Speciale Sanremo: La finale - La rivincita della Spalla

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Speciale Sanremo
14 febbraio 2016

Speciale Sanremo: La finale - La rivincita della Spalla

Alla fine l'hanno spuntata gli Stadio con 'Un giorno mi dirai'

La 66esima edizione del Festivàl è giunta al termine con la vittoria, un po' inattesa ma gradita, degli Stadio con il loro brano 'Un giorno mi dirai'.

Gaetano Curreri, commosso per la vittoria, ha subito dichiarato il suo personale conflitto con il Festival e con il teatro Ariston: "Un po' lo odiamo e un po' lo amiamo", a causa delle passate edizioni in cui sono scivolati spesso all'ultimo posto della classifica. Eppure, proprio nelle parole del vincitore, si racchiude il pensiero comune del pubblico, che anche quest'anno non riesce ad amare a pieno il Festival, ma nemmeno a disprezzarlo del tutto.

La vittoria degli Stadio, ad ogni modo, è sintomatica di qualcosa, un cambio di rotta inaspettato che negli ultimi anni si è visto solo con la vittoria di Roberto Vecchioni nel 2011 con "Chiamami ancora amore". Per quanto il numero di artisti in gara (anche nella finalissima a tre) fosse a maggioranza di derivazione da talent (tra vincitori, partecipanti e giudici), a scamparla sono facce navigate, artisti che da anni suonano e compiono il loro lavoro nel modo più professionale possibile, in silenzio, con discrezione, senza fronzoli. Così come con discrezione e senza fronzoli (letteralmente) hanno anche loro dichiarato di essere favorevoli al ddl Cirinnà, pur non esibendosi in nessun caso con i nastri arcobaleno (con buona pace di Mario Adinolfi, che non aveva perso un secondo per strumentalizzare la vittoria degli artisti-senza-arcobaleno, trovandosi comunque in errore).

Artisti, gli Stadio, fin troppo spesso relegati al ruolo di 'spalla' per aver collaborato in passato con mostri sacri della musica italiana, su tutti Lucio Dalla. Eppure, alla fine proprio il silenzioso 'gruppo spalla' si è imposto sul mainstream da copertina, prendendosi la propria meritata rivincita.

Allo stesso modo va considerata la conduzione del Festival. Semplice e con gli ingredienti giusti, con una Ghenea mozzafiato, un Garko simpatico (anche se nel modo più imbranato immaginabile) e un Carlo Conti sempre attento e ordinato. Ma a vincere, anche qui, è la spalla: Virginia Raffaele, congedata (meritatamente) con un'ovazione da stadio al termine del Festival.

E, per chiudere il cerchio, anche tra gli ospiti è andata praticamente allo stesso modo. Tra gli artisti che si sono presentati sul palco (di cui, tra gli ultimi in finale, una spassosissima Cristina D'Avena e un Renato Zero quasi delirante) vincono quelli arrivati forse più in sordina, ovvero l'incredibile testimonianza di Ezio Bosso, condita da un'esibizione straordinaria, e la fortissima dicotomia tra il riso e la riflessione presentata sul palco dell'Ariston da Nino Frassica.

La stessa vittoria tra le Nuove Proposte di Francesco Gabbani, l'eliminato per errore, conferma questa linea comune di rivalsa, di sana rivincita dell'ultimo. E probabilmente, in questo senso, le continue gag condite da spinte e spallate tra Garko e Carlo Conti sono state profetiche.