La mostra fotografica OtherStories inaugura Memento

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Video
29 gennaio 2016

La rassegna proseguirà sino al 10 Febbraio. Ospiti Mieli e Chiesa

La mostra fotografica OtherStories di Anna Lisa Fioriello, visitabile sino al 10 Febbraio presso il Torrione Angioino, ha inaugurato Memento la kermesse di eventi che prendendo spunto dai tragici fatti degli anni '40 del Novecento, intende ricordare, riflettere e imparare sul tema del genocidio.
Mostre, spettacoli teatrali, letture ed incontri nel cartellone "Dalla paura al coraggio", organizzato dall'European Language School. Tra gli eventi spiccano quelli con Paolo Mieli del prossimo 30 Gennaio e con Giulietto Chiesa, che il 12 Febbraio dialogherà con Sabino Paparella sullo scenario geopolitico attuale a Teatro. E, appunto, la mostra fotografica di Anna Lisa Fioriello.

"Memento è un imperativo. Induce a un'esortazione: ricordati! Siamo giunti ormai alla quarta edizione. Anche quest'anno troviamo eventi incentrati sulla shoah e sulle foibe, ma anche approfondimenti che riguardano tutte le tragedie umane. Come OtherStories, questa bella mostra incentrata sui rom e sui rifugiati. Tutto ci aiuterà a riflettere, l'obiettivo è quello di ridare una dignità alla collettività" spiega l'assessore Rino Mangini.

Il lavoro della Fioriello prende le mosse dai reportage realizzati per BitontoTV e racconta la vita degli ultimi: rifugiati e comunità rom, lo strumento utilizzato è il ritratto. "Il ritratto è una rappresentazione dell'anima. Gli sguardi, i volti ci trasmettono l'anima ed è difficile che un fotografo sappia trasmetterla. Anna Lisa è stata bravissima a cogliere quell'attimo, quel preciso istante" afferma Antonio Valenza coordinatore della mostra.
Lara Carbonara curatrice della mostra spiega come queste fotografie "siano delle verità sempre presenti agli angoli delle strade, in televisione, nei libri, storie che dobbiamo ricordare. Ecco perché la giornata della memoria. La memoria non è soltanto il passato, la memoria è anche presente. Questi uomini che vivono una situazione di transitorietà sono parte di noi. Questo mi ha colpito di questi scatti. I soggetti sembrano che siano sempre in attesa di qualcosa, in cerca di qualche tipo di stabilità. Guardando queste foto non mi sono sentita ospitante, piuttosto mi sento ospite di questi sguardi, di questi volti, di queste istantanee".

"Le altre storie, ma anche le nostre. Queste persone sono tra noi, sono le nostre storie. Noi le trattiamo con distanza. Ho scelto il ritratto perché spesso noi per strada non li guardiamo neppure, siamo quasi imbarazzati, vediamo un immigrato ed evitiamo il contatto visivo, stessa cosa per i rom. Io sono stata in mezzo a loro e ho visto la loro umanità" racconta l'autrice della mostra.

Le storie dei dimenticati, degli uomini e delle donne che condividono i nostri stessi luoghi. Le storie taciute, ignorate, sottovalutate prendono vita in questa mostra. L'oblio, la dimenticanza non intimoriscono se a fissarle c'è l'occhio attento di una macchina fotografica. Lo scatto diventa eternità, esigenza di fissazione, necessario legame con il ricordo. Le fotografie sono un docile strumento per la collettività. Ricordare con cognizione e consapevolezza. Guardare il passato deve far pensare al presente, al futuro e a tutte quelle minoranze non riconosciute e non tutelate che ancor'oggi subiscono il giudizio discriminatorio dei più.

Al termine della presentazione della mostra, il reading teatrale di Gianni Lillo ha donato sacralità a questo lungo momento di riflessione, ripercorrendo i più grandi genocidi di tutti i tempi, da quello in Ruanda sino alla tragedia degli indiani d'America: "sarebbe bello se fossimo nati tutti dallo stesso zero, né più né meno. Se vuoi calpestare il mio futuro, la mia dignità, uccidimi!".

 

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