'Libertà e responsabilità', la lezione di Pio La Torre

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
16 gennaio 2016

'Libertà e responsabilità', la lezione di Pio La Torre

Presentato ieri il libro che Franco La Torre ha dedicato al padre

Lo scorso venerdì 15 gennaio Bitonto è tornata ad ospitare, nella suggestiva location del Torrione Angioino, la storia di un grande italiano che ha fatto l'anti-mafia in Italia, ma che ha pagato con la vita il suo coraggio. Presentando il libro "Sulle ginocchia - Pio La Torre, una storia", che racconta le vicende del famoso deputato, ucciso insieme all'amico di partito Rosario Di Salvo la mattina del 30 aprile 1982 a Palermo, Franco La Torre ha raccontaato un'esistenza spesa per la giustizia e per la liberazione della Sicilia dal cancro della mafia.

Pio La Torre fu infatti uno dei promotori della famosa legge 416 bis, la Rognoni-La Torre per l'appunto, che istituisce il reato di associazione mafiosa e il sequestro e la confisca dei beni, assestando così un durissimo colpo a tutte le organizzazioni dello stesso stampo di Cosa Nostra e inaugurando il nuovo panorama della lotta contro questi mostri senza volto. L'autore ha dialogocato con il giornalista di Repubblica Piero Ricci, la segretaria di CGIL Puglia Antonella Morga e il sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio, moderati dal coordinatore del Presidio bitontino di Libera Vincenzo Brascia.

"Non volevo scrivere un'ennesima biografia di mio padre, non volevo copiare da chi l'aveva conosciuto prima di me. Avevo già provato in passato a scrivere di lui, ma non ci sono mai riuscito. Poi ho capito quale era la giusta chiave di volta: volevo raccontare una bella storia, perché fino ad allora la sua vita è stata felice". Raccontando i sacrifici di Pio per superare le limitazioni del suo contesto natale (proveniva infatti da una famiglia di braccianti poveri della Sicilia), Franco La Torre ha ripercorso le lotte estenuanti per far rispettare i decreti Gullo anche quando la mafia frenava per mantenere lo status quo dei suoi interessi, l'impegno nel partito comunista ancora dopo il trasferimento a Roma, la vittoria seppur ridotta nell'appello contro la costruzione di una portaerei NATO a Sigonella, mai completamente attiva, perché la Sicilia fosse "non una base aerea, ma una piattaforma di pace".

Ha proseguito Franco: "I due valori più importanti che i miei genitori mi hanno insegnato sono la libertà e la responsabilità. Le due non sono separate. Non si può essere liberi, se non si è responsabili, né si può essere responsabili, se non si è liberi". Non a caso quando Pio La Torre ha chiesto a suo figlio perchè si chiamasse Franco e lui ha risposto che era lo stesso nome di suo nonno, il padre gli ha detto anche: "Non solo. Franco vuol dire libero". Alla domanda sui suoi rapporti con don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha aggiunto: "Non so perché sia arrabbiato con me. Ci sono stai dei fraintendimenti. Tuttavia a molti sembra che l'antimafia sia sbagliata e incompetente, ma il vero problema è la mafia. Ci sono organizzazioni che non si spendono al massimo o che sbagliano, ma il problema reale contro cui lottare è la mafia".