Lumi, lucerne ed edicole votive

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Lo sapevate che
27 gennaio 2016

Lumi, lucerne ed edicole votive

Il nuovo appuntamento con 'Lo Sapevate Che' di Carmela Loragno

Quando le campane scandivano il tempo e i momenti della giornata, quando la società andava lenta, di una lentezza che dava importanza alle cose, alle persone, ai rapporti, alla spiritualità. Ancora un viaggio nel passato, quando il suono delle campane dell'Ave Maria davano il segnale che la giornata era terminata. Tutte le attività dovevano cessare, i bambini avevano l'obbligo di rientrare: la cena era pronta e le donne, nell'attesa che i mariti tornassero dalle campagne, recitavano l'Angelus in una lingua che poco aveva a che fare col latino e poi il rosario. Qualcuna si intratteneva col lavoro a maglia. Lo scopo era economizzare sulla luce e sul fuoco.

Siamo negli anni precedenti la prima guerra mondiale, la luce elettrica era un lusso troppo raro, nelle case si utilizzavano i lumi a petrolio, nelle famiglie più povere c'erano le lucerne o lampade ad olio a quattro becchi, dette "re canelìere" ovvero le lumiere, più economiche perché consumavano l'olio di oliva di scarto non commestibile. Diffusa era la figura dei conzalambèure, che avevano il compito di rifornire di petrolio i lumi dei lampioni. Erano loro che, muniti di una lunga canna, spegnevano ad una certa ora i lumi, per risparmiare il combustibile.
Quando la notte scendeva, il buio abbracciava la città che si faceva deserta. Tutto taceva e la vita continuava nelle case, in attesa del giorno seguente, in una dimensione più autentica, fatta di racconti, di silenzi, di famiglia.

L'inaugurazione della illuminazione pubblica ad elettricità risale al 1901. In quell'anno fu organizzato dal Comune di Bitonto un pranzo per i bambini delle famiglie povere, nel chiostro della Chiesa di San Domenico, in quella che un tempo era l'ex Pretura.

A qualche anno prima, e precisamente nel 1897, risale un episodio tragico legato al petrolio. In quest'anno, infatti, un finanziere rimase ucciso nel corso dell'esplosione dei fuochi pirotecnici in piazza Marconi mentre si opponeva a questa manifestazione.

La stessa tragedia si verificò nel corso della sommossa popolare per la soppressione delle barriere per gli uffici daziari. Questi infatti si trovavano vicino al ponte di Santa Teresa. Pare che i manifestanti si servirono del lume a petrolio posto sullo spigolo del fabbricato situato difronte all'ufficio, ruppero i vetri del fanale, il contenuto del lume di latta si riversò sui tavoli degli uffici.

Ma all'illuminazione non sono solo legati eventi drammatici. Diffusissime, infatti, erano le edicole votive delle campagne e gli archi della città antica. Tra le edicole religiose c'erano la Cappèdde de Crìste, Sande Uarìenze, U Crengefìsse (la Cappella di cristo, San Lorenzo e Il Crocifisso), fatte costruire dai proprietari dei terreni allo scopo di essere ricordati. Su di esse spesso si trovava la seguente incisione "A devozione di..." e poi la data.
Davanti al santo raffigurato veniva posta una lucerna, che il proprietario si preoccupava di mantenere sempre accesa per ottenere la grazia e la benedizione del Santo. E per ricevere maggiori protezioni, la gente che viveva nei dintorni aggiungeva altre effigi di santi, rischiarate dalla luce di una lucerna che era anche conforto per i viandanti. Perché la luce era preziosa, come la fede.

Proverbio: "Dope l'Avemmaròje jàcchie la mòrte via-vòje" ovvero "Dopo l'Ave Maria trovi la morte via via", ad indicare che il suono delle campane dell'Ave Maria segnava la fine della giornata e in giro non si trovava più nessuno.
Parola del giorno: "Conzalambèure" ovvero chi aveva il compito di accendere e spegnere i lampioni a petrolio