Alya'Dorth, l'esordio letterario della giovane Giulia Rucci

Maria Teresa Carella
di Maria Teresa Carella
Cultura e Spettacoli
22 dicembre 2015

Alya'Dorth, l'esordio letterario della giovane Giulia Rucci

Il fantasy è stato presentato nei giorni scorsi al caffè letterario Spleen

Il 20 dicembre presso il caffè letterario "Spleen" a Bitonto, per l'occasione gremito, si è tenuta la presentazione del primo romanzo della bitontina Giulia Rucci, giovane promessa della letteratura fantasy.
"Alya'dorth" questo il titolo del primo di una trilogia (quasi ultimata) è nato nel 2012, in un momento "di forte fragilità" - come la stessa autrice ha rivelato -, concepito come "...un rifugio dalla corruzione del mondo" il romanzo è caratterizzato dal tema dell'esotismo, fondamentale per ricreare mondi nuovi e per raccontare un viaggio che conduce alla salvezza, alla conoscenza di se stessi e dell'altro, e porta ad oltrepassare le frontiere e finalmente ad amare.

I personaggi – come ha sottolineato Mario Sicolo, che ha moderato la presentazione - sono rappresentati tutti in maniera icastica, poiché questo romanzo, pur inneggiando a mondi nuovi, popolati da strane creature parlanti, "è vivo, ha una identità ben precisa , ha un'anima e un cuore".
Emblematica la protagonista Jillian, ultima degli Hillum, una ragazzina di 17 anni, in cui l'autrice sembra rispecchiarsi, che si ritrova a dover crescere velocemente e prepotentemente, in un mondo destinato al baratro. Il cosmo di Jilian pullula di valori morali altissimi e per questo la giovane si ritrova a doversi scontrare con il Male, ad affrontare le luci e le ombre della vita con un tocco di mistero.

"Un libro fantastico e fantasioso, capace di cogliere le immagini che tutti hanno dentro di sé" a detta del moderatore dell'evento. Al centro dell'interesse di questo romanzo vi è l'umanità, "una catena di cuori"- come afferma il giornalista; colorita di mille sfumature facili da cogliere, seguendo le orme lasciate dall'autrice.

"L'ardito ingegno letterario" della Rucci, con la sua avvolgente scrittura, affronta il tema della fragilità vista non come una diminutio ma come un valore fondamentale, unica spinta propulsiva all'agire dei personaggi.  "E' normale avere paura, che tu sia un eroe o no, non vergognartene (...)sei ancora una ragazzina, troppo fragile per affrontare una guerra"-una frase tratta dal libro-.

Il romanzo, che può essere accostato alla tradizione nordica di Tokien, è un' opera unica, originale. L'autrice, infatti, (che parla fluentemente l'Inglese, il Francese, lo Spagnolo e da autodidatta si sta avvinando al Danese), ha creato sette lingue per i suoi personaggi servendosi di varie grammatiche ed ha disegnato una mappa geografica così da rendere più realistici gli stessi protagonisti che "si sono scritti da soli", scegliendo loro stessi "la strada da intraprendere".
Il libro è ricco di eco letterarie, in bilico tra modernità e classicità, tra realtà e illusione. Un viaggio nella vita di tutti noi, affrontato con grande maestria da una diciottenne che ha saputo cogliere l'intimità della natura umana.