Filumena Marturano in un allestimento in vernacolo bitontino

di La Redazione
Cultura e Spettacoli, Video
04 febbraio 2016

Lo spettacolo è stato messo in scena lo scorso weekend

È andata in scena lo scorso 30 e 31 gennaio presso l’auditorium Anna ed Emanuele De Gennaro un allestimento del capolavoro edoardiano “Filumena Marturano” in vernacolo bitontino, curato dall’Associazione Culturale “Amici per la crepapelle”. Scritta soltanto in quindici giorni, tradotta in tutto il mondo, la commedia sociale edoardiana è ancora attuale.

L’ingresso in medias res presenta subito Domenico Soriano, aka Carlo Pice - regista dello spettacolo -, mentre si dispera perché Filumena Marturano, interpretata da Daniela Schiavone, lo ha incastrato. Fingendosi morente s’è fatta sposare in extremis, aiutata da Nella Mongiello nei panni della fidata Rosalia. Filumena è donna, ex-prostituta ma soprattutto madre. Madre di tre figli avuti da tre uomini diversi. Filumena è una fuori-legge, l’unica legge che conosce è la sua. Non sa piangere perché non conosce il bene, utilizza la forza per ottenere quello che vuole: rubare un cognome per dare un futuro ai propri figli. 

Il calcolo in questo caso, la smisurata ambizione di Filumena non sono un difetto, anzi rappresentano il valore aggiunto, il nonplusultra della sua eroicità. Domenico e Filumena hanno un problema di comunicazione, rivendicano entrambi principi morali differenti.  È giusto ottenere con l’inganno quello che non si può avere in altro modo, seppur in nome dell’amore dei propri figli? 

Aiutato dal fedele Alfredo, rappresentato da Giovanni Garofalo, Domenico cercherà un Avvocato, alias Tonino Colasuonno, per smontare il piano di Filumena, perché lui vuole sposare la giovane Diana, interpretata da Anna Damone. Il matrimonio non è valido, la legge del mondo non può seguire un principio morale. Nonostante questo Filumena ha finalmente il coraggio di rivelare la propria identità ai suoi figli (Giuseppe Abbadessa, Fabrizio Decaro, Francesco Bonasia). Uno di quei tre è però anche figlio di Domenico. L’asse temporale nel terzo atto si sposta, Domenico ha accettato di sposare Filumena ma è tormentato dall’identità di suo figlio. Filumena non cederà mai, neanche dinnanzi alle suppliche: “i figli sono figli e devono essere tutti uguali”.

La scenografia e i costumi sono ben curati e riportano gli spettatori negli anni ’40, il dramma edoardiano, nonostante la traduzione, non perde di autenticità. Il vernacolo è un buon mezzo per proporre i grandi classici del teatro italiano e aiuta a stemperare le grandi tematiche. De Filippo pensò proprio a tutto, i meccanismi teatrali interni alla commedia sono perfetti e in questo adattamento c’è spazio anche per il sorriso degli astanti. Dramma e comicità si fondono.

La portata rivoluzionaria della storia, le tematiche scabrose e la genialità della costruzione drammaturgica fanno di “Filumena Marturano” una storia senza tempo. L’assemblea costituente il 23 Aprile del 1947 stabilisce il diritto-dovere detenuto dai genitori di mantenere, istruire ed educare tutti i figli anche quelli nati al di fuori del matrimonio, dopo un dibattito aperto proprio dal dramma eduardiano. 

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