Quando la neve si vendeva a chili

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Lo sapevate che
13 gennaio 2016

Quando la neve si vendeva a chili

Un nuovo appuntamento con la rubrica di Carmela Loragno

Lo sapevate che nel periodo che precedette la prima guerra mondiale, a Bitonto, si vendeva la neve? L'acqua era un problema anche allora per il sud e non era poi così strano pensare che in quel tempo di fame e stenti si avviasse una neviera o il commercio del ghiaccio.

La neve veniva raccolta dai contadini in campagna e depositata in un locale annesso alla Porta Baresana.
Certo era un evento rarissimo, perché rare erano le nevicate abbondanti dalle nostre parti. Eppure, quando capitava, la neve veniva tagliata a chili (rùute), secondo la quantità desiderata e avvolta in un pezzo di tela.
Poi, per non farla sciogliere velocemente, veniva ulteriormente avvolta da uno strato di paglia e venduta a dieci soldi al chilo.

Sulla via per Palombaio esisteva una vera e propria "neviera", la nevèire come veniva chiamata, dove grandi quantità di neve, compressa per prolungarne la tenuta, venivano stipate per giorni. Questa usanza si è poi conservata per il ghiaccio e pare che nei pressi della villa comunale esistesse una fabbrica e rivendita di ghiaccio.

Proverbio: "Re ppaipe se vènne a jònze e la naìve se vènne a rùute", Il pepe si vende ad once e la neve a chili, ad indicare la maggiore importanza della spezia rispetto alla neve.
La parola del giorno: Rùute ovvero "chili", l'unità di peso con cui si misurava la neve venduta