Episodio 2.18: Vanity

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
14 gennaio 2016

Episodio 2.18: Vanity

Sulle vanità dello showbiz. E una possibile via di fuga

C'è un filo sottile che lega tra loro tre personaggi di cui si è molto parlato nei giorni scorsi: Leonardo DiCaprio, Sean Penn e Joaquín 'El Chapo' Guzmán. Una storia di vanità con un finale simile, dal sapore agrodolce.

El Chapo Guzmàn è il capo del Cartello di Sinaloa, ed è considerato ad oggi il più grande narcotrafficante al mondo, l'erede naturale di Pablo Escobàr. In quanto tale, è un personaggio estremamente potente, a tal punto da essere riuscito ad evadere dai più sicuri carceri messicani per ben due volte, nonostante l'aspetto mansueto e poco minaccioso ('El Chapo' sta per 'Il piccoletto', infatti è alto 1 metro e 67 centimetri). Lo scorso 8 gennaio però, El Chapo ha terminato la sua latitanza dopo 'soli' 6 mesi, venendo arrestato per la terza volta, minacciato dalla temibile ombra dell'estradizione negli USA.

Proprio a poche ore dall'arresto di Guzmàn, sul sito Rolling Stone è comparsa una notizia in esclusiva: una lunga (e criticatissima) intervista a El Chapo durante la latitanza firmata Sean Penn, l'attore statunitense già due volte vincitore del premio Oscar per le sue interpretazioni in 'Mystic River' e 'Milk'. Oltre alle critiche per lo stile utilizzato dall'attore nella stesura del suo articolo e alle aspre critiche mosse per la mancanza di etica professionale, Sean Penn è ora indagato dalle autorità statunitensi.

L'attore è stato, tuttavia, la vera chiave per l'arresto del narcotrafficante messicano. Entrambi, in un certo senso, si sono ritrovati ad essere vittime della propria vanità. El Chapo, infatti, probabilmente fan di 'Narcos' e di Pablo Escobàr, ha iniziato a pensare negli scorsi mesi che la sua vita fosse degna di un film. Per questo motivo ha iniziato a mettersi in contatto con un'attrice locale, Kate Del Castillo, affinché trovasse qualcuno del mondo dello spettacolo interessato alla sua storia. Sean Penn, venuto a conoscenza dell'opportunità, non se l'è fatta sfuggire. E nonostante tutte le misure di sicurezza prese dall'attore e da Guzmàn, le autorità messicane hanno iniziato a pedinare Penn già dallo scorso settembre per arrivare al superboss.

Se da un lato El Chapo si ritrova adesso a scontare una lunghissima pena in carcere per aver tanto rischiato per ottenere un film sulla sua vita, anche Sean Penn dal canto suo può dichiararsi vittima della sua stessa vanità. L'attore infatti si è trovato di fronte ad uno scoop incredibile, e non è riuscito a resistere alla tentazione, mettendo da parte tutto, compresa l'etica. E proprio sull'etica professionale della figura del giornalista è ora in corso un fervido dibattito, che tuttavia tende comunque a dare ragione ai mezzi un po' machiavelliani del giornalismo, anche quando si trova di fronte ad intervistare 'il cattivo', tralasciando le regole e il politicamente corretto.

Tolte le critiche più o meno condivisibili sull'etica professionale, Sean Penn è ora sotto accusa per riciclaggio di denaro, ha fatto letteralmente infuriare la Casa Bianca e ha scritto, secondo molti, un articolo per giunta 'brutto'. Con buona pace dei due Oscar vinti.

Chi invece è ancora a corto di Oscar è Leonardo DiCaprio, che tuttavia ha vinto lo scorso 11 gennaio il suo terzo Golden Globe per la sua performance in "The Revenant". La notizia normalmente avrebbe scatenato il web, considerando la vittoria del Golden Globe dell'attore come una sorta di anticamera per il tanto agognato Oscar, ma così non è stato. E qui, in un certo senso, la vanità ha inaspettatamente perso.

La notizia della vittoria di DiCaprio, così come il resto della cerimonia dei Golden Globe, è passata in secondo piano a causa della scomparsa di David Bowie. E per un giorno intero, il web sembra essersi miracolosamente fermato. Pochi sono stati i riferimenti alla cattura di Guzmàn, poche le critiche a Sean Penn, pochi i riferimenti a DiCaprio e al red carpet.

Il mondo si è fermato e non ha ceduto alle vanità. Si è fermato ad ascoltare, a condividere coralmente i brani del Duca Bianco, ad osservare in religioso silenzio come l'ultimo album di Bowie, "Blackstar", pubblicato appena tre giorni prima della sua morte, sia stato il suo manifesto più sincero, un lascito concreto all'umanità. Un testamento autentico, pieno di umanità e dolore, ma non privo di positività, come si può riscontrare nel singolo 'Lazarus':

"Guarda quassù, sono in paradiso
Ho delle cicatrici che non possono essere viste
Ho una storia che non può essermi rubata
Ora tutti lo sanno
Guarda quassù, amico, sono in pericolo
Non ho nulla da perdere"

La Stella Nera ha in qualche modo dato una lezione di vita esemplare, ponendo chiunque, dalle celebrità ai narcotrafficanti fino alla gente comune, sullo stesso piano di fronte alla morte, sminuendo tutte le vanità da cui siamo continuamente circondati e bombardati, specialmente dal mondo dello spettacolo.

La Stella Nera, nel suo tramonto, è forse riuscita ad eclissare tutte queste forme di vanità.