Caso Cerin. È bufera

Savino Carbone
di Savino Carbone
Politica, Cronaca
09 febbraio 2016

Caso Cerin. È bufera

Le carte finiscono alla Corte dei Conti. I Comuni hanno paura: a Copertino sospeso il contratto. E i commercianti: 'Pronti a costituirci parte civile'

Il caso CE.R.I.N. finisce sui banchi della magistratura contabile. Sarà la Corte dei Conti a prendere in consegna la documentazione relativa al lavoro svolto nel triennio 2010-2012 dalla società dei Colapinto - finiti agli arresti domiciliari a seguito della maxi operazione della Guardia di Finanza, denominata Cornucopia.

L'obiettivo della Corte sarebbe quello di verificare se ci siano state negligenze nella vigilanza sulla CE.R.I.N. e se questa abbia potuto distrarre fondi dalle casse pubbliche grazie al supporto di alcune figure. Il complesso sistema finanziario dei Colapinto, venuto alla luce solo in queste ore, avrebbe permesso di sottrarre più di tre milioni di euro in altrettanti anni. Questo perchè, secondo quanto si apprende da alcune indiscrezioni apparse sulla Gazzetta del Mezzogiorno, la società si sarebbe premurata di rendicontare mensilmente quanto prelevato dalle tasche dei cittadini, mentre non avrebbe fornito l'estratto del conto corrente postale legato alla sua attività (e finito nel mirino della GdF). Per questo non ci sarebbero state discrasie tra quanto dichiarato e quanto effettivamente girato a Palazzo Gentile. Ad essere fallace, probabilmente, sarebbero state, dunque, proprio le rendicontazioni.

L'affaire è comunque solo all'inizio e la sensazione più diffusa è che i militari abbiano aperto un vaso di Pandora. Non è escluso che le indagini proseguano spostandosi su tutta l'attività svolta dalla CE.R.I.N. per Palazzo Gentile (durata un decennio circa) e altri Comuni. Il disavanzo tra quanto riscosso ed effettivamente consegnato potrebbe essere decisamente maggiore.

Intanto proprio il sospetto inizia a diffondersi anche tra gli altri Comuni che hanno intrattenuto rapporti con la società. A Bisceglie, dove la CE.R.I.N. ha operato sino al 2013 e tutt'ora si occupa (in qualità di mandante di una ATI) del rilevamento di infrazioni ai semafori, i giornali locali hanno ripreso la notizia ricordando il caso delle "cartelle pazze". Stessa cosa a Teramo, mentre a Pulsano il segretario del Partito Democratico, Saviano Nazzareno scrive in una nota: "Non possiamo non dirci preoccupati per le sorti che questa vicenda potrebbe avere per la nostra comunità". E se il sindaco di Casarano, Gianni Stèfano, si affretta a spiegare come non ci sia stato alcun problema con le attività del suo Municipio, a Copertino, all'indomani degli arresti, la Giunta sospende il contratto e diffida la CE.R.I.N. a versare subito le somme riscosse, avvia un'indagine amministrativa interna e apre nuovi conti correnti per il versamento delle imposte del 2016, riservandosi di costituirsi parte civile. Mentre a Trani, Raimondo Lima, capogruppo di AN-FDI in Consiglio Comunale, si chiede: "Come mai meno incassi dai servizi svolti dalla CE.R.I.N.?".

Ma è tra i cittadini e i commercianti di Bitonto che si diffonde la rabbia maggiore. Tante sono state le vittime dei pignoramenti del 2013, a cui si aggiunge chi si è visto arrivare cartelle esattoriali errate. "Stiamo seguendo con attenzione la situazione relativa al caso che investe una società di riscossione tributi locali. I Comuni convenzionati con la Cerin srl sono quelli che vedono direttamente interessati anche i commercianti su aree pubbliche, che hanno versato i tributi locali previsti per l'occupazione dei posteggi" scrive Savino Montaruli, portavoce di Unimpresa, BATCommercio2010, Comitato Casambulanti Bitonto e Acab. E annuncia che i commercianti sono pronti a costituirsi: "Pare che a tal proposito sarebbero già emersi profili di possibili responsabilità sotto il profilo contabile che meritano di essere approfonditi. Se da tali approfondimenti dovesse emergere che le aliquote siano state aumentate in modo improprio o addirittura per far fronte e compensare i mancati introiti da parte dei Comuni, allora la situazione sarebbe gravissima e le nostre associazioni di categoria non esiterebbero nel costituirsi in giudizio, anche con l'azione civile per il risarcimento ed il recupero del danno economico eventualmente accertabile".