Diploma di benemerenza per il dirigente Francesco Massari

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Sport
11 dicembre 2015
Photo Credits: FBC Gravina

Diploma di benemerenza per il dirigente Francesco Massari

Il bitontino è stato insignito da Tavecchio. BitontoTV lo ha incontrato

Alcuni giorni fa, il dirigente sportivo bitontino Francesco Massari è stato insignito dell'ambizioso diploma di benemerenza dal neo-presidente del FIGC Carlo Tavecchio, a testimonianza dell'ultra ventennale carriera trascorsa.

Un cospicuo curriculum, quello di Massari, che trova le sue radici nella società sportiva Torrione Bitonto dove ha ricoperto il doppio incarico di calciatore/direttore sportivo per due anni. La sua esperienza è continuata sempre in terra bitontina, ma in sponda neroverde rivestendo prima la mansione di direttore sportivo e, dopo, di direttore generale dell'US Bitonto in Serie D con la presidenza di Vincenzo Santoruvo e, successivamente, di Nicola Vitale. Nella stagione sportiva 1989/1990 è stato protagonista, come dirigente sportivo, di un'ottima annata dell'US Terlizzi culminata con la prima storica promozione del sodalizio di Mimmo De Vanna in Serie D. Tornato nuovamente a Bitonto da dirigente responsabile dell'AS Nuova Ambrosiana Bitonto con presidente Luigi Natilla, ha poi fondato una sua società sportiva denominata Polisportiva Bitonto.

Grandi successi hanno arricchito i sedici anni di Massari da presidente - per la prima volta in questa veste – e, tra i numerosi premi conseguiti, ricordiamo la vittoria del campionato provinciale categoria "Giovanissimi" calcio a 11, del campionato regionale Puglia categoria "Giovanissimi" calcio a 5 – entrambi nel 2006 – e il trionfo in ambito nazionale con la "Jetix Cup 2005" che ha laureato i ragazzi classe 1993 di Massari campioni nazionali.
Dopo l'abbandono della carica da presidente, nella stagione sportiva 2011-2012 si è dedicato al nuovo onere da Team Manager nella Fortis Trani in Serie D, per poi passare al Calcio Gravina in 1^ categoria e, in seguito, alla Nuova Molfetta 1983 in Promozione. Quest'anno, invece, ha intrapreso una nuova avventura da Team Manager del FBC Gravina in Eccellenza (attualmente prima forza del girone A del massimo campionato pugliese, lo stesso raggruppamento dell'US Bitonto, ndr).

 

Durante la tua carriera hai avuto la possibilità di girare molte città ed essere parte dell'organico di numerose squadre dilettantistiche. Quale di queste esperienze ti è rimasta più impressa?

Sicuramente a Bitonto, in Serie D con Mister Sgobba. Arrivammo al terzo posto alle spalle della Juve Stabia che vinse il campionato e del Cerignola. La Squadra era la stessa dell'anno precedente, con un budget di spesa inferiore del 50%. Sarebbe bastato prendere De Tommasi a dicembre e avremmo detto la nostra per il campionato.

Hai avuto la possibilità di ricoprire diverse cariche a livello calcistico. Da presidente di una società dilettantistica, a dirigente e perfino team manager. Quale tra questi incarichi ti valorizza e ti rispecchia maggiormente?

Sicuramente l'incarico attuale, perché mi toglie da tante responsabilità e mi gratifica tanto, in quanto seguo la parte federale, la logistica e l'organizzazione. I tesserati mi trattano come un loro padre e non disdegno nell'elargire consigli ai più giovani. Se dovessi tornare indietro, non farei MAI più il Presidente, poiché ho abbandonato la mia famiglia per dedicarmi ai figli degli altri, senza ricevere un briciolo di riconoscenza. Mi sono giocato sicuramente un paio di appartamenti e ho speso tanto con i giovani. E' vero, però, che ho ricevuto anche tante soddisfazioni non solo in riferimento alle vittorie. La stragrande maggioranza dei genitori, a Bitonto, sono convinti che tutto gli è dovuto. Ho cresciuto, sportivamente parlando, bravi calciatori e tanti tra loro hanno avuto fortuna e continuano a giocare al calcio, altri sono diventati professionisti nella vita e non giocano più a calcio. Molti altri calciatori, invece, hanno smesso di giocare al calcio per l'esaltazione dei loro genitori che li giudicavano campioni e si sono persi.

Alcuni giorni fa hai ricevuto un premio di benemerenza per testimoniare la tua assidua presenza nello sport. Che cosa ne pensi del premio? Lo consideri un punto di arrivo o un punto di rilancio?

In genere i premi, in particolar modo quello di benemerenza, ti fa capire che stai per arrivare al capolinea. Per me è un punto di partenza, poiché, sino a che le forze non mi mancheranno, cercherò sempre di dare un contributo al mondo dei dilettanti e magari, un domani, anche in Lega Pro. Il calcio mi ha dato molto, un posto in banca fra tutti, ma mi ha tolto l'affetto della mia famiglia, in quanto l'affetto che dovevo donare loro l'ho donato agli estranei, cioè ai figli degli altri.

A largo della tua esperienza ventennale nel mondo dello sport quale idea ti sei fatto dello calcio in Puglia? Quali credi siano i pregi ed le carenze delle società sportive pugliesi?

Lo Sport in Puglia sta per toccare il fondo per la mancanza di risorse, ma soprattutto per la mancanza di strutture sportive. Inoltre, la mancanza di cortili, piazze e campetti ad uso gratuito, hanno fatto si che molti bambini e ragazzi si siano allontanati dal gioco del calcio. Del resto, ho lasciato il mio incarico di presidente di una società di settore giovanile quando capii che con la caduta dell'Amministrazione Comunale, non avrebbero messo l'erbetta sintetica al Polisportivo Comunale di Bitonto - chiamato campo 500 -. Il solo pensiero di far fare sport ai bambini e ragazzi, ancora per diverso tempo, su quel terreno di gioco, non l'avrei sopportato e pertanto chiusi immediatamente la mia società. Oggi, a distanza di 5 anni, leggo di promesse che continuano a fare, ma intanto i poveri ragazzi e le società sono costretti a giocare a calcio nella polvere. Per far si che le società dilettanti continuino a vivere in Puglia, devono consorziarsi tra di loro perché questa è l'unica strada rimasta. Non possono far ricadere le sorti di una società di calcio solo sul presidente. I membri della società devono muoversi per tempo e andare alla ricerca costante di soci che possano versare nelle casse della società, anche piccole somme, che permettano alla società di sopravvivere. I padri e padroni sono destinati a scomparire. L'unione da sempre, ha fatto la forza.