La mafia di cui non ci frega nulla

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
22 febbraio 2016

La mafia di cui non ci frega nulla

Controretorica civica sulle minacce a Sangirardi

Come ha preso la città la notizia della lettera minatoria indirizzata a Giuseppe Sangirardi? La domanda è lecita, anzi d'obbligo, visto che – a parte le manifestazioni di solidarietà di partiti e associazioni – la cosiddetta "società civile" non ha dato particolari segnali di reazione in merito. Neppure sui social, surrogato digitale di quella che un tempo si sarebbe chiamata "opinione pubblica", si è letto granché. La città dorme. Mentre il suo responsabile del Territorio viene minacciato di ritorsioni se non farà le valigie e lascerà il suo incarico, la città dorme. L'indignazione è delegata alle istituzioni ed ai "portavoce" ufficiali della legalità, Avviso Pubblico, Libera, l'omonimo Comitato. Lo slogan "Bitonto non ha paura", che qualche anno addietro era riuscito a portare per strada centinaia di cittadini, sembra ormai solo un lontano ricordo.

Di fronte alla ciclicità degli episodi di intimidazione dei rappresentanti istituzionali è maturato quasi un senso di assuefazione. Eppure quell'ormai lungo elenco di episodi – all'indirizzo del Sindaco, dell'ex dirigente dell'Ufficio Tecnico Turturro, di Sangirardi, nonché di rappresentanti di partito – sembra delineare un sistema di pressione esterna sull'attività amministrativa, specie in materia edilizia e urbanistica, che è davvero difficile non definire mafioso. Fa impressione anche solo scriverlo, "sistema mafioso", perché è quel tipo di realtà criminale che siamo abituati a pensare lontana da noi, dalle nostre case e dalle nostre piazze; ma il sentore che in questa escalation di "avvertimenti" si celi un salto di qualità, che lega la criminalità comune ad interessi affaristici più o meno occulti, è difficile da reprimere.

Eppure la città riposa tranquilla. L'allarme sociale, che in occasione delle sparatorie in centro tra clan rivali, fino a qualche mese fa, era giustamente salito vertiginosamente, in questo caso non sembra dare segnali. Se ne potrebbe dedurre l'amara constatazione che quando la minaccia criminale non rischia di colpirci direttamente, non mette a repentaglio immediatamente la nostra sicurezza, allora riteniamo che non ci riguardi. L'aggressione al responsabile amministrativo del nostro Territorio – il che significa alle procedure attraverso le quali il nostro bene comune cittadino viene gestito – è un affare distante, che non incide sulle nostre vite, private e indipendenti.

Ed è paradossalmente proprio per questo, a motivo di questa distratta accettazione, che il sistema criminale che si nasconde dietro queste minacce rischia sempre più seriamente di assumere quel nome indicibile, mafia: perché sta trovando in questa città lo spazio per una "normale" coesistenza sociale. Di questo siamo tutti avvisati, e tutti responsabili: l'incidenza degli interessi criminali nella gestione del nostro territorio dipenderà anche e soprattutto dal presidio sociale che sapremo affermare delle nostre istituzioni. Dipenderà dal grado di attivismo civico che in questa città, quando serve, sembra dileguarsi con la stessa velocità con cui si impone in occasione delle scadenze elettorali. Oggi, più che mai, siAmo tutti, oltre che Sindaco, anche responsabile dell'Ufficio Territorio di questa città. Oltre le retoriche e i falsi idealismi, è questo il tempo in cui fare davvero la propria parte per il bene comune.