticchio. Se, in fondo, non era precisamente a questo punto che egli intendesse arrivare investendo sul nome di De Palma. L'indubbio vantaggio è per lui quello di aver scatenato la faida interna ai democratici, principali competitors nella corsa elettorale di quest'anno a venire, vestendo per giunta agli occhi dell'opinione pubblica i panni del pacificatore incompreso. Il rischio, come si è visto, quello di perdere pezzi della sua stessa maggioranza, segnatamente i Socialisti. Anche se in fondo la loro "uscita allo scoperto" a conti fatti potrebbe essere per lui un vantaggio, portando a galla agli occhi dell'opinione pubblica la loro contraddizione tra la complicità amministrativa ed il criticismo politico.

Nel complesso, la mossa del Sindaco potrebbe essere letta nel'ottica di un riassesto trasversale della sua base politica di riferimento, in vista della corsa per il secondo mandato. Un'ipotesi machiavellica, questa, per la quale però certamente a Michele Abbaticchio non mancherebbe la spregiudicatezza. A quale modello punterebbe? Se attorno al PD istituzionale, come abbiamo già avuto modo scrivere, sembra riformarsi un blocco di centrosinistra tradizionale, secondo una visione strategica non dissimile da quella adottata negli ultimi lustri (che l'ha portato alla sconfitta per due volte consecutive), la coalizione abbaticchiana potrebbe invece avviarsi a mutare la propria natura. Giova ricordare, a questo proposito, su quali basi quattro anni fa il ressemblement a sostegno di Abbaticchio sindaco è stato possibile: la proposta di un'alternativa radicale al PD (e a quello che rappresentava) per la base sociale bitontina di centrosinistra. Molti in questi anni hanno contestato alla maggioranza di tradursi in un aborto politico, privo di quel radicamento nelle istituzioni e nei vari livelli di rappresentatività politica nazionale che solo un partito consente. L'iniziativa intrapresa in questi giorni sembra rispondere a quelle critiche. Il messaggio sembra essere: prendiamo dal PD ciò che di "buono" in quanto partito rappresenta, lasciando fuori "il cattivo". La domanda a questo punto sorge spontanea: il PD a cui Abbaticchio si sta legando – il Progresso Democratico dei Sannicandro, Picciotti, De Palma ... – è il PD "buono"? Nuovo? Diverso dal partito padronale che i bitontini hanno fatto capire chiaramente di voler archiviare?

Infine, un ultimo punto. Se davvero questa mutazione genetica della maggioranza sta avvenendo, l'impressione è che non solo si verifichi contro la volontà dei Socialisti, ma che sia in fondo pragmaticamente subìta anche dalle realtà civiche – a loro volta alle prese con un processo di autoriflessione ed evoluzione interna – la cui narrazione è sempre stata fortemente caratterizzata dal messaggio di alternativa al partito.
Il dato sintomatico di tutta questa matassa di contraddizioni è che in questi mesi a "dare le carte" nella partita per la presidenza è stato sempre e solo Michele Abbaticchio. Si è dato per scontato e acquisito che a tessere la mediazione per quello che doveva essere un punto di sintesi tra le realtà politiche del Consiglio dovesse essere il capo dell'esecutivo. Il peccato d'origine che questa situazione ha scontato è la vacatio di una leadership politica della maggioranza distinta dalla persona del Sindaco. Qualcuno – una persona, una cabina di regia, ... – che avesse titolo a sedersi ad un tavolo con l'opposizione parlando a nome dell'intera maggioranza. E questo – non è un mistero – perché l'unico collante che in questi anni ha tenuto assieme realtà tanto diverse come quelle che compongono la maggioranza è stato l'attivismo amministrativo di Michele Abbaticchio. Che continua a giganteggiare politicamente, unico vero leader in città in questo momento, beneficiando delle altrui divisioni, quando non alimentandole, indirettamente (Laboratorio) o direttamente (Partito Democratico).

La sua ultima frase in Consiglio – "a fare l'unità del centrosinistra sono le persone che vanno a votare" – è indicativa di un'intuizione lungimirante: un elettorato disorientato e liquefatto come quello di centrosinistra consente operazioni di egemonizzazione inedite. Che si realizzano innanzitutto impedendo che altrove si formi massa critica per fare egemonia.