Spoiler 2.13: Undertale

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
03 dicembre 2015

Spoiler 2.13: Undertale

Può un videogioco proporre come arma più potente il dialogo invece della violenza?

A volte mi capita, colto da più o meno intensi attacchi di noia, di spulciare classifiche di qualsiasi tipo su internet, dai migliori film degli ultimi 50 anni sull'Internet Movie Database al miglior piatto culinario della cucina ebraica su GialloZafferano. La maggior parte delle volte però, a vincere è la nostalgia di un passato da incallito videogiocatore. Motivo per cui, spesso, mi ritrovo su Metacritic o altri siti web a ricercare classifiche e recensioni dei titoli del momento.

E proprio su Metacritic mi sono imbattuto in una classifica, a suo modo, bizzarra. Nella classifica dei 25 migliori videogiochi per PC del 2015 mi aspettavo infatti di trovare al primo posto uno tra i titoli del momento, i più pubblicizzati e acclamati dal pubblico, come gli ultimi episodi della saga di Metal Gear Solid o di Grand Theft Auto. E invece no.

In cima alla lista leggo un titolo per me assolutamente nuovo: "UNDERTALE".

La descrizione del gioco lo inquadra, in breve, in questo modo: "Questo RPG* indipendente di Toby Fox potrebbe essere arrivato nell'oscurità a Settembre, ma entra in classifica ad Ottobre come il videogioco per PC con la massima valutazione di sempre".

(*N.b.: Un RPG è un "Role-Playing Game", ovvero un gioco di ruolo)

Provo a spulciare qualche altra classifica in giro per il web, e trovo Undertale sempre tra le prime posizioni. La curiosità cresce enormemente, motivo per cui cerco di capire di cosa tratti il gioco, rinunciando a priori al giocarci personalmente per il semplice fatto che sui computer di cui sono dotato gira al massimo qualche gioco per GameBoy Color o per Playstation One, mentre i giochi di ultima generazione necessitano di caratteristiche tecniche stratosferiche e di computer prodotti direttamente dalla NASA.

 

 

Invece, con mio grande stupore, scopro che le caratteristiche tecniche necessarie per giocare ad Undertale sono minime, addirittura compatibili con il mio computer. Decido di provarlo. Nell'osservare la grafica e lo sviluppo del gioco, non riesco a credere ai miei occhi. Sembra totalmente un vecchio gioco per Nintendo, con grafica simile ai primi Super Mario e con una modalità di gioco molto simile ai primi Zelda e Final Fantasy. Il gioco consiste infatti nel risolvere puzzle e indovinelli di qualunque tipo in un sotterraneo infestato da mostri, che spesso attaccano la protagonista.

Stando infatti alla trama del videogame, la protagonista è una ragazzina, umana, che cade per errore in una buca, scoprendo un mondo sotterraneo in cui gli umani molti anni prima hanno rinchiuso l'intera specie dei mostri dopo una lunghissima guerra.

Mi sorge a questo punto una domanda abbastanza lecita: come fa un gioco del genere, con grafica retrò e una trama già vista, a risultare "il videogioco per PC con la massima valutazione di sempre" su Metacritic?

La risposta arriva poco dopo, già anticipata dalle recensioni trovate sul web.

Nel primo scontro con un mostro del sotterraneo, infatti, capisco che il gameplay presenta qualcosa di assolutamente innovativo: per vincere le battaglie non è necessario combattere fisicamente contro i mostri, ma è anche possibile interagire con loro, parlarci e aiutarli. Questo comporta una difficoltà maggiore nell'affrontare il gioco, poiché il personaggio non cresce facilmente di livello, ma permette comunque di guadagnare monete.

Per quanto il dialogo sia efficace e permetta uno sviluppo migliore del gioco, rallenta incredibilmente la velocità delle battaglie, dato che invece di eliminare gli avversari con la violenza e in modo rapido, si cerca di capire la situazione emotiva di ogni nemico, cercando di interagirci fino a risolvere pacificamente la situazione.

Undertale, dunque, propone una nuova modalità di gioco, in un certo senso mai affrontata prima: il dialogo, anche in un videogame, può risolvere la situazione in modo efficace, e può portare alla pace, a differenza della violenza, considerata finora come unica alternativa possibile in battaglia.

Anche se il dialogo si rivela, a suo modo, la via più difficile.

Un po' come se Super Mario e Crash Bandicoot si mettessero a ragionare con i propri nemici, invece di mettersi a saltellare e a fare trottole qua e là. Il mondo di Undertale è, ad ogni modo, disarmante. In tutti i sensi. Ed è anche, purtroppo, pura utopia, e non solo per il mondo dei videogame.

Sarebbe bello, infatti, se anche nel nostro mondo il dialogo assumesse lo stesso peso di un'arma.

Probabilmente non ci sarebbe più il terrorismo, almeno non come lo conosciamo noi oggi.
Probabilmente uno stato "offeso" non si metterebbe a bombardare uno stato nemico da un giorno all'altro.
Probabilmente non esisterebbe nemmeno il dibattito sulla legittimità dell'omicidio di un ladro o di un delinquente qualunque.
Probabilmente non avremmo mai visto Bonanno in tv che impugna una pistola.
Probabilmente a Bitonto avrebbero addirittura eletto il nuovo Presidente del Consiglio.

Ma il mondo reale, purtroppo, non è poi così diverso da quello di Undertale. Anche qui si può scegliere tra la violenza e il dialogo. E anche qui il dialogo si rivela, a suo modo, la via più difficile.