Quali furono i rapporti tra Federico II e Bitonto?

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Inchieste
10 dicembre 2015

Quali furono i rapporti tra Federico II e Bitonto?

Una breve storia dei legami tra l'imperatore e la città

Tra gli storici imperatori del Sacro Romano Impero che si sono susseguiti nel Medioevo, Federico II di Svevia è sicuramente uno di quelli che hanno lasciato un'impronta ed un ricordo più solidi.

Federico nacque a Jesi, nei pressi di Ancona, (sua madre Costanza era in viaggio per raggiungere la Sicilia, ma fu costretta a fermarsi lì per il parto che avvenne in piazza per dissipare ogni dubbio sulla non appartenenza del neonato alla casata dell'imperatore in carica, ndr) il 26 dicembre 1194 e fu il primo esponente della dinastia Hohenstaufen – Altavilla: infatti, suo padre era Enrico VI, figlio di Federico I Barbarossa, e sua madre era Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia. Dopo pochi anni dalla sua nascita, il giovane Federico rimase orfano e fu affidato alla tutela di papa Innocenzo III che si occupò della sua istruzione a Palermo. A diciotto anni, lo stupor mundi (meraviglia del mondo, era il soprannome attribuito a Federico, ndr) era stato insignito sia della corona imperiale che rivendicava dalle radici paterne, sia la corona del regno di Sicilia sua di diritto alla morte di sua madre.

Il giovane imperatore fu, fin da subito, un uomo poliedrico e si dedicò a svariate attività culturali: valorizzò la Sicilia e l'intero meridione, scrisse un trattato di caccia intitolato "De arte venandi cum avibus", costruì una scuola poetica siciliana che utilizzò il siciliano come lingua e contribuì alla nascita della letteratura italiana, stipulò diverse leggi con l'amico giurista Pier delle Vigne (come le Costituzioni di Melfi, ndr) ed infine ordinò di erigere favolosi castelli e fortezze presenti tuttora in Italia. Numerose costruzioni architettoniche sono ubicate in Puglia, si ricordano i castelli di Barletta, Gravina e Bari e il Castel del Monte ad Andria, inserito tra i beni protetti dell'UNESCO.

Il legame che Federico ebbe con la Puglia fu forte tanto da guadagnarsi l'appellativo di Puer Apuliae (fanciullo di Puglia, ndr) e visitò molte città del suolo pugliese tra le quali, probabilmente, anche Bitonto. A confermare questa ipotesi, è stato trovato, da Rudolf Kloos nel 1954 nel codice 642 della Biblioteca Universitaria di Erlangen, uno scritto composto da Nicolaus, abate e diacono barese, il quale molto probabilmente è autore anche di alcune lettere indirizzate a Pier delle Vigne. Lo scritto, definito dictamen, è una predica tenuta da Nicolaus all'interno della Cattedrale di Bitonto alla presenza dello stesso imperatore Federico II. In questo sermo (definito così da Schaller che ne parla ne "Il rilievo dell'ambone della Cattedrale di Bitonto", ndr) l'abate barese loda la grandezza e la nobiltà dell'imperatore Federico, paragonandolo quasi ad un Dio, e della sua dinastia. Successivamente, si occupa dei temi della virtus, della iusticia e della pax. Infine, incentra la parte finale dello scritto sul rapporto tra Salomone (definito dalla Bibbia il terzo re d'Israele, successore e figlio del Re David, ndr) e Federico citando alcune figure della Bibbia e paragonando Federico Barbarossa ed Enrico VI agli antenati di Gesù Cristo e lo stesso stupor mundi alla stirpe del re David. Infatti, Federico viene considerato, in quel tempo, anche come Anticristo e ultimo imperatore di un lungo regno millenario.

