Caso Cerin. Abbaticchio: 'Vorrei si ricordasse quanto fatto dall'Amministrazione'

Savino Carbone
di Savino Carbone
Politica
05 febbraio 2016

Caso Cerin. Abbaticchio: 'Vorrei si ricordasse quanto fatto dall'Amministrazione'

La politica: 'Attendiamo che la magistratura faccia il suo corso'

"In questo momento vorrei solo che si ricordasse quanto l'Amministrazione ha fatto sul versante dei tributi". Il sindaco Michele Abbaticchio commenta così l'operazione Cornucopia della Guardia di Finanza, che ha portato all'arresto in custodia cautelare di Giuseppe e Mario Colapinto, patron Cerin, con l'accusa di peculato.

Il primo cittadino preferisce dunque non esprimersi direttamente sulla vicenda che ha fatto tremare un gigante della riscossione tributi, che ha operato in concessione a Bitonto fino al 2013. Anno in cui, appunto, l'Amministrazione Comunale ha deciso di interrompere il rapporto con CE.R.I.N. e internalizzare la riscossione dei tributi, non prima di aver duramente criticato l'operato della società che, negli ultimi mesi di concessione, aveva fatto ricorso a pignoramenti ai danni dei contribuenti morosi.

D'altronde l'esigenza era "riportare sotto la totale egida di Palazzo Gentile le entrate tributarie, al fine di poter controllare meglio i flussi di denaro", come sottolineato dall'assessore al Bilancio Michele Daucelli, rifacendosi a quanto dichiarato ieri dalla Procura, che ha sollecitato i Comuni a maggiori controlli. Necessità evidenziate dalla richiesta d'accesso ai database CE.R.I.N. che dal Municipio hanno inoltrato nel Settembre 2014, rigettata, però, pochi mesi più tardi dal giudice civile.

Il Comune, comunque, da Aprile dello scorso anno si è dichiarato parte lesa. "Lo avevamo detto ed annunziato con la nostra opposizione alla scissione societaria della CE.R.I.N., promossa innanzi al Tribunale di Bari - scrive Nicola Bonasia, l'avvocato di Palazzo Gentile - Una operazione, quella, che insieme ad altre dello stesso tipo, di fatto e sostanzialmente, aveva consentito ai Colapinto di azzerare completamente il patrimonio sociale della CE.R.I.N. in danno dei creditori tutti. Ma in questa storia non potranno non venire in rilievo ed essere adeguatamente valutate anche le responsabilità - che, se esistenti, sarebbero gravissime - dei revisori e sindaci di quella società e delle altre facenti capo ai Colapinto".

Negli ambienti politici il clima è sì poco sereno, ma nessuno preferisce sbilanciarsi. "Aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso" è il mantra ripetuto dal segretario piddino Biagio Vaccaro, Francesco Ricci e il consigliere regionale Domenico Damascelli - già vicesindaco quando in Corso Vittorio Emanuele arrivò da CE.R.I.N. un decreto ingiuntivo per circa cinque milioni di euro. Il capogruppo dem concorda con la Procura "quando ha detto che sarebbe preferibile aumentare i controlli, anziché alzare le imposte, l'ho già detto numerose volte in Consiglio". Comunque "se nel corso del processo dovessero essere confermate le accuse, che il maltolto venga restituito alle casse comunali e quindi ai cittadini". E su Franco Natilla, che a Febbraio 2014 in una intervista sulla partnership tra Servizi Locali e Comune di Bitonto aveva definito quello della CE.R.I.N. "un servizio svolto egregiamente", dice: "Evidentemente parlava dell'attività svolta dalla società nel suo complesso, come in tanti altri Comuni. Credo che nessuno avrebbe immaginato tutto questo. D'altro canto nè gli uffici né gli organi preposti al controllo avevano fatto trapelare alcunché ai consiglieri". Sostenuto da Vaccaro, "non penso che Natilla fosse a conoscenza di quanto successo".