Il raccolto delle mandorle e le bocche da sfamare

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Lo sapevate che
10 febbraio 2016

Il raccolto delle mandorle e le bocche da sfamare

Da 'Lo sapevate che' di Carmela Loragno

Era il mese di settembre quello in cui si "cazzàvene r'amìnue", si sgusciavano le mandorle, rimaste ad asciugare al sole sui panni di tela o iuta nelle calde giornate di fine agosto, dopo il raccolto.
Un lavoro certosino e stancante, fatto rigorosamente a mano, che veniva svolto solitamente non dai grandi proprietari dei fondi, ma da gente estranea, assunta a giornata con forme di caporalato antico o da commercianti speculatori improvvisati, che, dopo aver acquistato a poco prezzo quintali di mandorle ancora col guscio, le rompevano per poi rivenderle già sgusciate a caro prezzo nel porto di Bari.

Erano le donne che di solito venivano ingaggiate per la sgusciatura. I soldi che guadagnavano da questo lavoretto servivano per sfamare la famiglia, spesso numerosa. E così si alzavano presto al mattino, lasciavano i figli ancora a letto e andavano a sgusciare mandorle per qualche ora, prima di rincasare e preparare la colazione ai figli che spesso neanche si accorgevano della loro assenza.

Era la condizione di una donna che era allora insieme moglie, madre di tanti figli, angelo della casa, ma che non disdegnava di lavorare nei campi, per aiutare il marito, o faceva la sarta in casa, filava la lana e il cotone. Era il suo lavoro più prezioso che mai, perché risollevava le sorti della famiglia, senza dimenticare l'educazione dei figli.

E allora il proverbio di oggi si rivolge proprio a quegli anni di povertà, ma di autenticità, in cui essenziale era il ruolo della "madre" in ogni casa: "Càzze, màmme, ca re ppàn'è ppicche" ovvero "Rompi, mamma, perché il pane non basta", ad indicare appunto il figlio che prega sua madre affinchè sgusci più mandorle possibile, in modo da poter assicurare un po' di pane in più alla prole.

Parola del giorno: "R'amìnue" ovvero le mandorle

 

In copertina una fase della raccolta delle mandorle Filippo Cea nell'azienda Donna Francesca di Mariotto