Episodio 4: Rio Doce

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Le cronache della ciabatta
10 dicembre 2015

Episodio 4: Rio Doce

Il viaggio della Ciabatta sulla foce del Rio Doce, teatro di uno dei più grandi disastri ambientali della storia

L'Oceano Atlantico.

Non ho la minima idea di come ci sia arrivata. Probabilmente ha sempre a che fare con le correnti, che al momento restano per me moti quasi magici e senza una spiegazione logica effettiva. Nell'ultimo mese mi sono sentita un po' come Cristoforo Colombo in versione calzabile, attraversando una infinita distesa d'acqua fino a scorgere all'orizzonte la terraferma. Ho sempre immaginato le coste dell'America Latina come una sorta di paradiso terrestre, ricolme di un'enorme varietà di animali dai colori sgargianti in una cornice tropicale e dall'acqua cristallina.

Tuttavia, quando mi sono avvicinata alla terraferma ho realizzato che lo spettacolo che avevo davanti stava lentamente e totalmente demolendo ogni mia aspettativa. La splendida piscina naturale popolata da meravigliose e varissime forme di vita era solo frutto della mia fantasia, almeno stando a ciò che mi si è presentato davanti: un'enorme macchia marrone, melmosa, mortale. Sono stata risucchiata dalla fanghiglia maleodorante, fino a bloccarmi nei pressi della foce del Rio Doce. Intorno a me solo puzza e morte. Una quantità indefinita di pesci e altre diversissime qualità di animali in putrefazione ovunque, dalla costa al mare, fino al fondale ormai impercettibile a causa della melma.
Uno spettacolo raccapricciante, senza vita.

 

Un video girato dalla Ciabatta

 

Vengo urtata da qualcosa di solido, che all'inizio confondo con una enorme pietra. All'improvviso però, dalla pietra sbuca una testa. Una testa piccola, tremendamente rugosa, spenta. Non si trattava di una pietra, ma di una gigantesca tartaruga marina. Ha sollevato la testa in modo fiero da quella fanghiglia mortale, e ha iniziato a fissarmi con piccolissimi e profondissimi occhi neri. Poi ha iniziato a parlarmi con un sottile filo di voce:

"Delusa, eh? Ti aspettavi il paradiso terrestre, come tutti. A quanto pare la notizia è circolata poco un po' ovunque, forse perché l'uomo ha ancora un po' di dignità per ammettere le proprie colpe, o almeno per trovare l'onestà di vergognarsi. Questo triste spettacolo a cui stai assistendo è gentilmente offerto dalla Samarco Mineração, la società mineraria i cui scarti e veleni industriali si sono riversati nel Rio Doce dopo il crollo di due dighe. Oltre cinquanta milioni di metri cubi di fanghi contenenti residui della lavorazione mineraria si sono riversati su tutti noi, colpendo terra e acqua, devastando il territorio, portando morte tra qualsiasi specie vivente, compresa quella umana. Ti trovi di fronte ad uno dei più grandi disastri ambientali della storia, cara Ciabatta."

Ha iniziato a tossire fango e sangue, poi ha continuato a parlare, sempre più debole e provata:

"Non l'avrei mai detto di terminare la mia vita così. Noi tartarughe viviamo a lungo da queste parti, per cui quando arrivi a 100 anni immagini di morire tranquillamente, di vecchiaia. O mangiata da un coccodrillo bello forte che riesca a scalfire questa corazza frutto di un secolo di crescita e lavoro. E invece no. Sono costretta a vedere tutta la mia specie, già a rischio estinzione, finire in questo modo. Questa foce è stata per secoli e secoli zona di nidificazione per il mio popolo. Anche dopo che gli uomini hanno iniziato a colonizzare tutto, a costruire, a produrre, a industrializzare. Abbiamo sofferto la presenza dell'uomo, ma mai come adesso. Non sopporto l'idea di morire così, vedendo la mia terra e tutta la mia specie finire in questo modo."

La commozione ha avuto la meglio per qualche momento, facendola ritirare nel suo guscio, sporco e incrostato, un tempo solido, forte e fiero.
Dopo qualche minuto, con le ultime energie rimaste, è tornata da me.

"No. Non riesco ad accettare tutto questo. Probabilmente la Samarco pagherà solo una minima parte dei danni, e continua a sostenere che questi fanghi non sono tossici. Ma tutti questi danni, tutte queste morti, sembrano dire altro. Spero che si trovi una soluzione, una soluzione concreta per rimediare a questi danni. Spero che la mia specie non si estingua definitivamente e spero che possa tornare qui, un giorno, a nidificare. Spero che l'uomo si accorga di ciò che sta causando alla Terra, spero se ne renda conto al più presto. Voglio credere che la politica si interessi davvero all'ambiente, e non solo per raccogliere più voti, non solo per pura demagogia. Ho saputo di questa Cop 21 a Parigi, così come ho saputo dello spettacolo Fiat Lux al Vaticano in occasione dell'inizio del Giubileo straordinario, quello in cui hanno proiettato foto di infinite specie di animali sulla Basilica di San Pietro per aumentare l'attenzione sui cambiamenti climatici e sulla stessa Cop 21. Voglio credere, Ciabatta, voglio sperare che non sia solo pura manifestazione, ma che qualcosa si stia davvero muovendo. E spero che si agisca il prima possibile, prima che l'uomo veda tutte quelle specie animali solo in foto. Prima che non resti più nessun'altra razza da salvare, se non la sola razza umana. Spero solo in questo, prima di morire."

Con gli ultimi residui di energia, la tartaruga mi ha lentamente spinto fuori dalla fanghiglia, riportandomi nel gelido Oceano Atlantico. Ho osservato a lungo la tartaruga mentre mi allontanavo, guardandola assumere lentamente le sembianze di un enorme sasso senza vita.

Per una volta mi sono sentita fortunata ad essere nata come ciabatta. Tutti quei residui tossici non avranno conseguenze su di me. Il peso di quelle parole, però, resta. E tornando verso l'Europa, attraversando ancora l'Atlantico, ho di nuovo immaginato di essere Cristoforo Colombo.

Stavolta, però, mi sono sentita terribilmente in colpa.