Il Natale degli zampognari

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Lo sapevate che
24 dicembre 2015

Il Natale degli zampognari

Vestiti con abiti da pastori, giungevano in città per lo più dal Molise

Prosegue il nostro viaggio nella Bitonto del passato, riscoprendo aneddoti, detti e antiche tradizioni a molti sconosciute e, in clima con le feste natalizie, ecco che ritornano gli zampognari.

Nell'aria il Natale si respira nelle piccole cose, come i preparativi per le feste, con le grandi pulizie di casa e il rifornimento della dispensa. Ma l'elemento che, in passato, più di tutti traduceva in musica questa frizzante atmosfera di festa erano loro, "Re celameddèure" ovvero gli zampognari, che si recavano un tempo alle case dei devoti alla Madonna per la novena.

Vestiti con abiti da montanari o pastori, provenienti per lo più dal Molise e con indosso giubbotti di agnello, si recavano in numero di due alle porte delle abitazioni dei fedeli, suonando uno la zampogna, l'altro il piffero.
Si legge nelle pagine del libro dei fratelli Minardi "La cultura pugliese attraverso i dialetti e le immagini" che la cornamusa era formata da un'enorme canna ad altezza d'uomo fatta di legno tornito, alla cui estremità superiore era fissato un otre di pelle di ovino.

In una sorta di danza delle mani e delle braccia, lo zampognaro faceva gonfiare l'otre che poi premeva col braccio, mentre le dita scorrevano sui fori della cornamusa per comporre le melodie. Per immettere aria, il musicista utilizzava un cannello inserito nel cavo di quelle che un tempo erano state le zampe anteriori della bestia.

Lo zampognaro che suonava il piffero aveva anche il compito di cantare e di riscuotere l'offerta dai devoti. Il loro giro proseguiva per le strade del paese, davanti alle immagini affrescate negli archi di "Bitonto Vecchia" o davanti ai frantoi, attivi nel mese di dicembre, dove si potevano ottenere offerte maggiori.
Attorno a loro si radunavano orde di ragazzini incuriositi, mentre dalle finestre piovevano gli spiccioli che le comari lanciavano al loro passaggio. E loro, "Re celameddèure", si scoprivano il capo ogni volta in segno di rispetto e riconoscimento.

 

La nenia che veniva cantata era questa: "La notte de Nateul jè notta sande, Nasce Gesù Bambine da u Spirde Sande. La notte de Natèule jè festa granne, è nate Gesù Bambine a la capanne".
Proverbio: Da Sand'Alcioje, u Natèule a re dùdece dòje (Dal giorno di Santa Lucia, mancano dodici giorni a Natale)
Parola: Re celameddèure, ovvero gli zampognari