De Marchis e i paesaggisti del Sei e Settecento in esposizione alla Galleria 'Devanna'

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli
01 marzo 2016

De Marchis e i paesaggisti del Sei e Settecento in esposizione alla Galleria 'Devanna'

Si tratta della prima mostra organizzata dal Polo Museale Pugliese

"Nel dipingere é difficile capire qual è il momento in cui l'imitazione della natura deve fermarsi. Un quadro non è un processo verbale. Quando si tratta di un paesaggio, amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci per andarvi a spasso". La citazione di Renoir è quanto mai esplicativa se la si relaziona a quella pittura paesaggistica che tra Sei e Settecento ha indotto numerosi artisti a trasferire sulla propria tela le immagini disegnate e scolpite come opere d'arte dalla natura. Quella stessa natura oggi immortalata da abili scatti fotografici ed un tempo catturata dalla mente e dalla mano di grandi pittori è in mostra a Bitonto, dallo scorso venerdì 26 febbraio, giorno del vernissage, al 22 aprile presso la Galleria Nazionale della Puglia "Devanna".

Protagonista dell'esposizione, che occupa l'intero piano inferiore dell'antico Palazzo Sylos-Calò, è il napoletano Alessio De Marchis le cui opere sono accostate, per l'occasione, a quelle di altri pittori di paesaggio attivi a Roma tra Sei e Settecento. Nomi che hanno lasciato un segno nella vita di De Marchis, un'influenza riscontrabile nella scelta dei soggetti, delle tonalità di luce e colore e nel tratto dei dipinti in mostra.

Tra i primi merita di essere citato Gaspard Dughet, considerato tra i maggiori paesaggisti nella Capitale nella seconda metà del XVII secolo. Inevitabile ed innegabile nei quadri di De Marchis il richiamo ai quei luoghi ameni ed allo stesso tempo misteriosi ritratti da Dughet con pennellate che congiungono le folte e fitte chiome degli alberi sulla terra alle imponenti ed onnipresenti nuvole del cielo. Un dialogo costante tra due dimensioni ben regolato dalle leggi della prospettiva aerea di cui il pittore napoletano era perfetto conoscitore. Tra i soggetti da lui preferiti, castelli, torri e rovine collocati in paesaggi in cui l'idea di desolazione è infranta dalla presenza di cavalieri, pastori e talvolta figure mitologiche. Emblematico, a riguardo, un dipinto che ritrae Apollo e Dafne in un valle rocciosa rievocando le atmosfere di alcuni quadri di Salvator Rosa, uno dei principali artisti, in esposizione presso la Galleria Devanna, che contribuì alla formazione di De Marchis.

 

 

Tra gli altri che gli furono maestri, la mostra allestita a Bitonto, la prima organizzata dal Polo Museale della Puglia, ha scelto di focalizzarsi su Philipp Peter Roos, Bartolomeo Torreggiani, Jan Frans Van Bloemen e Adriaen Van der Cabel. Caratteristica di quest'ultimo è l'immagine di navi mercantili che giungono da lontano animando i porti di antichi borghi e che il paesaggista di origine napoletana ha rielaborato inserendola in contesti dalla luce più cupa. In merito alle tonalità scure e cupe dei dipinti di Demarchis, particolarmente suggestive sono due grandi tele che occupano un'intera parete della Galleria raffiguranti un sottobosco in penombra la cui oscurità non lascia intravedere i dettagli scolpiti dalla natura. Atmosfere che non devono stupire più di tanto se si considerano i cinque anni trascorsi da De Marchis in una buia cella del carcere di Civitavecchia in seguito al suo arresto, nel 1721, con l'accusa di aver appiccato un incendio.

E proprio un borgo in fiamme che appare in ben due dipinti esposti al pubblico nella suddetta mostra a lui dedicata, coincidenza non casuale dal momento che per un paesaggista, come diceva Renoir, non era sempre facile fermarsi dinnanzi all'imitazione della realtà.