Lo 'Spirito Allegro' di Gullotta al Traetta di Bitonto

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Video
26 gennaio 2016

L'attore ha portato in scena la commedia di Noel Coward. Guarda l'intervista realizzata da BitontoTV

Lo "Spirito allegro" di Leo Gullotta ha invaso il Teatro Traetta lo scorso 23 gennaio. Spirito allegro – spirito da spiritello, fantasmino – è una commedia di situazioni e di equivoci, scritta e messa in scena per la prima volta nel 1941 da Noel Coward. In un periodo storico come quello della seconda guerra mondiale, questa commedia dalle battute argute e serrate, destò non poche critiche perché trattava in maniera dissacrante e ironica un argomento come la morte. Spesso però ciò che la critica distrugge viene reso celebre dal pubblico. Mai come allora la gente aveva davvero bisogno di sorridere, di evadere e di distrarsi.

Negli anni '40 a Londra, Charles - interpretato da Gullotta – noto scrittore inglese, decide di organizzare una seduta spiritica in casa sua per documentarsi sul tema dell'occulto: oggetto del suo prossimo romanzo. Alla seduta partecipano la moglie Ruth e due amici di famiglia (il medico George Bradman e sua moglie Violet) e la stessa viene condotta da Madame Arcati, donna dalle discutibili arti magiche. Con stupore del protagonista, per una serie di eventi la medium evocherà Elvira, prima moglie di Charles defunta ormai da sette anni. La comicità arriva prorompente quando sulla scena sono presenti entrambe le mogli dello scrittore, che quasi impazzisce rispondendo ora ad una ora all'altra. Lui è il solo a poter vedere lo spiritello e questo genera una serie di equivoci beffardi che costeranno la vita persino alla seconda moglie che si materializzerà anche lei sotto forma di fantasma. Charles ormai non può che fuggire.

Leggera, elegante, irriverente, dai tempi comici perfetti, recitata in maniera impeccabile da tutti gli interpreti, a più di 70 anni dalla sua scrittura originale, la commedia nera continua a stupire e a far sorridere. I vestiti curati dalla Sartoria Tirelli, le musiche dell'epoca ricercate da Germano Mazzocchetti, contribuiscono alla ricostruzione fedele degli anni 40'. Colpiscono per originalità le scenografie create da Ezio Antonelli: metà usuali e metà virtuali, con l'innovativa tecnologia del videomapping che dona profondità al piano scenico e risulta essere funzionale per la rappresentazione della dimensione mistica propria della commedia.

BitontoTV ha incontrato Leo Gullotta prima dello spettacolo.

"Con l'arte non si mangia" quale consiglio darebbe ad un giovane promettente attore?
Con l'arte non si mangia è stato un pensiero a mio avviso basso, sciocco, stupido detto da un ministro, ed è tutto sbagliato, perché nei paesi vicini nostri – Londra, Parigi – della cultura ne hanno fatto una industrializzazione, i teatri sono sempre pieni, c'è un grande movimento e una grande preparazione di giovani verso il cinema. Nel paese in cui nel Rinascimento si è inventato il teatro, è come se l'italiano avesse detto "beh, abbiamo fatto tanto nel Rinascimento, adesso basta, guai a muoverci!". E c'è questa specie di placca, di stoppaggio verso chi ha idee, progetti, si tarpano le ali in questo modo. Ancora oggi si agisce non con mi manda Tizio, io conosco, senza mai guardare la qualità di un progetto. Anche negli altri paesi c'è stata la crisi, ma non hanno mai tolto un euro alla scuola, all'università, alla cultura. Qui hanno fatto il contrario, hanno tolto. I più schiaffeggiati sono i giovani, gli hanno tolto il futuro.

Oggi è una giornata particolare, in più di 90 piazze in Italia si combatte per i diritti civili.
Siamo in uno dei paesi più ipocriti che possano esistere, ormai tutta l'Europa ha una legislazione per le Unioni civili. Da quanti anni ci dicono "no, un momento adesso arrivano i Dico, no adesso arrivano questi altri", non fanno mai niente. Perché questi uomini che dovrebbero fare le leggi sono attaccati alle poltrone e allora si giustificano con quello che dice il Vaticano, quello che non dice, i laici, non i laici. Sono balletti sciocchi. E il family day? Nessuno pensa che si entrerà nelle case a rovinare le famiglie. Questi sono pensieri di mala informazione, ma che sottolineano la totale imbarazzante ipocrisia. I diritti sono di tutti. Oggi, in più di 90 piazze c'è questo chiedere "dovete fare" dovete riconoscere i diritti. Tutti hanno diritto di essere felici – anche perché poi si pagano le tasse – non vedo perché non dobbiamo avere diritti e attenzioni come accade nei paesi vicini di casa. E poi, diversi da chi? Da che cosa?