Al Torrione in mostra Other Stories, lo sguardo sugli ultimi di Anna Lisa Fioriello

di La Redazione
Cultura e Spettacoli
26 gennaio 2016

Al Torrione in mostra Other Stories, lo sguardo sugli ultimi di Anna Lisa Fioriello

La mostra fotografica rientra nel programma di Memento. Sarà visitabile sino al 10 Febbraio

Uno sguardo d'autore alle realtà spesso dimenticato. È questo l'obiettivo di Other Stories, il progetto fotografico di Anna Lisa Fioriello in mostra al Torrione Angioino di Bitonto dal 27 Gennaio. La giovane fotoreporter pugliese ha raccolto le storie degli ultimi, i dimenticati. Dalla civiltà, dalla comunità, dalle istituzioni. Storie su cui l'opinione pubblica preferisce non soffermarsi, ma che costituiscono una narrazione alternativa e complementare per analizzare i grandi cambiamenti del mondo contemporaneo.

Attraverso un lavoro in cui predomina la componente ritrattistica, Other Stories si ripropone di riavvicinare due mondi: quello di chi da secoli abita i territori della Puglia e quello di chi, per disperazione o perchè ramingo, ci arriva, come rifugiati e i sinti.
 "Il volto si sottrae al possesso, al mio potere" scriveva Emmanuel Lèvinas, per questo nella sua epifania si fa portatore di una potenza biografica unica, diretta espressione di un richiamo etico all'integrazione e alla mescolanza. Quantomai attuale.

Il progetto si compone di circa trenta fotografie a colori, raffiguranti profughi e rom sinti, realizzati in giro per il nord barese per conto della testata giornalistica BitontoTV. I reportage, intitolati Grand Refugee Hotel e Pogrom Romanì, sono apparsi su BitontoTV e sul The Post Internazionale.

 

 

La mostra, inserita nella rassegna Memento, è curata da Lara Carbonara e BitontoTV, con il coordinamento di Antonio Valenza e il lavoro grafico di Gabriele Labianca. Il progetto sarà presentato mercoledì 27 Gennaio alle ore 18:00 nella Galleria del Torrione, alla presenza del sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, dell'assessore al Marketing Territoriale, Rino Mangini, e della referente dell'European Language School, Fiorella Carbone. A seguire "Uccidimi!", lettura teatralizzata di e con Gianni Lillo e il lancio del progetto "Dalla paura al coraggio. La storia attraverso le storie", nell'ambito di Memento, a cura dell'European Language School.

 

La mostra sarà aperta al pubblico dal 27 Gennaio al 10 Febbraio 2016.
Orari di apertura
dal lunedì al mercoledì:
10.00 - 13.00; 17.00 – 20.00
giovedì e venerdì:
10.00 - 13.00; 18.00 – 21.00
sabato: 10.00 - 13.00; 18.00 – 22.00
domenica: 10.00 – 13.00; 17.00 – 20.00

La fotografa.

Anna Lisa Fioriello è nata a Bitonto nel 1996. Iscritta alla Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Bari, fotografa per passione da anni. Ha frequentato numerose masterclass di fotografia. Attualmente collabora in pianta stabile con la testata giornalistica BitontoTV e diverse rassegne musicali. Ha pubblicato le sue foto sul The Post Internazionale.

 

Il commento della curatrice, Lara Carbonara.

La verità ha una storia che va portata alla luce. Non si tratta di scrivere una storia, né di studiare i comportamenti, le idee, le ideologie, ma di analizzare i giochi del vero e del falso attraverso cui l'essere si costituisce come esperienza. Occorre che gli individui compiano 'esperienza' quindi costituiscano se stessi come soggetti.)
Si dirà tanto più la verità quanto più si è situati all'interno di un certo
campo. È l'appartenenza a un campo – la posizione decentrata – a permettere di decifrare la verità e di denunciare le illusioni e gli errori attraverso cui vien fatto credere [...] che ci si trova in un mondo ordinato e pacificato.


