La Biochemtex fa dietrofront. Niente impianto a Modugno

Savino Carbone
di Savino Carbone
Cronaca
16 dicembre 2015

La Biochemtex fa dietrofront. Niente impianto a Modugno

Decisive le resistenze del Comune. Abbaticchio: 'Pensiamo alla salute pubblica'

La Biochemtex avrebbe rinunciato ad insediarsi nel territorio di Modugno. La notizia è stata data dal sindaco Nicola Magrone, con una nota pubblicata sui social network, a cui ha allegato la delibera di giunta regionale, con la quale la Regione Puglia ha preso atto del dietrofront dell'azienda, che da anni si occupa di sviluppo e ingegnerizzazione di tecnologie e processi biochimici basati sull'utilizzo di biomasse non alimentari.

La vicenda era partita quattro anni fa con una richiesta al Ministero dello Sviluppo, che ha finanziato in un primo momento - in accordo con la Regione Puglia - l'intervento. Sulle carte un impianto mastodontico, che, secondo molti esperti - tra cui quello incaricato dal Comune di Modugno per le perizie del caso -, avrebbe rischiato di minare il precario equilibrio dell'area industriale di Modugno, a pochi chilometri dal territorio di Bitonto.

Il progetto originario prevedeva la costruzione di un impianto a ciclo continuo, che avrebbe operato per tutto il giorno per quasi tutto l'anno producendo, secondo quanto hanno sostenuto gli ambientalisti, emissioni di ossidi di azoto, zolfo, carbonio, polveri, composti organici volatili, benzene, idrocarburi policiclici e metano.

L'iter, comunque, si è bloccato sulle autorizzazione necessaria per il foglio di AIA. Il Comune, preoccupato per l'impatto che l'agglomerato industriale avrebbe potuto avere sulla zona, già considerata fortemente a rischio da quasi un decennio, inserita nella Fascia C delle aree inquinate, si è fermamente opposto, arrivando a sostenere che il progetto "non avrebbe dovuto avere il finanziamento".

Proprio le resistenze di Modugno - congiuntamente a quelle di Bitonto, (il sindaco Michele Abbaticchio sulla Gazzetta del Mezzogiorno aveva sostenuto le tesi di Magrone, ndr) - avrebbero fatto desistere la Biochemtex che, nelle scorse settimane, ha fatto dietrofront. "L'azienda Biochemtex S.p.A - si legge nella delibera di giunta regionale prima citata - nel confermare la rinuncia ha comunicato le motivazioni che riguardano le difficolta incontrate nell'ottenimento - da parte delle autorità competenti - dei permessi necessari alla esecuzione del Programma di investimento aziendali che non permettono di rispettare le condizioni e gli obblighi previsti nel contratto di programma sottoscritto il 29/11/2012".

Biochemtex - che ad oggi costituisce il 15% del fatturato della capogruppo Mossi & Ghidolfi, in grado di generare nel suo complesso 2 miliardi di euro di ricavi e impiegare 2000 dipendenti, e rappresenta una realtà industriale all'avanguardia nella chimica green - sarà quindi costretta ad emigrare. Molto probabilmente in Abruzzo.

Rischio per adesso evitato, dunque, per un territorio ormai polveriera ambientale, considerata la presenza della Tersan e il rischio rappresentato dalla centrale turbogas Sorgenia. "L'impianto è venuto meno a seguito di innumerevoli richieste di accertamenti sugli effetti attesi, probabilmente - ha dichiarato Abbaticchio - Ho sempre dichiarato, anche in Città Metropolitana, che occorreva pensare alla salute pubblica e poi al profitto. Non solo in riferimento a questo episodio".