Quali sono stati i rapporti tra Cerin e Palazzo Gentile?

Savino Carbone
di Savino Carbone
Inchieste
05 febbraio 2016

Quali sono stati i rapporti tra Cerin e Palazzo Gentile?

Breve storia del concessionario finito nel ciclone con l'operazione Cornucopia

Con gli arresti eccellenti di Giuseppe e Mario Colapinto cala il sipario sull'attività di una delle società dai rapporti più longevi con Palazzo Gentile della storia recente. L'operazione Cornucopia della Guardia di Finanza ha portato alla luce un sistema di operazioni finanziare con cui CE.R.I.N. srl avrebbe distratto dalla casse comunali circa 2.462.000 di euro per "finalità estranee ai fini istituzionali".

Un rapporto di lunga data, appunto, quello tra la società attiva nel settore della riscossione tributi e Corso Vittorio Emanuele, che nasce nei primi anni Duemila, quando sigla un contratto di supporto all'Amministrazione Pice per la riscossione delle entrate tributarie. Rinnovato poi, a seguito di un regolare bando di gara, sotto la giunta Valla, che ha totalmente esternalizzato la gestione, cambiando l'aggio.

Tutto sembra andare bene sino al 2011, quando - a poche settimane di distanza dal rimpasto dell'esecutivo di Palazzo Gentile, quando assessore al Bilancio divenne Vincenzo Fiore - in Corso Vittorio Emanuele arrivano diverse fatture per "servizi di fiscalità locale" a detta della società mai saldate dal Comune. L'Amministrazione si oppone al pagamento (le fatture si dimostreranno emesse in parte tutte lo stesso giorno a distanza di anni dal termine del contratto, ndr) sino a Gennaio 2012, quando arriva un decreto ingiuntivo per oltre cinque milioni di euro, per cui fu aperto un contenzioso ancora in corso.

Di lì a pochi giorni il governo Valla cade e la palla passa nelle mani della compagine Abbaticchio. La CE.R.I.N. continua a lavorare secondo il contratto firmato con la passata Amministrazione. La società finisce sulle scrivanie della politica quando l'ex consigliere Paolo Intini nel 2013, in una lettera al governo cittadino, paventava pesanti danni erariali in caso di esito giudiziale negativo. L'esecutivo si oppone e rigetta l'istanza dell'ex candidato sindaco. Lo stesso anno Giuseppe Colapinto veniva arrestato e poi rilasciato per alcuni fatti di corruzione legati al Comune di Mariglianella, dove gli inquirenti ipotizzavano un caso di corruzione di un impiegato comunale.

A Dicembre dello stesso anno esplode il polverone pignoramenti. La CE.R.I.N. sceglie (come in parte avvenuto nel 2011) il recupero coattivo ai danni dei contribuenti morosi e la giunta Abbaticchio prende le distanze con una lunga nota stampa, sostenuta più in là anche dai Duosiciliani. Si scoprirà più tardi che la Giunta aveva diffidato la società dal pignorare già qualche settimana prima.

Le polemiche sulla riscossione sono solo il preludio all'internalizzazione del servizio tributi, che diventa un caso politico. Assieme alle aliquote di Tares e Imu, la gestione della riscossione, riportata a Palazzo Gentile per precisa volontà dell'Amministrazione Abbaticchio al termine del contratto con la CE.R.I.N., finisce al centro di Consigli e note stampa in cui l'opposizione parla di operazione fatta velocemente e male. Il più agguerrito è Franco Natilla che, in un'intervista sulla partnership tra Servizi Locali e Comune di Bitonto definì quello della CE.R.I.N. "un servizio svolto egregiamente".

La questione, comunque, viene metabolizzata e, nell'ultimo biennio, si è assistito da un lato a numerosi Comuni (già legati a CE.R.I.N.) che hanno scelto di seguire l'esempio di Bitonto - soprattutto in materia di pignoramenti - e dall'altro all'evolversi della vicenda Mariglianella, conclusasi con una condanna in primo grado a due anni e quattro mesi per Colapinto. Mentre il Comune di Bitonto, costituitosi parte lesa contro CE.R.I.N., chiedeva (e si vedeva rifiutare dal giudice civile, ndr) nel 2014 l'accesso ai database della società.

L'affaire CE.R.I.N., comunque, non è affatto concluso. Iter processuale a parte, potrebbero essere interessanti gli sviluppi investigativi dell'indagine, che potrebbe allargarsi a tutto il decennio di attività della società a Bitonto, il tutto legato verosimilmente a quanto accaduto a Mariglianella. Non è escluso che le Fiamme Gialle e la Procura vadano a ritroso e arrivino a verificare anche le operazioni che hanno portato all'affido del servizio di riscossione a Bitonto. E a quantificare l'eventuale disavanzo, che, secondo i bene informati, potrebbe essere superiore a quanto al momento emerso e ammontare a diversi milioni di euro.