La Murgia unita nel 'no' alle scorie nucleari

di La Redazione
Cronaca
19 gennaio 2016

La Murgia unita nel 'no' alle scorie nucleari

Il rischio che l'area ospiti rifiuti nucleari è sempre più concreto. Consigli Comunali e Legambiente insorgono

"Nella murgia pugliese e lucana non ci sono le condizioni per ospitare il deposito unico nazionale". È quanto sostiene Legambiente, intervenuta a margine del dibattito sul rischio che il territorio murgiano ospiti il sito di stoccaggio dei rifiuti nucleari italiani.

Secondo i criteri individuati dall'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il tratto di murgia tra Altamura e il confine con la Basilicata, a poche decine di chilometri dal territorio bitontino, sarebbe tra i siti ideali per stoccare le tonnellate di rifiuti nucleari italiani. L'area, infatti, è stata inserita nella Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) e quindi nella Carta dei Siti "adatti" a ospitare quello che sarà il deposito nazionale con relativo Parco Tecnologico, consegnata da Sogin - la Società gestione impianti nucleari, responsabile del decommissioning delle vecchie centrali atomiche e della gestione dei rifiuti radioattivi - all'ISPRA.

Una storia vecchia di un quarto di secolo. La messa in custodia di tutti gli impianti nucleari fu deliberata dal Cipe nell'agosto del 1990, tre anni dopo il primo referendum che sancì l'abbandono, da parte del nostro Paese, dei programmi di produzione di energia dall'atomo. Non se ne fece niente e agli inizi del 1998, la Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile presentò una risoluzione sulla sistemazione dei rifiuti radioattivi. Parallelamente, fu affidato ad Enel il compito di costituire la Sogin. Un decreto del 2003 individuò a Scanzano Jonico il luogo più idoneo per la realizzazione del deposito nazionale. Ma nel paesino lucano scoppiò la rivolta. E, dopo una grande mobilitazione, il progetto venne accantonato. Si arriva al 2011 quando delle direttive europee impongono al Governo una deadline per la risoluzione della vicenda. Di qui il documento elaborato nei giorni scorsi.

Cosa conterrà il deposito? L'impianto sarà costituito - secondo quanto si legge nelle relazioni stilate della Sogin - da una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo i più recenti standard AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) che consentirà la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività. Dei circa 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro.

La posizione di Legambiente. "Ci schieriamo al fianco dei sindaci contro l'ipotesi di smaltimento dei rifiuti nucleari sulla Murgia pugliese e lucana perché in quel territorio non ci sono le condizioni per ospitare il deposito unico nazionale. Nella partita della messa in sicurezza e dello smaltimento dei rifiuti radioattivi in Italia è importante avviare un percorso trasparente, partecipato e condiviso che coinvolga i territori e le amministrazioni locali nell'individuazione di un luogo dove costruire un deposito unico nazionale che accolga le scorie a media e bassa radioattività, ma non quelle ad alta radioattività. Queste ultime, a nostro avviso, non possono essere gestite in Italia, nemmeno temporaneamente, ma devono essere, invece, accolte in un deposito internazionale a livello europeo, soluzione consentita anche dalla direttiva europea" ha commentato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia.

Sette Consigli Comunali dicono no al deposito. Le assemblee riunitesi tutta assieme nei giorni scorsi, hanno ribadito il proprio "no" all'impianto. I Sindaci dei comuni del Parco dell'Alta Murgia hanno rivendicato il diritto a tutelare il proprio territorio e le proprie bellezze, ma anche "la salute dei cittadini e la salubrità del terreno". All'incontro ha partecipato anche il consigliere regionale Domenico Damascelli: "Non vorremmo che la tutela della salute dei cittadini e dell'assetto paesaggistico ed ambientale della Puglia fosse un terreno di sfida politica tra Renzi ed Emiliano. Solo così, infatti, potremmo spiegarci l'accanimento del governo nazionale con la nostra Regione: dalle trivelle alle scorie nucleari, siamo costantemente nel mirino del Pd nazionale. Quella del deposito è una sciagurata previsione che metterebbe a rischio uno dei territori più affascinanti della Puglia, che guarda anche alla vicina capitale della Cultura, Matera. A ridosso del Parco Nazionale dell'Alta Murgia e dell'oasi verde Bosco Difesa Grande, che ha ottenuto il riconoscimento europeo SIC (Sito di Importanza Comunitaria)".

Quale futuro? La costruzione dovrebbe iniziare nel 2020 e il deposito dovrebbe essere attivo dal 2024 occupando 1.500 persone solo nei cantieri, per un costo totale di 1,5 miliardi di euro, mentre durante l'attività del centro dovrebbero essere impiegate circa 700 persone. Al momento però sono partite le consultazioni e non è escluso che i tempi si allunghino a seguito delle proteste delle comunità locali.