Quali sono stati i rapporti di Savinuccio Parisi con Bitonto?

Savino Carbone
di Savino Carbone
Inchieste
14 gennaio 2016
Photo Credits: Corriere del Mezzogiorno

Quali sono stati i rapporti di Savinuccio Parisi con Bitonto?

Dal contrabbando sino a Domino. La storia locale del boss scarcerato nei giorni scorsi

La scarcerazione Savinuccio Parisi è stata al centro delle cronache giudiziarie delle ultime ore. Il boss di Japigia è stato assolto dalla Corte d'Appello di Bari nell'ambito di un processo su una presunta estorsione da 700mila euro ai danni dell'amministrazione di una società.

Al suo ritorno, Savinuccio - detenuto fino a pochi giorni fa ad Udine - ha ricevuto un'accoglienza speciale: alcuni conoscenti hanno organizzato un piccolo spettacolo pirotecnico nei pressi del carcere. La notizia, che ha fatto il giro di tutta Italia, fa il paio con le numerose attestazioni di stima che il vecchio boss ha ricevuto sui social network da parte di moltissimi cittadini baresi, ma anche di moltissimi utenti dell'hinterland. A testimonianza che il dominio di Savinuccio, nonostante gli ultimi venti anni passati a fare la spola tra Japigia e il carcere, non è mai stato scalfito. Come a Bitonto, vecchio feudo dei Parisi fino a metà degli anni Novanta, dove c'è chi giura di aver assistito a scene di giubilo per la scarcerazione di Savinuccio simili a quelle di Bari.

Il rapporto del boss con Bitonto ha origini lontane, legate agli albori della storica Sacra Corona Unita. Era la fine degli anni Ottanta e il clan iniziò la sua repentina ascesa grazie al racket delle estorsioni, lo spaccio dell'eroina ma, soprattutto, il contrabbando delle sigarette. Decine di tonnellate di sigarette importate illegalmente soprattutto dai Balcani e dall'Europa dell'Est, vendute nel mercato nero di tutta la provincia. I proventi del contrabbando e uno spiccato senso strategico fecero di Savinuccio un leader criminale intelligente, più propenso al dialogo che al fuoco. Tanto da stringere numerose affiliazioni - un pentito avrebbe recentemente confessato che Savinuccio avrebbe ricevuto dalla Camorra campana il massimo grado di onorificenza, quello di "Regina Elisabetta", ndr.

A Bitonto, Savinuccio riuscì a stringere un'alleanza con Michele Bux - detto "la pallina" - all'epoca "dominus" della mala locale assieme a Michele D'Elia, "seidita". Grazie al patto stretto con Bux, i Parisi si assicurarono il controllo del territorio bitontino e la gestione indiretta degli affari criminali. I primissimi anni Novanta videro il dominio incontrastato di Savinuccio e la mala non aveva timore ad ostentare il suo potere. A pochi giorni dal Natale del 1991, un ordigno fu fatto esplodere davanti al Commissariato di Bitonto: un messaggio chiaro per l'allora dirigente Luigi Liguori, che divenne uno dei protagonisti della lotta alla criminalità bitontina e ai Parisi, prima da Commissario e poi nelle varie posizioni ricoperte tra Antimafia e Squadra Mobile di Bari.

Le cose, però, iniziarono a cambiare dal Maggio del 1992. D'Elia, che aveva scelto la via della pax con i Parisi, venne ucciso in un conflitto a fuoco con la Polizia. Mario D'Elia e Giuseppe Cassano, fratello e nipote del boss, scelsero di stringere un'alleanza con l'allora piccolo gruppo dei Conte, per spodestare il clan barese in città. Il clima divenne più teso e furono sempre più frequenti le rappresaglie tra i Conte-Cassano e la fazione Bux. Nel 1996 la fine dell'impero: "la pallina", in odore di pentimento secondo i Parisi, fu freddato da un commando. La morte di Bux - nonostante fosse stata ordinata dai vertici del clan barese - avrebbe significato di lì a poco la sconfitta del gruppo a Bitonto.

Da quel giorno un susseguirsi di lotte tra clan per il dominio della città, mai omogeneo. Da una parte i Conte-Cassano dall'altra i Semirari-Valentini, in mezzo i gruppi del centro antico. Cambiano le alleanze con Bari: il clan di riferimento diventa quello degli Strisciuglio, a conferma di una linea criminale specifica che costringerà Savinuccio a spostare la sua influenza nel Sud Barese. In vent'anni si sono alternate sparatorie, casi di lupara bianca, numerosi attentati alla vita di Domenico Conte, la rottura del rapporto tra lo stesso e Cassano, all'origine dei più recenti fatti criminali cittadini.

Quale è il rapporto tra Savinuccio e Bitonto oggi? Il boss ha scelto di dedicarsi ad affari che niente hanno a che vedere col traffico di droga, ad oggi oggetto di contesa dei gruppi del territorio. Le ultime testimonianze dell'attività del boss barese in città si hanno grazie ai resoconti delle ultime operazioni di Polizia contro i Parisi: quella relativa alla rete di usurai, che portò all'arreso di due bitontini affiliati al clan e legati a Vito Parisi, cugino del boss, e Domino, nelle cui carte sono finite le frequentazioni tra il bancarottiere Michele Labellarte e Lello Degennaro, cugino di Vito e Gerardo Degennaro, e una serie di immobili ubicati a Bitonto posti sotto sequestro dalla Finanza.

Non è escluso, tuttavia, che il boss di Japigia finisca tra le maglie delle lotte criminali in città. Il sempre meno appeal riscosso dagli Strisciuglio, unito ad un elevato livello di caos nelle geografie criminali, potrebbero spingere il clan a guardare nuovamente con interesse alla città. Magari supportando una delle fazioni interessate.