Il giorno dei morti e gli incappucciati

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Lo sapevate che
24 febbraio 2016

Il giorno dei morti e gli incappucciati

Il nuovo appuntamento con 'Lo sapevate che'

“Acqua sand’a re muùrte”, ovvero “Acqua santa ai morti”, un detto che ha origini lontanissime, che si perdono nelle tradizioni culturali cristiane pugliesi. 

Il richiamo è alla festa dei morti, detta anche “r’Alme de re muùrte”, che si era soliti celebrare in un rito che cominciava dal mezzogiorno del giorno precedente quello di Ognissanti. Le campane della Cattedrale e delle chiese più importanti della città cominciavano suonando a gloria, “a festa”, per poi degradare il loro ritmo, che pian piano si faceva lento, cadenzato e lugubre quasi.

Il suono delle campane accompagnava l’uscita di alcuni confratelli delle varie congreghe, chiamati “re papùunne” soprattutto dai ragazzi. Erano vestiti con gli abiti tipici dei confratelli e indossavano anche dei cappucci che li rendevano irriconoscibili.

Durante l’uscita, questi si recavano alle case dei confratelli e delle consorelle per chiedere loro l’elemosina, piccole donazioni spontanee che dovevano servire per celebrare il giorno dopo le messe in suffragio dei morti e benedire le anime con l’acqua santa.

Il giro degli incappucciati non si concludeva in paese, ma presso il cimitero. Una volta giunti qui, “re papùune” si fermavano davanti all’ingresso delle cappelle gentilizie scuotendo in continuazione la cassettina della questua al passaggio della gente che era accorsa in visita ai propri cari defunti.

Scomparsa la tradizione degli incappucciati, resta il ricordo di loro in un’antica cantilena bitontina, che recita: “Din da lòue, din da lòue, ce si fatte fingh’e mmòue? E ci si fatte giubbl’e ccande, vinatinne au cambesande; ci si fatte giubbl’e rròise, nan ge trèuse ‘mbaravòise. Din da lòue, din da lòue” (Din don din don, cosa hai fatto sino ad oggi? Se sei stato sempre in giubilo e canto, ora vieni al camposanto; se hai trascorso la vita in giubilo e riso, non entrerai in poaradiso. Din don din don).

Oggi il detto “Acqua sand’a re mùurte” viene usato in un contesto diverso da quello da cui ha tratto origine. Sembra infatti che venga pronunciato da una persona quando viene costretta a fare un lavoro, pur conoscendone l’inutilità”.

Proverbio: “Acqua sand’a re mùurte”

Parola del giorno: “Re Papùunne” ovvero gli incappucciati