L’uomo dello scandalo: Pier Paolo Pasolini

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
15 dicembre 2015
Photo Credits: Vincenza Bisceglia

L’uomo dello scandalo: Pier Paolo Pasolini

Al De Palo-Ungaro una serie di letture per ricordare uno dei più grandi intellettuali italiani

Noi staremo offerti sulla croce,


alla gogna, tra le pupille


limpide di gioia feroce,


scoprendo all'ironia le stille


del sangue dal petto ai ginocchi,


miti, ridicoli, tremando


d'intelletto e passione nel gioco


del cuore arso dal suo fuoco,


per testimoniare lo scandalo.

(da L'usignolo della Chiesa Cattolica)

 

Con questi versi è stato inaugurato il primo incontro su Pier Paolo Pasolini tenutosi ieri sera presso il Museo Archeologico. La serie di incontri "sono stati fortemente voluti dalla Fidapa, dal Simposio, dalla Fondazione De Palo – Ungaro e dal Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto - ha spiegato Nicola Pice - come atto sentito e dovuto per celebrare il quarantennale della sua morte". Le letture sono state affidate alla voce di Franco Terlizzi, docente e appassionato conoscitore di poesia, e sono state accompagnate dalle note del flauto traverso di Ferdinando D'Ascoli.

Polemista, poeta, regista, scrittore, Pasolini è l'uomo dello scandalo. Gli incontri hanno l'intento di riscoprire la modernità di un grande intellettuale che è stato anche un grande profeta del tempo a venire come testimoniano i suoi testi e i suoi film. Aveva profeticamente compreso quello che sarebbe stato il mondo di oggi, aveva individuato il nuovo fascismo dell'omologazione e la diffusione di una sottocultura edonistica e consumistica.
Le letture spaziano, indagano nel pensiero scandaloso di Pasolini, ne analizzano i punti salienti: la morte, la madre, l'omosessualità, l'alienazione dell'uomo moderno. La morte è l'unico atto di redenzione in un mondo pervaso dal consumismo degenerante, la morte simbolo è quella di Marilyn Monroe che ha cristallizzato la consunzione fisica e spirituale del tempo: "tu sorellina più piccola,/ quella bellezza l'avevi addosso umilmente,/e la tua anima di figlia di piccola gente,/non ha mai saputo di averla,perché altrimenti non sarebbe stata bellezza" da Ode a Marilyn Monroe.

 

Pasolini in compagnia di Orson Welles. Foto di Mario Dondero

 

L'amore contrastato per la madre è al centro di alcune liriche, che evidenziano un'antinomia insanabile tra colpa e innocenza. C'è tra i due "un'ombra", l'ombra dell'omosessualità, mai rinnegata, mai celata, spesso esibita quasi come voluttà di martirio in un'Italia incapace di qualsiasi tolleranza. Pasolini fu sempre eretico, dissenziente e il simbolo del dissidio interiore tra passione e ideologia è rappresentato dal componimento "Le ceneri di Gramsci": "Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere/ con te e contro te; con te nel cuore,/ in luce, contro te nelle buie viscere".

Intellettuale scomodo, schieratosi più volte contro il "Palazzo" (simbolo del ceto politico) fu ucciso barbaramente il 2 novembre del 1975 in circostanze ancora misteriose, Alberto Moravia scriverà della sua morte "la sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile". Al funerale non c'èra nessun uomo politico.