 

 

La datazione della predica è tutt'ora incerta. Kloos, lo scopritore del testo, lo colloca tra il 1235 poiché Enrico VII, figlio primogenito di Federico, non viene citato e il 1250 anno di morte dell'imperatore. A sua volta, Schaller crede che Enrico VII non sia presente perché la predica riguardi esclusivamente le regalità dell'Impero, della Sicilia e di Gerusalemme e poiché in quell'anno ci fu una rappresaglia contro l'imperatore in Puglia. Quindi, colloca lo scritto all'estate del 1229 (data di incoronazione di Federico II a re di Gerusalemme, ndr). La stessa opinione di Schaller viene messa in discussione da Kock e dal prof. Nicola Pice, poiché, secondo loro, non è ammissibile che Enrico VII non venga citato nella predica giacché nel 1229 ricopre l'importante carica di Re della Germania, mentre Corrado IV - definito figlio pulcherrimus, accrescens e decorus aspectu abintus atque efforis - venga menzionato due volte nonostante non sia ancora diventato re di Gerusalemme. Quindi il 1229 sarebbe una data da scartare perché Corrado ha solo un anno di età e viene spostata dopo il 1236 (anno in cui i principi tedeschi designano Corrado IV come successore di Federico II, ndr). In questo caso, si spiegherebbe perché Nicolaus abbia citato colui che ha recato alla dinastia la corona imperiale (Federico Barbarossa), colui che ha aggiunto la corona di Sicilia, ossia Enrico VI, colui che ha associato la corona di Gerusalemme (Federico II) ed infine l'erede Corrado IV.

Un altro mistero che accumuna l'imperatore svevo a Bitonto è il famoso ambone situato proprio nella cattedrale bitontina. Realizzato nel 1229 come testimonia l'epigrafe presente "HOC OPUS FECIT NICOLAUS SACERDOS ET MAGISTER ANNO MILLESIMO DUCENTESIMO VICESIMO NONO IDICTIONIS SECUNDE", l'autore è il sacerdote e maestro Nicolaus (da non confondere con il Nicolaus autore della predica a Federico II e della lettera a Pier delle Vigne, ndr).

Nell'ambone sono raffigurate quattro persone e, anche in questo caso, non si è certi a chi appartengano le suddette rappresentazioni. Tante le ipotesi. Lo storico bitontino Vito Acquafredda vide nel rilievo la rappresentazione della sottomissione di Bitonto all'imperatore avvenuta nel 1229 (probabilmente, Bitonto era tra le città pugliesi ribelli ed infatti venne soggiogata dalle milizie federiciane, ndr). Infatti, crede che la figura seduta in trono sia Federico II, davanti a lui ci sia un rappresentante di Bitonto che chiede perdono e le altre due figure siano due alti dignitari della corte imperiale.

Schaller, invece, suppone che la raffigurazione sia stata compiuta prima del 1° settembre 1229 (giorno di inizio della terza indizione, mentre l'epigrafe rivela che l'ambone risalga alla "indictionis secunde", ndr) e che raffiguri Federico II che consegna lo scettro a suo figlio Enrico VII, poi vi è Federico Barbarossa e Corrado IV, figlio di Federico II. Quindi anche Schaller ritiene che Bitonto, dopo esser stata sottomessa dalle truppe di Federico II nel 1229, abbia dedicato la raffigurazione all'imperatore e colloca nello stesso periodo (giugno-luglio 1229) la predica che Nicolaus tenne in suo onore. Thelen, a sua volta, ritiene che sia raffigurato Federico con due suoi paladini che consegna privilegi e regalie ad una figura femminile cioè la città di Bitonto. Kock, vede invece il re David in trono e di fronte Federico II e i suoi figli Enrico VII e Corrado IV.

Al netto delle ipotesi, comunque, appare chiaro che nel Medioevo la città di Bitonto fosse tra le più importanti e solide del territorio pugliese, tanto da essersi meritata una visita dell'imperatore, che, secondo molti, avrebbe pronunciato in quella occasione due celebri frasi. Una di queste sarebbe la cattiva "Gens Bitontina tota bestia et asinina", mentre l'altra sarebbe la più famosa "Ad Pacem promptum designat oliva botuntum".