Trivelle. Referendum amaro

di La Redazione
Cronaca
12 febbraio 2016

Trivelle. Referendum amaro

Si teme il boicottaggio. E Petroceltic rinuncia alle Tremiti

È il 17 Aprile la data scelta dal Consiglio dei Ministri per il primo referendum anti-trivelle. La consultazione, promossa da nove Consigli Regionali - tra cui quello pugliese - deciderà in merito alla durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate.

Una notizia importante che riguarda da vicino una Regione, la Puglia, su cui ricade circa il 71% delle richieste di esplorazione: indagini geofisiche, che si svolgono attraverso la tecnica dell'"Air Gun", con cannoni ad aria compressa che mandano fasci d'aria dal fondo delle navi attrezzate. Solo nei giorni scorsi il Ministero dello Sviluppo economico ha rigettato ben 27 richieste di autorizzazione per le ricerche offshore di petrolio e gas entro 12 miglia dalla costa.

La data dei referendum, tuttavia, lascia scontenti in molti. Michele Emiliano, in primis, si dice "addolorato" della scelta di Palazzo Chigi di non portare il referendum all'Election Day di Maggio. Una scelta che, secondo molti, sarebbe un tentativo di boicottaggio della consultazione. Tra l'altro, alla Consulta pendono ancora due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l'altro alla durata dei titoli in terraferma. Qualora dovesse arrivare il placet, il referendum sarebbe spezzettato in due tornate, contribuendo alla confusione.

"Abbiamo capito che il governo ritiene inutile consultare il popolo sulla questione delle trivellazioni – dice Emiliano al Fatto Quotidiano – e così cerca di rendere la consultazione meno significativa. Spero che il Partito democratico voglia iniziare un dialogo e che anche Mattarella spieghi al presidente del consiglio quale sia la strada da intraprendere".

Intanto Petroceltic ha presentato al Mise istanza di rinuncia in merito al permesso di ricerca nel Mare Adriatico meridionale, a largo delle isole Tremiti. Un passo indietro dovuto ad esigenze di mercato, non certo legate alle grandi proteste degli ambientalisti. "Essendo trascorsi 9 anni dalla presentazione dell'istanza, periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale - scrive la società in una nota - Petroceltic Italia ha visto venir meno l'interesse minerario al predetto permesso".

"Il passo indietro della Petroceltic per le trivellazioni alle Isole Tremiti è una bella notizia, ma non cambia nulla perché dobbiamo ugualmente proseguire a difendere il territorio. È anche paradossale pensare che le Isole siano salve solo per la decisione di una società privata che ha visto venir meno il suo interesse economico - è il commento il consigliere regionale di Forza Italia Domenico Damascelli - Non ci possiamo distrarre nemmeno un attimo e dobbiamo continuare la battaglia a difesa del paesaggio e contro le determinazioni del governo centrale guidato da Matteo Renzi, che vuole vendere e svendere ricchezze naturalistiche dal valore inestimabile. Mi auguro che si faccia fronte comune per il voto referendario con il massimo dell'impegno, contro chi vuole mettere le mani sulla nostra terra in nome del business scellerato".