Tempo di raccolto ed ecco in azione 'gli spigolatori'

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Lo sapevate che
03 febbraio 2016

Tempo di raccolto ed ecco in azione 'gli spigolatori'

Il nuovo appuntamento con 'Lo sapevate che' di Carmela Loragno

"U comete face u figghie latre", ovvero "Le comodità fanno il figlio ladro". Il riferimento è ovviamente a un malcostume diffuso anche nel secolo scorso, ovvero ai furti, soprattutto in campagna.
Proseguendo la lettura del volume dei fratelli Minardi "La cultura pugliese attraverso il dialetto e le immagini", ci si imbatte in un paragrafetto dedicato ai furti del passato e gli autori, nel lontano 1985 – anno della pubblicazione del volumetto – scrivono: "...pare che mai come oggi il proverbio si adatti alla società consumistica attuale, in cui le troppe comodità causano sbandamenti nelle nuove generazioni".

Insomma, a farla breve, di "topini" Bitonto ne ha sempre avuti. Per lo più, quelli a cui si riferiscono gli autori del libro, erano ladruncoli che, durante il tempo dei raccolti di uva, mandorle e olive, si davano da fare "a spigolare" nelle campagne. Gli "spigolatori" erano i ladri dei campi, che non facevano questo "di professione" ma che, durante i periodi di raccolta, non riuscendo a trovare lavoro, finivano coll'arrangiarsi con questa "attività" nella necessità di portare il pane a casa. Spesso – racconta Franco Minardi – era gente con poca voglia di lavorare o che era stata licenziata per scarso rendimento.

Gli spigolatori non erano solo disperati, ma anche molto organizzati. Partivano al mattino presto, col favore del buio, e si portavano dietro un piccolo sacchettino di tela con dentro un tozzo di pane secco da consumare durante il percorso, importante anche se misera riserva di energia per un'attività che richiedeva ingegno, destrezza e agilità. Spesso, a fare da companatico al pane raffermo, era qualche chiocciolina o piantina trovata lungo il cammino.

Quindi lo spigolatore, con un occhio sempre attento alle proprie spalle, scrutava l'orizzonte alla ricerca di un fondo che facesse al caso suo. Allora come ora... Lo spigolatore riusciva a racimolare qualche chilo di mandorle o olive o uva e ne vendeva a qualche compratore occasionale, che allestiva per le strade una bottega improvvisata.

Erano proprio gli spigolatori a non essere graditi, ovviamente, dai grandi proprietari terrieri, che erano allora i Rogadeo, i Buquicchio e i Pannone, ad esempio. E c'erano leggi severe per chi veniva colto in flagranza di reato. Una casa di pena era situata in via Regia Corte, nella piazza un tempo intitolata a Nicolaus Magister, poi diventata piazza Antonio Gramsci. Quello che poi divenne scuola di disegno prima e, Officine Culturali oggi, un tempo era il carcere di Bitonto.

Ma non è stato il solo. Pare infatti che in epoca precedente ve ne sia stato un altro, nei pressi di via del Sasso, poi strada Santa Maria La Porta. Un posto segregato e scomodo, in cui i malviventi potessero riflettere sui reati commessi, desistere dal ripetere la stessa condotta e apprezzare meglio la libertà.
Ma la punizione peggiore e più umiliante per chi veniva colto sul fatto pare fosse un'altra. Consisteva nel fatto che lo spigolatore dovesse attraversare, ammanettato e accompagnato dalle guardie campestri, le vie del paese prima di essere tradotto in carcere, davanti allo sguardo curioso e sdegnato della gente.
Chissà se il pubblico ludibrio, oggi, basterebbe a far desistere i moderni "topini"...

Proverbio: "U comete face u figghie latre" (Le comodità fanno il figlio ladro)
Parola del giorno: "Spigolatori" ovvero i ladri di campagna