Episodio 2.23: Pretty Woman

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
25 febbraio 2016

Episodio 2.23: Pretty Woman

Sul perché il caso Sangirardi rende Bitonto sempre più simile a una puttana

Bitonto è criptica, un posto difficile da capire. Risulta sempre poco comprensibile, probabilmente a causa del letto di contraddizioni in cui sembra essersi adagiata, o in cui probabilmente ha sempre vissuto. Bitonto è complessa. In effetti a tratti sembra una donna.

A volte si ha l'impressione che si tratti di una città metamorfa, un qualcosa che sembra quello che in realtà non è. La bellezza sprigionata dal centro antico, amplificata in un certo senso dal movimento, da quella tanto amata quanto odiata movida, spesso è accecante. Ed essere ciechi non può essere utile alla città in questo momento.
Una città che ha ritrovato in questo modo una bellezza che negli anni passati sembrava essersi appassita, ma che non riesce ancora a trovare il giusto coraggio per rispondere concretamente alla sua vera condizione. Una città piena di cicatrici vecchie e nuove e di ferite ancora sanguinanti, tutte coperte da un bel trucco e da forme accattivanti che distolgono l'attenzione dai suoi problemi e dai suoi difetti. Una città che in molti amano, che alcuni odiano per essere stati delusi, ma che pochi personaggi pretendono di possedere. Anche con la forza.

Una città che forse si è anche abituata, negli anni, ad essere posseduta e violentata. Altrimenti sarebbe difficile comprendere i motivi per cui un dirigente dell'Ufficio Territorio venga minacciato in modo così pesante. Un dirigente che, molto probabilmente, ha deciso di svolgere il proprio lavoro nel modo più onesto possibile, senza scendere a compromessi.

Perché, ragionando un momentino, qui si parla di Ufficio Territorio. Si tratta di appalti, di autorizzazioni, varianti. Se ci si trova di fronte a una reazione del genere, a macchine bruciate e minacce di morte, è quasi naturale ipotizzare che si sia negato a qualcuno un lavoro garantito in passato. Quello stesso qualcuno che forse ha sempre creduto di possedere Bitonto, o almeno una parte di essa.

L'eco di un fatto tanto grave, tuttavia, non è stata poi così ampia. Anzi, è stata quasi sotterrata da polemiche inutili e a tratti dannose, quali ad esempio quelle di chi si è eretto a genitore modello o dispensatore di giudizi non richiesti né tantomeno necessari a fronte della morte di un ragazzo, preferendo la parola, spesso offensiva e senza tatto, al sempre più bistrattato e apprezzabile silenzio.

Silenzio che invece si è rivelato assordante, specie da parte della cittadinanza, nei confronti del caso Sangirardi. Una cittadinanza che sembra non riuscire a vedere, che non sembra riuscire a comprendere come un fatto simile sia grave tanto quanto le sparatorie della scorsa estate, se non addirittura peggiore.
Lo sdegno sembra venir fuori solo quando fa comodo o quando fa in un certo senso tendenza, ma non in casi come questo. Uno sdegno che sembra quasi essere legato a una anomalia, a una moda non del tutto convenzionale, e a tratti, a una scelta di comodo.

E a pensarci bene, Bitonto non ricorda davvero una donna. Almeno, non una donna comune. Un cittadino comune non resterebbe in silenzio di fronte a una donna che viene continuamente violentata e posseduta, non resterebbe in silenzio di fronte alla sua bellezza. A meno che non si tratti di una bellezza palesemente rifatta, a meno che non si tratti di una donna corrotta e in un certo senso consenziente. A meno che non si tratti di una donna a cui piace essere violentata e posseduta. Ecco perché Bitonto non ricorda propriamente una donna. Bitonto, più che altro, assomiglia a una puttana.

E il cittadino che preferisce il silenzio e in questo modo asseconda la violenza la rende sempre più tale. Forse, restando nell'oscuro mare delle ipotesi, è stato questo il vero grande errore di Sangirardi: cercare di trattare una puttana come una donna normale e senza vincoli, cercando di toglierla dalla strada.

E, purtroppo, Bitonto non è Pretty Woman.