Cerin. Quali erano i contratti con Palazzo Gentile?

Savino Carbone
di Savino Carbone
Politica, Cronaca
10 febbraio 2016

Cerin. Quali erano i contratti con Palazzo Gentile?

Dal supporto con Pice sino alla esternalizzazione del servizio di accertamento voluto da Valla. Si poteva evitare il ciclone?

Si poteva evitare? È la domanda che circola in questi giorni, dopo l'arresto di Giuseppe e Mario Colapinto con l'accusa di peculato nell'ambito dell'operazione Cornucopia della Guardia di Finanza.

Secondo la Procura i patron della CE.R.I.N., società si è occupata di gestione dei tributi per un decennio al Comune di Bitonto, avrebbero distratto dalle finanze del Municipio 3.188.000 euro nel triennio 2010-2012. Manovre finanziarie che, appunto, sarebbero passate inosservate in Corso Vittorio Emanuele, consentendo alla società di continuare a svolgere regolarmente il proprio compito sino a Dicembre 2013, quando l'amministrazione Abbaticchio decise di non rinnovare il contratto e internalizzare il servizio di riscossione.

Carte alla mano, il reato contestato ai Colapinto si sarebbe consumato con estrema lucidità. La CE.R.I.N. ha operato per conto del Comune in due distinti momenti: durante il Pice bis e a cavallo tra il governo Valla e l'attuale Amministrazione.

A Dicembre 2003, l'amministrazione Pice (assessore al Bilancio Michele Daucelli) decise di affidarsi ad un supporto per la riscossione dei tributi. All'epoca erano Comune e Azienda Servizi Vari a gestire le entrate, per cui (essendo l'ASV una partecipata, ndr) Palazzo Gentile aveva diretto controllo su quanto effettivamente riscosso. Se si legge la relazione di Michele Petruzzellis (all'epoca dei fatti dirigente comunale) il contratto con la società dei Colapinto prevedeva "l'affidamento del servizio di costituzione dell'Anagrafe Tributaria Comunale e Servizio Informatico Contribuente, al fine di recuperare l'evasione tributaria locale, oltre che al fine di gestire la banca dati comunale". In sostanza CE.R.I.N. affiancava il Municipio con un supporto di tipo statistico, al fine di recuperare le quote di tributi evase. Per questo tipo di servizio i Colapinto potevano godere di un aggio "che non poteva superare il 40% (si stabilì il 33%, ndr) delle maggiori entrate attinente l'attività di accertamento propedeutica al recupero dell'evasione" e di un secondo compenso "riferito alla gestione a regime del servizio tributi da contenere nel limite massimo del 10% (alla fine si scelse l'8,1%, ndr)".

Più larghi sarebbero stati i margini di manovra del secondo contratto sotto Valla, quello stipulato nel 2009, durante il quale sarebbero avvenuti i fatti contestati dalla Procura. Alla scadenza del contratto voluto da Pice, Palazzo Gentile optò per un proroga di un anno a favore della società, mentre la neonata giunta Valla - guidata dall'assessore al Bilancio Nicola Antuofermo - preparava un nuovo bando per la "gestione ordinaria, delle attività di accertamento, liquidazione e riscossione volontaria e coattiva dell'imposta comunale sugli immobili e della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, anche nella accezione di tariffa per l'igiene ambientale" (come si legge nel contratto, ndr). Si passava, dunque, da attività di supporto a vera e propria concessione della riscossione. Come sottolineò Michele Daucelli (nel frattempo divenuto consigliere di opposizione, ndr) il capitolato - approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale a Luglio 2008 perchè in ballo c'erano i posti di lavoro dei dipendenti ASV (che perdeva il servizio) - portava "all'esterno del Comune il servizio di accertamento [...] non avremo più persone che capirebbero dei tributi [...] saremo sempre schiavi di appaltare sempre a terzi il servizio". Persino Franco Natilla (che spese parole positive sull'operato del concessionario due anni fa, ndr) ebbe a chiedersi: "Perché non si è pensato ad agevolare l'ASV, magari in fase di redazione del bando?".

Alla fine, la gara fu vinta da CE.R.I.N. con un aggio dell'1,7% "sulle riscossioni complessive". Con la gestione totale del servizio di accertamento, dunque, sarebbe stato più facile per i Colapinto distrarre gli oltre tre milioni contestati dalla Procura, che costituiscono circa il 6% delle previsioni di entrate tributarie del triennio in esame. D'altro canto il contratto era molto vago sulla rendicontazione, che, secondo gli inquirenti, avveniva senza che fosse mostrato l'estratto del conto corrente legato alla riscossione.

Difficile stabilire delle responsabilità, senza che sia partito l'iter processuale, le "perplessità [...] sulle forme di controllo esercitate dagli uffici comunali" evidenziate dalla Procura restano. E non è detto che rimangano solo tali.