Sulla Ce.r.in. non buttiamola in bagarre

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
08 febbraio 2016

Sulla Ce.r.in. non buttiamola in bagarre

Possibile che politici e funzionari non sapessero?

C'è un rischio insito nel dibattito pubblico e mediatico scaturito dall'arresto del patron della Ce.r.in.: che, come spesso avviene in questa città, si guardi il dito piuttosto che la luna. E la "luna", in questo caso, vale oltre tre milioni di euro. A tanto ammonterebbe, infatti, la cifra non corrisposta dalla società di riscossione tributi all'ente locale – vale a dire, rubata alla comunità bitontina. Le reazioni del giorno dopo, però, piuttosto che interrogarsi sulle responsabilità di questo enorme danno economico – responsabilità che le stesse Fiamme Gialle hanno ipotizzato estendersi ai compiti di vigilanza dell'ente pubblico – si sono concentrate sul rimbalzo di dichiarazioni politiche a sostegno o contrarie alla Ce.r.in. Protagonista di questo gorgo mediatico è il consigliere d'opposizione Franco Natilla, "reo" di aver difeso ed elogiato pubblicamente la società di Colapinto quando, nel 2013, l'amministrazione Abbaticchio si affrettava a sottrarle il servizio di riscossione dei tributi, internalizzandolo con una precipitazione che non pochi disagi costò ai cittadini.

Ora – questa è la tesi che dall'operazione Cornucopia si fa emergere e contro la quale il consigliere ha avvertito il bisogno di diramare un'apposita nota stampa – Abbaticchio ed il suo assessore Daucelli avevano ragione da vendere nel voler estromettere Ce.r.in., e Natilla torto marcio. Il discorso non farebbe una piega, se non fosse che rischia di affossare la vicenda in una bieca strumentalizzazione politica, nel contraddittorio fra dichiarazioni rese alla stampa. A perderne sarebbe l'interesse pubblico, l'interesse di cinquantaseimila bitontini frodati delle proprie imposte.

Il punto, allora, è un altro: in che relazione sono i gesti e le parole pubbliche di chi riveste o ha rivestito ruoli amministrativi in città con le responsabilità politiche sulla vicenda. Michele Abbaticchio in queste ore ha giustamente potuto rivendicare la coerenza delle sue scelte e dei suoi atti amministrativi in merito a Ce.r.in.; i suoi predecessori possono fare altrettanto? Durante il decennale rapporto tra Ce.r.in. e la città (ricostruito nei giorni scorsi da BitontoTV) chi aveva la responsabilità di vigilare che il servizio fosse svolto nell'interesse pubblico? È verosimile pensare che sino al decreto ingiuntivo del 2012, con cui Ce.r.in. pretendeva cinque milioni di euro dal Comune, nessuno tra politici, dirigenti e funzionari avesse notato nulla di sospetto nell'operato del concessionario? Sono queste le domande a cui i bitontini dovrebbero pretendere risposta. Ed è in relazione a queste domande, alle reali responsabilità politiche di chi avrebbe permesso a Ce.r.in. di rubare (sempre, beninteso, che le accuse dovessero dimostrarsi confermate in sede di giudizio) che eventualmente le parole di Natilla acquisterebbero un peso diverso.

Non possiamo davvero permetterci che anche questa vicenda finisca nel tritatutto della bagarre politica. Al netto delle responsabilità civili e penali che la magistratura riuscirà ad accertare, coloro che negli anni hanno curato i rapporti del Comune con Ce.r.in. hanno il dovere morale di spiegare alla città cosa sia andato storto, chi abbia sbagliato. E chi avesse interesse, a Palazzo Gentile, a favorire Ce.r.in. e i Colapinto.