Michel Foucault, Antologia. L'impazienza della libertà.


Anna Lisa Fioriello seguendo una mappatura di testimonianza visuale ha quello sguardo che Foucault definisce decentrato, dislocato, lo sguardo dissimetrico giornalistico, sempre 'altrove' nonostante 'al seguito'. Un 'essere altrove' che trasforma le immagini in rappresentazioni, scatti sull'impreciso, indefinito, che vive in bilico tra il vicino immortalato e il lontano ancora ignoto, l'invisibile, quel non detto che manca mentre le cose avvengono.
L'impressione, quando ci troviamo di fronte alle fotografie di Anna Lisa Fioriello è che la sua traduzione della realtà costruisca delle identità negoziabili, componibili, multiple, che portano quasi alla sfocatura come quando guardando troppo da vicino con una lente d'ingrandimento, si perde la visione dell'oggetto osservato e si entra quindi nel campo della percezione. Non conta più cosa succede, ma cosa si vuole vedere.
Immergendoci nella poesia narrativa di cui l'autrice ci rende partecipi ci si rende conto che fotografare e narrare diventano veri e propri sinonimi, del tutto intercambiabili. Nelle istantanee le cose semplicemente avvengono; c'è spazio per il silenzio, per la voce dell'altro, per i confini e per il superamento di essi, con l'occhio fisico che contempla l'occhio della mente, che spazia ovunque snodandosi in una stratificazione di emozioni; sono attimi fermati con tutto il loro carico di temporalità, il loro essere ed essere stati, in un passato che ci è dato di immaginare e un loro divenire che ci è dato di comprendere.

L'osservatore sente il bisogno irresistibile di cercare nell'immagine quello che 'resta', il suo carattere, quella materia che perfora le molteplici barriere difensive del nostro sguardo e ci ricorda che è nello stesso tempo reale e immaginaria perché è lì ma nulla sappiamo di lei.
Fissate su carta fotografica, le foto di Fioriello sono lontane da qualunque forma di rassicurazione ma danno tuttavia sollievo: lo smascheramento d'ogni finzione dà sollievo, perché allo stesso tempo offre all'osservatore le necessarie finzioni a cui credere.

I volti di uomini e donne hanno una lucentezza malinconica risucchiata in una sorta di tragico silenzio, una quotidianità fermata in sedimentazioni di polvere e trascuratezza: gli occhi fissi, la pelle increspata in una fierezza rugosa, i sorrisi intorpiditi dalla strada. I personaggi di Lisa Fioriello sono disegni crudelmente fisici e avidamente carnali , accompagnati dall'inquietudine del nomade.

L'arte della Fioriello è un'arte che si alimenta della testimonianza. Procede attraverso le storie degli altri. Verrebbe quasi da dire che veda (e faccia vedere) prima ancora di ascoltare ciò che accade ed è accaduto. La fotografia l'aiuta a ricomporre i luoghi che attraversa, creando una sorta di 'distanza dell'osservatore' mentre li sta vivendo.
È in tale prospettiva che la ferita, il trauma, la perdita, l'incertezza fondano una memoria più profonda ed indelebile, creando un nuovo paesaggio intimo coraggiosamente tracciato come una mappatura dei sentimenti, che non restituisce il ciò che è, piuttosto lascia indizi sulle coscienze. Per dirla con le parole di Beckett, in cui a mio parere risuona quella necessità dello sguardo 'dislocato' necessario per recuperare il contatto con l'esterno:

Estragone (con ira improvvisata) ritrovarmi!! Dove vuoi che mi ritrovi? Ho trascinato la mia fregatura di vita attraverso il deserto! E tu vuoi che ci veda delle sfumature! (sguardo circolare) guarda questo schifo! Non ne sono mai uscito!
Vladimiro: calma, calma
Estragone: Allora non venire a rompermi le scatole con i tuoi paesaggi! Parlami del sottosuolo!