Cosa si può nascondere dietro l'incendio di una carrozzeria?

di La Redazione
Cronaca
09 dicembre 2015

Cosa si può nascondere dietro l'incendio di una carrozzeria?

L'ultimo episodio nei giorni scorsi sulla sp 231

Ritorna l'incubo degli incendi nelle carrozzerie sulla sp 231. L'ultimo nei giorni scorsi quando è stato dato alle fiamme un capannone in territorio di Bitonto, sull'arteria provinciale.

Il rogo ha distrutto una grossa parte dell'azienda, lasciando nella disperazione il titolare. Che, dopo aver sporto denuncia, ha pensato bene di ricorrere alla giustizia privata e contattare autonomamente quello che, secondo le sue fonti, sarebbe stato l'esecutore del gesto (un suo "collega", ndr). Finendo, tuttavia, per beccarsi una contro-denuncia.

Al netto dell'episodio - che riapre la discussione su giurisprudenza e tempi della giustizia italiana -, fa riflettere la delicatezza dei meccanismi che si celano dietro questo tipo di attività. La natura border-line di questo tipo di attività, che si prestano facilmente a diventare (anche e soprattutto inconsapevolmente) luoghi di ricettazione di vecchie auto e ricambi di dubbia provenienza, fa pensare che, alla base del rogo, ci sarebbe un regolamento di conti. Non è, infatti, il primo caso di questo tipo che arriva sulle scrivanie del Commissariato di Bitonto.

Un mercato nero diffuso, una concorrenza spietata, pronta a tutto, fanno del mondo delle auto-carrozzerie un ambiente "caldo". In cui spesso ad essere mangiati sono gli imprenditori onesti che si tengono lontani dalle maglie della criminalità organizzata. D'altronde in via Traetta sono sicuri dell'esistenza di una rete criminale legata alla riparazione dei veicoli: lo testimoniano i moltissimi casi di auto rubate (tra cui compaiono modelli non proprio costosissimi, ma molto diffusi, ndr) e le carcasse di veicoli sventrati che puntualmente spuntano nelle campagne del territorio.

 

In copertina foto di repertorio