Se la trasparenza diventa un’occasione

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
23 novembre 2015

Se la trasparenza diventa un’occasione

Note sparse sulla religione della trasparenza ed i suoi riti

Una serata dedicata al confronto tra alcuni dei responsabili dei principali uffici del Comune e la cittadinanza. Una serata per "aprire" il palazzo e i meandri della sua burocrazia; per rendere trasparente la scatola di procedure da cui dipendono così tanti aspetti fondamentali della vita cittadina. Presa nello spirito che la anima, la "Prima giornata della Trasparenza", che si celebra lunedì 23 Novembre a Palazzo Gentile, è certamente un'iniziativa meritoria. Serve in fondo a promuovere un avvicinamento reciproco tra palazzo e cittadinanza, un volano di riconoscimento e comprensione reciproca.

Nel veder campeggiare sui muri della città i manifesti che annunciano la "celebrazione", tuttavia, un dubbio può sollevarsi, e porta con sé una serie di interrogativi che non bisognerebbe liquidare senza riflessione: la trasparenza va celebrata? C'è qualcosa, sotto il nome di trasparenza, che possa essere circoscritto nel tema di discussione di una conferenza? Un oggetto d'analisi? Un vessillo da ricorrenza?

C'è innanzitutto una dialettica tra normalità ed eccezione ad inscriversi in questo paradosso della trasparenza celebrata. Perché possa sancirsi lo statuto ordinario della trasparenza, delle buone prassi amministrative e dell'ordinaria accessibilità degli atti, dei documenti e delle procedure trafficate nel palazzo, sembra esserci bisogno di un momento straordinario, di una sottolineatura, del focus di una giornata. La trasparenza non è di per sé autoevidente, viene da concludere. La trasparenza è tanto più normale nella nostra percezione quanto più la si rende una cosa straordinaria. Ci si chiede, in fondo, se della trasparenza possa o debba farsi un'occasione, per renderla concreta.

Una seconda dialettica è quella tra prassi e teoria. Perché quello che la ricorrenza sembra suggerire è che, perché sia trasparente, il Comune deve raccontare alla gente quanto sia trasparente. La fase del racconto, della conferenza, del pubblico dibattito sembra insomma necessaria perché ciò che si racconta si faccia reale. Non basta "essere" trasparenti? La trasparenza è "una" (o un insieme di) buona prassi amministrativa, o più semplicemente "la" buona prassi amministrativa, il corretto funzionamento di un Comune, il suo normale modo di relazionarsi con l'opinione civica? Misurare quanto questa teoria, codificata e proclamata, della trasparenza influenzi ed entri a far parte della prassi della trasparenza sembra di fondamentale importanza: lascia l'impressione che ci sia un che di costruito e di posticcio, un'operazione di artificio estetico in questa "mostra della trasparenza". Che si tratti insomma, di una sorta di ostensione sacra di un feticcio, la trasparenza, che tanto più è idolatrata tanto meno è immanente al quotidiano amministrativo. C'è una religione della trasparenza, con le sue liturgie, i suoi officianti e le sue professioni di fede?

Un'ultima antinomia – e non sembra sia dialettica, stavolta – riguarda politica e tecnica (o burocrazia). È significativo che la Giornata non sia organizzata da un assessorato alla trasparenza, che almeno in questi termini (fortunatamente) non esiste a Bitonto. La legge assegna il compito di responsabile della trasparenza ad un tecnico, un funzionario. Ancora una volta: la trasparenza è la cifra del normale operato di un'amministrazione pubblica. Più preoccupante sembrerebbe – ed è da verificare se sia questo il caso – farne un'iniziativa politica, come ogni campagna elettorale di consueto non perde occasione di ribadire: creare un appello politico alla trasparenza, come se questa fosse un'idea nuova, uno strumento di parte, un dispositivo originale di cui la macchina burocratica in sé non disporrebbe. Crediamo si tratti stavolta di un aut aut, o politica o burocrazia, ché se per davvero l'istituzione di una "Giornata della trasparenza" dovesse significare che i tecnici si prestano a supporter di uno spot elettorale (o giù di lì) della maggioranza, triste e opaca Giornata sarebbe per la politica, prima ancora che per la trasparenza. Eppure questo resta un aspetto da verificare, che lascia aperte varie incognite. Che, seppur inopinatamente, la "svolta civica" dei burocrati chiamati a svelare il palazzo alla gente non capitalizzi un certo consenso ed una certa adesione ideale d'intenti alla narrazione abbaticchiana pare dubbio. Ma resta ancora da fissare con irreprensibile criterio dove finisca la fedeltà all'istituzione e dove cominci quella al Sindaco. Il beneficio del dubbio non si può pertanto, in queste circostanze, negare.
Nel dubbio, appunto, meno Giornate e più giorni di trasparenza per tutti.