#notinmyname. La comunità islamica contro ogni terrorismo

Savino Carbone
di Savino Carbone
Video, Inchieste
16 novembre 2015

#notinmyname. La comunità islamica contro ogni terrorismo

BitontoTV ha intervistato alcuni musulmani sui fatti di Parigi. Condanna unanime della violenza

"Sono triste, angosciata e arrabbiata". Ameni commenta così gli attentati che lo scorso venerdì hanno scosso Parigi. È scossa, non ci sta a questa escalation di violenza. Perchè l'Isis, con la religione, non c'entra assolutamente nulla. Ameni si unisce al coro di condanna tutta la comunità islamica, "questi non sono musulmani e io davvero non so più come spiegarlo".

"Sono sconvolta e leggere in giro di 'terrorismo islamico', titoli come 'bastardi musulmani' aumenta la mia angoscia - Ameni è una giovane di origini tunisine, immigrata di seconda generazione residente dalla nascita a Bitonto. Ed è musulmana - Atti come questi, perpetrati nel nome di un Dio, son bestemmie. Non si tratta di musulmani, sono pazzi spostati, pazzi spostati come le persone che li hanno fatto crescere, hanno fornito loro vie e mezzi e denaro".

Sin dalla notte di venerdì le grandi unità di musulmani si sono mobilitati per sostenere una Parigi ferita nel cuore. #notinmyname è l'hashtag tornato a circolare su Twitter, con cui i fedeli si sono distaccati dagli attentati rivendicati dal Dashe. "Nessun musulmano predica ogni giorno l'uccisione di 'infedeli' in nome di Allah. Ci son musulmani che scappano dal loro paese per questi stessi episodi. Perché non c'è stato nessun hashtag per l'episodio in Libano di qualche giorno fa?" si chiede polemica Ameni. "Questo è il terrorismo che hanno voluto i potenti. L'Isis, da solo, è davvero così potente? Io non credo".

"A casa abbiamo discusso molto su questa tragedia che ci ha sconvolto e ci dispiace che alcuni danno la colpa a tutta la comunità islamica - racconta Sarra, giovane studentessa bitontina, di fede islamica - Noi come comunità ci dissociamo dall'isis perché noi gli consideriamo membri della comunità in quanto noi siamo i veri musulmani, quelli che credono e hanno fede in Allah, quelli che cercano di non essere peccatori e che durante il Ramadan si purificano. Qui si parla di gente che interpretare male la nostra religione, usandola per i propri fini. Noi ci dissociamo da queste 'bestie' e non ci sentiamo colpevoli. Siamo veramente dispiaciuti per un paese che non ha colpe e allo stesso tempo siamo infuriati".

 

 

La rabbia di Sarra è comprensibile. L'Islam in generale è stata la prima vittima degli attacchi. E non solo perchè è stata una sconfitta dei precetti di pace e fratellanza o perchè, a Parigi, molti musulmani hanno perso la vita. Le bombe e i kalashnikov dell'Isis hanno alimentato l'odio xenofobo e fatto crescere il fronte dei sostenitori della "guerra ideologica". Per questo secondo Rami bisogna distinguere tra "terrorismo e religione". "La religione non induce mai ad atti di violenza, nei nostri testi si parla di amore e pace. Il nostro saluto comincia con 'la pace sia con voi'! - tiene a precisare il 32enne palestinese, a Bari per studiare Medicina, dopo una laurea in Fisioterapia - Siamo un popolo che ama gli altri ed è aperto al dialogo. E in questo noi giovani dobbiamo dare un gran segnale: siamo gli unici che possono cambiare l'idea del mondo. L'Isis colpisce duramente soprattutto l'Islam: in tanti muoiono in Medio Oriente e Nord Africa e altrettanti, qui in Europa, risentono di un pregiudizio xenofobo, creatosi da situazioni assolutamente estranee alla fede".

"È un attacco al cuore dell'Islam e gli arabi hanno paura. Ieri sera ero ad una manifestazione contro l'Isis e non c'era traccia di un musulmano. Hanno tutti paura, questi attacchi stanno avendo conseguenze sulla convivenza civile" racconta Vincenzo Abbatantuono, bitontino da anni residente in provincia di Torino e, da quattro, fedele all'Islam. "Non dimentichiamo che a prestare soccorso c'erano musulmani. Sono morti dei musulmani! Questi dell'Isis sono nemici dell'umanità e nella divisione hanno raggiunto il proprio obiettivo, basti pensare al titolo dell'altro giorno di Libero". Si tratta, a detta di Vincenzo, di una "guerra asimmetrica", diversa da quella combattuta da Al Qaeda. "Qui l'attacco può avvenire ovunque, il brand Isis è solo l'effetto finale. Basti pensare ai foreign fighters, che si nascondono anche tra le comunità che disperate emigrano". E sono proprio i guerriglieri che tornano in Europa a spaventare gli organi investigativi: "È gente che non ha nulla da perdere e in più viene istigata da alcune moschee legate al Qatar e all'Arabia, che fanno propaganda. Non religione, ma propaganda!". "L'Isis - continua - è andata bene finche è servita alla Turchia per i propri scopi geopolitici. Adesso è diventato un problema serie. E noi non siamo pronti. Nessuno lo è".

Intanto i francesi hanno bombardato Raqqa, in Siria, in concerto con gli Usa. "Francia e Inghilterra sono state molto avventate in passato. E comunque si continua a denigrare l'operato di Putin che rimane l'ultimo baluardo contro la deriva terroristica. L'Occidente ormai è bloccato dalle sue stesse contraddizioni. Fortunatamente l'Italia è stata molto più prudente, viviamo di eredità andreottiane in politica estera. D'altronde se intervenissimo in Libia rischieremmo seriamente di farci male. Dobbiamo essere saggi ed equidistanti".